Il Giornale (dalla fondazione sino al 1983 il Giornale nuovo) è un quotidiano nazionale italiano fondato a Milano nel 1974 da Indro Montanelli, il quale lo diresse ininterrottamente fino al 1994. Dal 1979 è proprietà della famiglia Berlusconi (dal 1992, di Paolo Berlusconi). È il decimo quotidiano italiano per diffusione (l'ottavo escludendo i quotidiani sportivi).
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"Sì a una vera sicurezza, razzismo e buonismo due risposte sbagliate"
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Ieri 23-03-19, 10:38

"Sì a una vera sicurezza, razzismo e buonismo due risposte sbagliate"

La sicurezza come priorità. Una sicurezza seria, che non si risolve in tweet e slogan. Forza Itaila va in piazza. Lo fa dopo lo choc di San Donato, dopo il folle piano di un autista - un cittadino italiano, senegalese di origini - che voleva vendicare le morti nel Mediterraneo prendendo in ostaggio una scolaresca. La prima reazione è di indignazione, la seconda è la gratitudine per le forze dell'ordine che hanno evitato il peggio, la terza è l'impegno a costruire concretamente, sulla sicurezza, misure in grado di prevenire fatti del genere.Per manifestare questi sentimenti e questi impegni, gli azzurri organizzano un presidio in largo Cairoli, con le loro bandiere. "Per dare voce alle persone perbene, che sono giustamente indignate e sconvolte" annuncia il coordinatore comunale Fabio Altitonante. Prende la parola col megafono, mentre alle sue spalle si spengono le luci del giorno e si accendono quelle del Castello simbolo di Milano: "Questa città accoglie il 20% di stranieri e molte persone sono integrate e pagano le tasse. Eppure il sindaco Sala manifesta come se qui ci fossero dei cattivi". La sicurezza è sentita come problema grave, questo è assodato, soprattutto nell'hinterland e nelle periferie. "Quelle che qualcuno (Sala, ndr) garantiva che sarebbero diventate la sua ossessione". "Forza Italia crede nelle regole - aggiunge Altitonante - crede in un'integrazione possibile, ma - grida - non siamo dei coglioni. La sicurezza è un tema nostro, un tema delle persone perbene, moderate, che non vogliono tornare indietro".In piazza, con la coordinatrice regionale Mariastella Galmini, e con quello provinciale Graziano Musella, c'è il sottosegretario regionale Alan Rizzi e ci sono i due presidenti di Zona di Fi Marco Bestetti e Giuseppe Lardieri, gli assessori municipali, i consiglieri comunali e municipali. C'è il capogruppo comunale Fabrizio De Pasquale. "Sgomento e indignazione - dice - gli italiano sanno che possono esserci persone che diventano bombe". Vicino agli eletti, i militanti, cittadini di Milano che vivono sulla loro pelle i problemi della città. "Tante persone hanno partecipato - commenta il capogruppo regionale Gianluca Comazzi - per dire basta a un'immigrazione incontrollata che la giunta Pd ha dimostrato di non saper gestire". Una via seria alla sicurezza, insomma, è l'obiettivo di Forza Italia. Il vice coordinatore regionale Pietro Tatarella spiega che in piazza c'è prima di tutto "la voglia di una comunità di confrontarsi su quello che è successo". Una comunità politica che ha una cultura di governo e i problemi li vuole risolvere. "Né caccia all'immigrato né buonismo - spiega - ci sarà pure una via seria per occuparsi del tema e confrontarsi davvero". Bestetti indica due motivi per manifestare: "Il principale è il sostegno e la gratitudine alle forze dell'ordine. Il secondo è la preoccupazione per la gestione dell'ondata migratoria. Fi non vuole cedere, speriamo che la Mare Jonio sia un inciampo". Incalza il ministro Matteo Salvini.Sullo sfondo, ovviamente, ci sono le elezioni europee. E la competizione con la Lega, che a Milano è alleato privilegiato e a Roma no, soprattutto sui temi dell'economia. Gelmini prende la parola in piedi su una panchina e parte l'applauso per le forze dell'ordine che - dice la capogruppo - "hanno fatto un lavoro straordinario". "È un fatto gravissimo - aggiunge - che quell'autista fosse alla guida di quel mezzo. Questa esperienza deve servire a obbligare a controlli. Chi ha la fedina sporca non deve stare vicino ai nostri bambini. La sicurezza non si risolve con tweet e slogan - avverte - non è un concetto astratto ma obbliga ad azioni concrete. Se il governo fa cose buone siamo pronti a dirlo, ma avviene di rado a parte decreto sicurezza e legittima difesa. Siamo orgogliosi del centrodestra in Lombardia, ma anche delle battaglie fatte a Roma contro un governo che ci porta a sbattere".
Allarme sulle strade, un terzo dei veicoli è senza assicurazione
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Ieri 23-03-19, 10:27

Allarme sulle strade, un terzo dei veicoli è senza assicurazione

Oltre il trenta per cento delle auto immatricolate in città viaggia senza assicurazione. Per la precisione, il 32,7% non risulta in regola, o meglio non risultava fino a un anno e mezzo fa, la situazione nel frattempo potrebbe anche essere peggiorata. Il Comune ha pubblicato sul portale internet Open Data tutti i dati relativi alla mobilità in città: dalle patenti di guida (aggiornate al 26 maggio 2017) ai motori in circolazione (al 31 ottobre 2017). Promotore dell'iniziativa l'assessore alla Trasparenza Lorenzo Lipparini. Dai dati estratti dall'archivio nazionale della Motorizzazione risulta dunque che il 67,3% dei veicoli (oltre 697mila) è in regola con l'assicurazione e il 32,7% (338mila mezzi) no. Quasi la stesso quadro emerge dall'analisi delle revisioni: il 69,6% (721 mila veicoli) l'ha effettuata mentre il 30,4% (oltre 314mila mezzi) non è in regola. L'assessore alla Sicurezza Anna Scavuzzo riferisce che nel 2018 i vigili hanno elevato 6.678 multe per mancata revisione e 3.748 per mancata copertura assicurativa. "Oggi - sostiene - bisogna invertire la logica del controllo e sfruttare le tecnologie e i dati a disposizione in modo più utile. I mille agenti in strada ogni giorno dirigono il traffico e sanzionano comportamenti scorretti. Sul fronte specifico del controllo combattiamo una lotta che a tratti pare impari di fronte all'enorme mole di auto circolanti. Insistiamo nel richiedere responsabilità ai e va promossa una più efficace sinergia fra enti contro assicurazione o revisione irregolare". Esiste anche il fenomeno dei vecchi motorini tenuti a lungo in garage e nel frattempo non assicurati.Andando a esaminare invece le patenti di guida in tasca ai milanesi risulta che su un totale di 744.526 quasi nove su dieci (l'88,9%) sono italiane e l'11,1% straniere. I patentati di sesso maschile sono il 56,5%. Solo il 50,3% dei patentati ha 30 punti, gli altri li hanno persi "per strada", sotto i colpi delle sanzioni. Una curiosità: sono 14 i patentati over 100, tre nati nel 1917, quattro nel 1918 e sette nel 1919, tutti uomini. E tutti tranne uno, stando ai dati, sono abilitati alla guida. Per quanto riguarda il parco auto e moto con intestatario residente a Milano, vien fuori che del milione 36mila 480 veicoli immatricolati, il 58% è alimentato a benzina, il 33,8 a gasolio e il 3,9 a benzina/gpl. Sono intestate a milanesi 36 Ferrari (i proprietari sono tutti uomini, il più giovane ha 36 anni e il più vecchio 79) e 273 Porsche. Va sempre di moda la Mini (sono 1.055) e c'è un popolo di harleysti: immatricolate 313 moto Harley Davidson, 20 intestate a donne nche se magari ce chi l'ha acquistata per figlio o nipote (una è di proprietà di una 76enne). Tra le auto d'epoca spiccano un'Alfa Romeo del 1961 (quest'anno compie 58 anni).
Il Pd strumentalizza l'attacco al bus. E torna alla carica sullo Ius soli
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Ieri 23-03-19, 10:24

Il Pd strumentalizza l'attacco al bus. E torna alla carica sullo Ius soli

Le nuove idee del nuovo Pd? Le stesse di quello precedente (e perdente). Il Partito Democratico cambia il pelo, ma non perde il vizio. Dopo l'attentato all'autobus da parte di un senegalese, invece di dibattere su come migliorare i controlli sulla concessione della cittadinanza italiana, la sinistra riapre nuovamente il dibattito sullo Ius Soli. Ancora. Le nuove idee del nuovo Pd? Le stesse di quello precedente (e perdente). Il Partito Democratico cambia il pelo, ma non perde il vizio. Dopo l'attentato all'autobus da parte di un senegalese, invece di dibattere su come migliorare i controlli sulla concessione della cittadinanza italiana, la sinistra riapre nuovamente il dibattito sullo Ius Soli. Ancora.A risollevare un tema che sembrava ormai morto e defunto sono state le gesta, indubbiamente eroiche, di Adam e Ramy. I due bambini hanno il sangue certamente freddo, vista la lucidità con cui sono riusciti a telefonare ai carabinieri, ma possono vantare l'italianità "per sangue". È la differenza tra "nazionalità" è "cittadinanza". Certo: Adam è nato a Crema e Ramy in provincia di Milano. Ma nel Belpaese vige lo ius sanguinis: sei cittadino Tricolore solo se nasci da genitori italiani. E i due giovanissimi, per quanto "eroi", non lo sono. Non ancora, almeno. Entrambi però al compimento del 18esimo anno di età potranno fare la richiesta di cittadinanza secondo le leggi nostrane. Come tutti.In molti, dopo i drammatici fatti di San Donato Milanese, hanno proposto di assegnare ai due ragazzini un "premio" particolare. L'idea è quella di assegnare loro la cittadinanza per "meriti speciali". Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono dimostrati possibilisti, almeno nel caso di Ramy. Anche Giorgia Meloni lo sostiene e il Viminale è pronto a pagare le spese e a seguire la trafila burocratica. E così, come risvegliata da un inaspettato gong, l'infinita polemica sullo Ius soli è tornata alle menti dei sinistri politici nostrani.Stamattina, in una intervista a Repubblica, Graziano Delrio è tornato alla carica. "Quando fummo fermati e non sui riuscì ad approvare lo ius soli - ha detto - quasi non potevo guardare negli occhi i tanti ragazzi nati e cresciuti in Italia ma figli di stranieri".
Al cinema "Ricordi?", frammenti di discorso amoroso e poesia
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Ieri 23-03-19, 10:22

Al cinema "Ricordi?", frammenti di discorso amoroso e poesia

A distanza di quasi dieci anni dal film d"esordio "Dieci inverni", Valerio Mieli torna al cinema con "Ricordi?", viaggio nelle varie fasi di una lunga e tormentata storia d"amore.I protagonisti sono un ragazzo (Luca Marinelli) e una ragazza (Linda Caridi) che ripercorrono il loro vissuto a due attraverso la memoria che conservano del momento in cui si sono conosciuti, del seguente idillio e infine della crisi, ciascuno come li ha registrati emotivamente nel proprio universo interiore. Ecco emergere quindi la natura fallace dei ricordi, la cui soggettività ingannevole fa sì che esistano in versioni deformate in base alla percezione di chi li possiede. In questo caso, le persone che li condividono sono diametralmente opposte: lui, tormentato e segnato da infatuazioni giovanili, si crogiola in un eterno smarrimento esistenziale; lei, comprensiva e romantica, irradia luminosa ingenuità. Li vediamo crescere, andare incontro a inesorabili cambiamenti assieme alle loro dinamiche amorose e influenzarsi a vicenda, al punto che negli anni la coppia continuerà a essere polarizzata ma si invertiranno le caratteristiche di chi la compone. Lui, infatti, si scoprirà meno cupo e tenderà a rasserenarsi, mentre lei familiarizzerà con diffidenza e nostalgia finendo con l'indurirsi.La peculiarità è che tutto questo venga raccontato con una struttura narrativa anarchica e atipica, in cui la linea temporale salta completamente, generando scene che sono tessere di un mosaico che sarà lo spettatore a ricomporre durante la visione.Il film si presenta quindi come un turbinio frammentario di ricordi, emersi in un flusso di coscienza a due e imbevuti ora di razionalità ora d'immaginazione. Il dialogo amoroso si anima di sensazioni, colori e stati d'animo mentre si va perdendo la consapevolezza di cosa sia stato reale e cosa immaginato soltanto. Tra verità e sogno c'è posto anche per piccoli interrogativi filosofici, mentre nell'impossibilità di conoscere il nome dei protagonisti e nella mancanza di riferimenti geografici è possibile cogliere l"universalità di un racconto che vive di archetipi. Questa è, infatti, solo apparentemente una singola vicenda, perché chiunque sarà in grado di rintracciarvi parte del proprio passato: è peculiarità dell'amore, del resto, sembrare sempre unico eppure incarnarsi ogni volta con piccole variazioni sul medesimo copione.Il peregrinare tra analessi e prolessi ha un fascino straniante per buona parte del film, ma poi diventa ripetitivo e l'eccessiva ridondanza appesantisce l'afflato poetico. E' probabile che il romanticismo sperimentale di "Ricordi?" risulti respingente per buona parte degli spettatori, così come certi recenti film di Terrence Malick, al cui cinema Mieli appare debitore.L'ammaliante composizione delle immagini crea un incantesimo fragile che una volta spezzato rischia di rivelare manierismo e artificiosità.Al netto di vari vezzi stilistici, comunque, il film di Valerio Mieli vanta una regia impeccabile, una fotografia di struggente bellezza e un montaggio coraggiosamente 'distorto', ma soprattutto un coraggio e un'ambizione difficilmente ravvisabili nel nostro odierno panorama cinematografico.Per chi saprà lasciarsi coinvolgere senza dare troppo peso ad alcune esagerazioni presenti nel girato, "Ricordi?" si rivelerà un'opera avvolgente e delicata, piena di sentimenti vividi, nudità rivelate e atmosfere surreali.
Stramilano dei record, l'assalto dei 60mila di corsa per la città
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Ieri 23-03-19, 10:11

Stramilano dei record, l'assalto dei 60mila di corsa per la città

E con questa siamo a quota 48: è il numero delle edizioni della Stramilano, forse la gara podistica (si tratta di una mezza maratona) più seguita d'Italia. Sessantamila i partecipanti, numero record di iscritti - 43.500 quelli della Maratona di New York - che domani si sfideranno su tre percorsi diversi: la 5 chilometri dedicata ai più piccoli, la 10 chilometri e la 21 chilometri, la Stramilano vera e propria che ha come madrina Federica Fontana, showgirl e runner.Il primo appuntamento della giornata di festa e sport è alle 10 in piazza Duomo per la 10 chilometri che si snoderà lungo le vie del centro storico per approdare all'Arena Civica. Partenza alle 9 sempre in Duomo per i piccoli. Attenzione: la fermata del metrò di Duomo (M1 e M3) sarà chiusa per motivi di sicurezza dalle 7 alle 11. In settemila, invece, si daranno battaglia alle 10,30 in piazza Castello sul percorso dei 21 chilometri che corre lungo la Cerchia dei Bastioni, toccando anche il quartiere della Fiera. Anche quest'anno l'obiettivo è di battere il record dei 59'12'' registrato nel 2016 dal keniota James Mwanj Wangari. Tra i favoriti Frederick Moranga, vincitore della Stramilano 2017 e il keniota Jairus Birch, mentre sul fronte azzurro il nome più rappresentativo è quello del giovanissimo Lorenzo Dini. In campo femminile, riflettori puntati su Lucy Wambui Murigi, vincitrice della Stramilano nel 2014 e su Priscah Jeptoo, tra le italiane occhi puntati sull'olimpionica Elena Romagnolo.Saranno un centinaio i dipendenti della Regione Lombardia che correranno con la maglietta personalizzata "la Lombardia che corre". "Domenica - ha detto il governatore Attilio Fontana - anche io sarò alla partenza di una manifestazione che Milano attende sempre con grande entusiasmo. Da tempo percepivo fra i dipendenti una grande voglia di correrla insieme. Abbiamo dunque pensato di organizzare una squadra, il teamlombardia, e di creare una maglietta ad hoc". Ai nastri di partenza anche l'assessore regionale al Bilancio Davide Caparini che ha evidenziato come "questa gara sia un'occasione unica, sia per le famiglie, sia per gli sportivi che praticano questo sport", e l'assessore Martina Cambiaghi.Le vie interessate dal percorso saranno completamente chiuse al traffico fino alle 13,30 circa. Il percorso della Stramilanina e della Stramilano da dieci chilometri saranno meno impattanti sulla città perché partiranno dal Duomo per arrivare all'Arena, al parco Sempione. L'invito del Comune e degli organizzatori è di collaborare per la buona riuscita dell'evento, organizzandosi in tempo per i propri spostamenti e per l'immagine della città. Anche per questo il prefetto Saccone due giorni fa ha differito lo sciopero dei vigili, per riuscire a gestire al meglio la circolazione. I vigili hanno già rilanciato indicendo un nuovo sciopero per domenica 7 aprile, giorno della Milano City Marathon.Tutte le informazioni sulle linee modificate sono disponibili sul sito e sull'app mobile di Atm. Le linee maggiormente coinvolte saranno i tram 1, 2, 3, 4, 10, 12, 14, 15, 16, 19, 24 e 27 e i bus 43, 48, 50, 54, 57, 58, 60, 61, 65, 67, 68, 73, 78, 84 e 94. Dalle 13,30 il servizio delle linee di superficie verrà ripristinato gradualmente.
Ladispoli, raid antifascista in piazza Almirante: targa distrutta
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Ieri 23-03-19, 10:10

Ladispoli, raid antifascista in piazza Almirante: targa distrutta

Inaugurata a Ladispoli da neppure una settimana, piazza Almirante è già stata presa di mira dai vandali che l"hanno mandata in pezzi. Si era trattato di un"inaugurazione sofferta, osteggiata fino alla fine dall"Anpi che quel giorno aveva pure inscenato un "presidio democratico".Alla fine però l"intitolazione si era fatta, con il sindaco della città, Alessandro Grando, determinato a non tornare sui propri passi ("Così come c"è via Enrico Berlinguer, credo che a Ladispoli sia giusto che ci sia via Giorgio Almirante"). Eppure dallo scorso 17 marzo le polemiche non sono mai spente. Qualche sera fa, ad esempio, sotto alla targa dedicata a Giorgio Almirante, politico, è comparso un cartello nel qualche il leader del Movimento Sociale Italiano veniva piuttosto ricordato come "Segretario di redazione della rivista La difesa della razza (1938-1942)".Insomma, questo è il clima in cui si è consumata la devastazione della targa. Il nome di Almirante non si legge più. Chi ha agito, infatti, si è assicurato di spaccare il marmo in modo da cancellare ogni riferimento all"ex parlamentare. "Ce lo aspettavamo", commenta Francesca Lazzeri, assessore alle attività produttive, che stamani è stata la prima a dare l"allarme. "Non passavo di lì per caso - racconta a IlGiornale.it - ma per controllare che la targa fosse ancora integra, d"altronde quello che è accaduto stanotte era già stato abbondantemente preconizzato dalle minacce che abbiamo ricevuto sui social".Sulla questione è intervenuto anche il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, con un post sulla sua pagina Facebook. È un invito alla calma: "Di notte qualche "coraggioso", come fanno i ladri d"appartamento, ha ridotto la lapide così. Ora non inveite, cerchiamo di dare ancora una lezione di stile. La rimetteremo al suo posto in tempo reale e poi ancora e ancora e ancora, finché non si stancheranno. Questa la nostra risposta, la reazione dei giusti. C"è un abisso tra noi e loro".Non sarà semplicissimo risalire all"identità dei vandali visto che il sistema di videosorveglianza dell"area, pensato dall"amministrazione proprio per scoraggiare gesti simili, non è ancora attivo.[[gallery 1667522]]
Spice Girls e quel bacio di Geri Halliwell al Principe Carlo che è passato alla storia
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Ieri 23-03-19, 10:01

Spice Girls e quel bacio di Geri Halliwell al Principe Carlo che è passato alla storia

Sono state le donne della musica pop che hanno segnato gli anni "90. Le Spice Girls non sono state un fenomeno passeggero, anche se hanno all"attivo solo tre album di studio, dal 1996 fino agli inizi degli anni 2000, hanno apprestato il girl power nel mondo. Questa estate, ma senza Victoria Beckham, tornano insieme per un min-tour che tocca alcune città inglesi. Ed è già tutto esaurito.Recentemente al sito Pop Sugar UK, è stata intervistata la celebre Karin Darnell, truccatrice delle Spice Girls. La donna ha ricordato alcuni aneddoti del periodo d"oro della band. Nel 1997, all"apice del successo, le Spice Girls hanno frequentato molto spesso gli ambienti altolocati della borghesia britannica, hanno persino incontrato i reali inglesi. "Erano diventate di casa a Buckingham Palace, tanto da potersi concedere alcune libertà" rivela la truccatrice. Leggendario è il bacio al principe Carlo stampato da Geri Halliwel in persona, gesto che alla Regina non è piaciuto poi così tanto. La Spice Girls, durante una serata di gala, stuzzicata dalle colleghe, la Ginger Spice, decise di andare ben oltre la consueta stretta di mano, strappando un bacio rosso fuoco sulla guancia del principe. "Geri è sempre stata la più folle del gruppo. Il rosso era diventata la sua caratteristica. Quella sera indossava un rossetto rosso MAC con un bel po" di lucidalabbra, ma questo non era un impedimento per lei" ricorda la Darnell.Le Spice Girls però non furono bandite da palazzo, anzi quel bacio è stato un evento unico e raro che ha segnato un"epoca. E in quel periodo non esistevano ancora i social network.
Bologna, violenza sessuale su ragazza: ghanese arrestato in aeroporto
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Ieri 23-03-19, 09:57

Bologna, violenza sessuale su ragazza: ghanese arrestato in aeroporto

È finita all"aeroporto Marconi di Bologna la fuga di un ghanese di 42 anni, arrestato lo scorso 21 febbraio e sottoposto ad obbligo di firma, non rispettato, per un grave episodio di violenza sessuale su una ragazza avvenuta nei pressi dell"Unipol Arena di Casalecchio di Reno.Lo straniero è stato fermato giovedì dagli agenti della Polaria che hanno notato l"uomo aggirarsi con fare sospetto fra gli esercizi commerciali dello scalo.I poliziotti dell"Ufficio di frontiera si sono avvicinati all"immigrato per sottoporlo ad identificazione. Un"operazione di routine ma che ha fatto innervosire l"extracomunitario. Quest"ultimo, infatti, fin da subito ha manifestato una certa agitazione e non ha saputo fornire giustificazioni riguardo la sua presenza in aeroporto. L"uomo, inoltre, non aveva con sé documenti di riconoscimento.Constatata la situazione, gli agenti hanno deciso di effettuare accertamenti più approfonditi dai quali è emerso che a carico della persona fermata gravava un ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal Tribunale di Bologna per violenza sessuale su una giovane in fila per entrare nell"Unipol Arena per assistere ad un concerto.I fatti si erano svolti la sera del 21 febbraio quando l"uomo si era avvicinato alla vittima rivolgendole frasi volgari e alludendo a prestazioni sessuali. Dalle parole, l"africano era passato subito ai fatti attuando un insistente ed invadente contatto fisico.La ragazza, a quel punto, aveva iniziato ad urlare riuscendo ad attirare l"attenzione dei carabinieri che, giunti sul posto, avevano bloccato il 42enne. L"immigrato era stato arrestato con obbligo di firma. Obbligo non rispettato e, per questo, divenuto custodia cautelare in carcere.Il ghanese, così, è stato fermato in esecuzione della carcerazione disposta dal giudice e denunciato per il reato di mancata esibizione dei documenti d"identità. Lo straniero è stato condotto presso la casa circondariale della città felsinea a disposizione dell'Autorità giudiziaria.
Isola dei Famosi, Stefano dichiara guerra a Kaspar: "Tu chiacchieri, io faccio"
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Ieri 23-03-19, 09:57

Isola dei Famosi, Stefano dichiara guerra a Kaspar: "Tu chiacchieri, io faccio"

Nessuno poteva immaginare che tra i due amici e fedeli compagni di avventura, a L'Isola Che non c'è, potesse abbattersi una nuova tempesta. I due maschi alpha de L'Isola Stefano Bettarini e Kaspar Capparoni hanno litigato ancora, e questa volta sembra essersi sfiorata una rissa tra i due nemici amatissimi. Stefano e Kaspar avevano recentemente litigato per via di un coltello perso dall'ex-calcatore, una perdita che aveva mandato su tutte le furie Kaspar. E adesso a insorgere per primo è Stefano.Stefano Bettarini vs. Kaspar CapparoniSembrava essere tornato il sereno tra i due, dopo che i due naufraghi in questione erano riusciti a salvarsi dalla nomination che li aveva visti scontrarsi al televoto insieme a Paolo Brosio. E invece nel nuovo daytime settimanale Stefano e Kaspar Capparoni sono tornati a dichiararsi guerra, e ad essersi spazientito per primo è stato l'ex-marito di Simona Ventura, che ha accusato Kaspar Capparoni di non volerlo aiutare nelle mansioni in cui viene richiesto uno sforzo di resistenza fisica, come la raccolta della legna, e al contempo di recitare il ruolo di leader solo a chiacchiere e non nei fatti, accuse quelle mosse da Stefano Bettarini che Capparoni non ha proprio mandato giù.I due hanno alzato i toni, fino a giungere ad un'accesissima lite. "Tu blateri, io faccio", ha sentenziato Stefano scagliandosi contro Kaspar, quasi come a voler rinfacciare all'attore le sue ultime fatiche compiute in Honduras, ma Kaspar è sembrato intento a bypassare gli attacchi del suo compagno di viaggio, anche se l'attore non è riuscito a contenere la rabbia per quanto siluratogli da Stefano. Stefano sostiene di fare di più rispetto a Kaspar, e a Kaspar sembrerebbe interessare relativamente il confronto con l'ex-calciatore, tuttavia l'attore romano ha sempre asserito nei confessionali di aver preso la decisione di partecipare a L'Isola per confrontarsi con se stesso e i propri limiti. Capparoni ha inoltre ammesso di essere stanco e debilitato e di non riuscire più a dare il contributo che era riuscito a dare a l"Isola inizialmente. Voi da che parte vi schierate?
Reddito di cittadinanza: la fila degli ambulanti per ottenere i 780 euro
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Ieri 23-03-19, 09:55

Reddito di cittadinanza: la fila degli ambulanti per ottenere i 780 euro

Da giorni il Caf dell"Unione inquilini di Napoli è preso d"assalto dai venditori ambulanti, che chiedono di compilare i moduli per accedere al beneficio del reddito di cittadinanza. Lunghe attese e file interminabili per i commercianti precari che vivono nella città partenopea, convinti di poter migliorare le proprie condizioni di vita.A darne notizia è Il Mattino di Napoli, che fa due conti in tasca agli ambulanti. Le bancarelle di Scampia, di Secondigliano o di Miano non arrivano ad incassare 100 euro al giorno che, moltiplicati per 26, fanno 780 euro. Ecco perché fatti due calcoli, per i precari del commercio conviene il reddito di cittadinanza.Chiaramente hanno tutte le carte in regola per ottenere il beneficio, dato che la loro attività è totalmente in nero. Molti di loro già percepiscono il reddito di inclusione, che sperano di trasformare nel più redditizio reddito di cittadinanza.L"unica preoccupazione per i precari è quella di essere chiamati a lavorare, come prevede la norma e loro non hanno alcuna intenzione di abbandonare le bancarelle. Ecco perché quando arriva la chiamata per un"occupazione rinunciano al reddito di cittadinanza. Si tratta di espedienti, come quello messo in pratica qualche tempo fa: la corsa al cambio di residenza per ottenere il reddito. Il furbo escamotage dei napoletani serve per sfoltire gli stati di famiglia e accaparrarsi i fatidici 780 euro mensili
Uomini e Donne, Irene e il messaggio per Luigi e spegne tutte le critiche
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Ieri 23-03-19, 09:55

Uomini e Donne, Irene e il messaggio per Luigi e spegne tutte le critiche

La giovane coppia del dating show "Uomini e Donne" composta da Luigi Mastroianni e Irene Capuano sono una delle tante coppie degli ultimi troni classici, e che si sono scelti nel corso dell"ultimo speciale serale "Uomini e Donne la Scelta".La scelta di Luigi e Irene a differenza delle altre coppie, ha sollevato alcune polemiche, infatti, nel corso della consueta puntata pomeridiana di 'Uomini e Donne' andata in onda ieri, i due si sono messi in discussione con l"opinionista Gianni Sperti, perché non gli è per nulla piaciuto che l"ex tronista abbia affermato di non essere ancora innamorato di Irene.Da come si può dedurre, la puntata andata in onda ieri pomeriggio, è stata registrata qualche tempo fa, e molto probabilmente nei giorni a seguire, le cose sono andate diversamente. La giovane Irene ha immediatamente - stando a quanto riporta sologossip.it,- messo a tacere chi critica la relazione tra lei e Luigi Mastroianni, attraverso delle Instagram Stories pubblicate sul suo profilo.Nelle sue storie, infatti, compare una coperta con le foto di loro due, un regalo fatto dall"ex tronista alla sua giovane fidanzata, scegliendo come sottofondo della stories la canzone di Eros Ramazzotti "Per me per sempre". Infine, non sono mancate le parole di Irene che ripercorrono le fasi della loro love story.Di seguito ecco cosa ha scritto ancora Irene: Non c"è fretta per i sentimenti veri, perché si costruiscono ogni giorno, tassello dopo tassello tenendosi sempre per mano e delle volte certi sguardi, certi abbracci, certi baci valgono più di mille "ti amo". Sei la parte migliore di me".
Stati Uniti, si era salvata dalla strage a scuola, si uccide a 19 anni
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Ieri 23-03-19, 09:52

Stati Uniti, si era salvata dalla strage a scuola, si uccide a 19 anni

Sydney Aiello non ha retto al senso di colpa di essere sopravvissuta alla strage di Parkland (Stati Uniti) dell'anno scorso, ha quindi deciso di uccidersi all'età di 19 anni. Il Miami Herald riferisce che c'erano stati sentori di un cedimento psicologico della ragazza già dalla settimana dopo il suo diploma, infatti la ragazza aveva condiviso uno strano post sulla sua bacheca Facebook in cui diceva che "Chiedere aiuto alle persone più forti non vuol dire essere deboli". Purtroppo però, Sydney nella strage aveva perso anche la sua migliore amica, Meadow Pollack e non ha retto a quel senso di colpa scegliendo invece di suicidarsi.Il padre di Sydney ha commentato così:"È terribile quanto è accaduto. Meadow e Sydney sono state amiche per tanti anni. Uccidersi non è la risposta giusta", esortando tanti giovani che sono nella condizione della figlia a non scegliere questa strada. Proprio la sparatoria di Parkland, avvenuta il 14 febbraio dell'anno scorso, ha fatto sì che negli Stati Uniti nascesse un movimento di studenti che chiedono al presidente Donald Trump una maggiore stretta sulle armi e maggiori controlli sulla vendita. Nello stesso movimento ci sono molti studenti che sono sopravvissuti alle stragi.
La "modesta adunata" di rivoluzionari che lanciò Mussolini
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Ieri 23-03-19, 09:37

La "modesta adunata" di rivoluzionari che lanciò Mussolini

Non si sa neppure, in realtà, quanti e chi fossero stati i "sansepolcristi" cioè coloro che presero parte alla riunione dalla quale in quella domenica, primaverile ma piovosa, del 23 marzo 1919 prese vita il movimento fascista. La cifra più alta, a parte quanto si legge in alcuni rapporti di polizia che parlano di 300 persone, è quella indicata da Margherita Sarfatti nella biografia apologetica Dux pubblicata nel 1926. La storica amante e collaboratrice di Mussolini parla di una "modesta adunata" di 155 persone "riunite in una mediocre sala presa in affitto da un'associazione di piccoli commercianti, in un palazzo fuori mano della vecchia Milano, nella malinconica piazza del Santo Sepolcro: simbolico nome di catacomba". Dal canto suo Giorgio Alberto Chiurco in una minuziosa e cronachistica Storia della rivoluzione fascista elenca 119 nominativi. La cifra più bassa è, paradossalmente, di Mussolini che parla di sole 54 persone riferendosi, però, a coloro che "presero solenne impegno ad essere fedeli ai principi fondamentali del movimento".Quale che sia il numero esatto dei partecipanti rimane il fatto che Mussolini dovette scegliere quella sala come ripiego. Nelle sue intenzioni, infatti, la convocazione di interventisti e combattenti lanciata dal Popolo d'Italia già da metà marzo, avrebbe dovuto avere luogo presso il teatro Dal Verme, uno dei maggiori di Milano con una capienza di circa duemila persone. All'ultimo momento, però, visto il numero esiguo delle adesioni e lo scarso interesse per l'avvenimento da parte di personalità di rilievo, Mussolini si mise alla ricerca di un locale più idoneo alle dimensioni dell'assemblea. Lo trovò grazie a Cesare Goldmann, presidente del Circolo degli Interessi Industriali e Commerciali, un entusiasta interventista triestino di idee democratico-radicali, che mise a disposizione una sala.Fu così che un originale ed eterogeneo manipolo di individui che rivendicavano l'eredità dell'esperienza bellica, contestavano il sistema istituzionale e demonizzavano le scelte economico-sociali del dopoguerra si ritrovò in una sala non troppo grande, stipata, rumorosa, calda di fiati per discutere del futuro del Paese e dare vita a un nuovo movimento politico. L'avvenimento dovette apparire insolito e strano ai soci e frequentatori del circolo ospitante tant'è che, a quanto si racconta, molti di essi si affacciarono incuriositi, spesso per pochi minuti, sulla porta della stanza. Accadde anche che un negoziante di calzature, fermatosi sulla soglia ad ascoltare l'intervento di Mussolini, venisse scambiato per un personaggio illustre, il senatore Luigi Mangiagalli, il cui nome venne inserito tra i sansepolcristi. Cosa che, in seguito, salito il fascismo al potere, il celebre clinico, ormai fascista, si guardò bene dallo smentire.Presiedette la riunione un personaggio singolare, il capitano degli Arditi, Ferruccio Vecchi, un combattente pluridecorato, futurista e compagno inseparabile di Filippo Tommaso Marinetti. Di lui si raccontavano cose incredibili. Per il fisico asciutto e snello, il volto triangolare e scavato con baffetti e pizzetto, assomigliava a uno dei moschettieri creati dalla fervida penna di Alexandre Dumas. Quel giorno, di sera, mentre gli altri congressisti se ne erano andati, si attardò nella saletta e, insieme con alcuni amici arditi, estratto un pugnale e conficcatolo su un gagliardetto, pronunciò un giuramento solenne: "Siamo pronti a difender l'Italia! Siamo pronti a uccidere e morire!". A loro si unì un altro congressista, il cremonese Roberto Farinacci, che, con fare ammiccante, mostrò agli amici, sollevando il calzone della gamba sinistra, una rivoltella infilata nella giarrettiera.Il più illustre dei partecipanti all'adunata fu il fondatore del futurismo, Marinetti, il quale prese la parola dopo che Mussolini ebbe presentato, fra applausi vibranti, tre dichiarazioni, di sostegno alle richieste morali e materiali dei combattenti, di supporto alle rivendicazioni territoriali italiane, di impegno a sabotare le candidature politiche dei neutralisti. Anche un altro esponente dell'arditismo, Mario Carli, che in seguito avrebbe fondato e diretto il quotidiano L'impero, intervenne nella seduta antimeridiana portando l'adesione di personalità del mondo della cultura che non erano potute intervenire, dal giornalista e scrittore ebreo goriziano Enrico Rocca al pittore fiorentino Ottone Rosai.Proprio arditi e futuristi, ex combattenti o interventisti, furono il nucleo dei sansepolcristi, ma non mancarono repubblicani, socialisti, sindacalisti rivoluzionari, anarchici. Renzo De Felice ha suddiviso l'eterogeneo mondo dei sansepolcristi in due categorie: la "vecchia guardia" interventista rivoluzionaria che già nel 1914-15 aveva dato vita ai Fasci d'azione rivoluzionaria e una seconda componente, fatta di "trinceristi" e di ex combattenti, fra i quali rientravano, per l'appunto, arditi e futuristi. Un'assenza eclatante alla riunione del 23 marzo fu quella di un nome mitico del rivoluzionarismo italiano, Alceste De Ambris che avrebbe, però, contribuito a stilare il programma dei fasci di combattimento pubblicato qualche mese dopo sul quotidiano Il Popolo d'Italia e che sarebbe poi diventato antifascista.Peraltro, le linee fondamentali del programma dei costituendi Fasci di combattimento le enunciò lo stesso Mussolini nel suo secondo intervento nella seduta pomeridiana: scelta repubblicana, abolizione del Senato, suffragio universale esteso alle donne, rappresentanza diretta degli interessi. Nello stesso intervento egli si dichiarò avverso ad ogni tipo di regime dittatoriale: "Noi siamo decisamente contro tutte le forme di dittatura, da quelle della sciabola a quella del tricorno, da quella del denaro a quella del numero; noi conosciamo solo la dittatura della volontà e dell'intelligenza". Le cose, com'è noto, andarono diversamente a riprova del fatto che il fascismo delle origini fu diverso da quello poi realizzato.Ha scritto Cesare Rossi, all'epoca uno dei più fidati collaboratori di Mussolini in seguito coinvolto nello scandalo seguito al delitto Matteotti, che la riunione del 23 marzo 1919 fu "trascurabile dal punto di vista numerico e qualitativo" e che "un terzo almeno dei suoi aderenti in seguito passò all'antifascismo". In effetti, come avrebbe dimostrato la ricerca storica a cominciare da Renzo De Felice, la riunione di piazza San Sepolcro più che la nascita di un partito fu l'occasione, nel clima torbido dell'immediato dopoguerra, per l'incontro di persone eterogenee che si ritrovarono attorno a un programma genericamente orientato a sinistra che esprimeva le istanze di tutto il rivoluzionarismo non inquadrato nelle file del partito socialista. Non è un caso che la stampa, con la sola eccezione del quotidiano mussoliniano, facesse passare sotto silenzio l'avvenimento. Lì, nella piccola sala del palazzo milanese, non venne, insomma, fondato un partito vero e proprio, ma venne, piuttosto, lanciato un movimento che solo due anni più tardi avrebbe assunto le caratteristiche di una struttura partitica. Eppure, non a torto, la data del 23 marzo 1919 avrebbe assunto un valore simbolico nella auto-rappresentazione "mitologica" del fascismo.
"Friends" riveduti (e corretti)
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Ieri 23-03-19, 09:28

"Friends" riveduti (e corretti)

Ve li ricordate Joey, Chandler, Ross, Monica, Rachel e Phoebe? I sei trentenni americani che per un decennio ci hanno intrattenuto con Friends? Probabilmente sì, visto che si tratta di una delle sitcom (allora, negli anni Novanta, non si prendevano ancora così sul serio da chiamarsi "serie") più famose della tv. Ecco, bene, se ve li ricordate, teneteli bene a memoria, perché ora uno sceneggiato così non lo girerebbero mai più. E se lo facessero sarebbero subissati di critiche dai fondamentalisti del politicamente corretto. Partiamo dall'inizio: Friends è andata in onda dal 1994 al 2004 sulla Nbc, l'ultimo episodio è stato visto da 52,5 milioni di persone, diventando il più seguito del decennio e il quarto nella storia della tv. Nel 2017 Netflix, a ventitré anni dalla prima puntata, si è accaparrata lo streaming delle dieci edizioni. E Friends ha subito sbancato anche in versione digitale. Ma con il ritorno del successo, sono arrivate anche le polemiche. Perché? Semplicissimo, nella seconda decade del Duemila le battute di Friends sembrano imbarazzanti e politicamente scorrette. Manco fossimo in epoca vittoriana. Parliamo di una serie, mandata in onda per anni nel preserale di Raidue, che non sarebbe riuscita a fare arrossire nemmeno un'orsolina. Prima che il mostro del politicamente corretto si mettesse a mozzare la lingua dei comici e a decidere anche che cosa può o non può far ridere. Ora ridiamo davvero, passando in rassegna le cretinate dei censori della risata. Friends sarebbe una serie inopportuna perché: 1) spesso si ironizza sul fatto che Chandler sia figlio di un travestito e in alcune puntate viene addirittura (!) messa in dubbio la sua mascolinità. Apriti cielo, puro sessismo. Rivolta. 2) Ross viene "punto" perché mollato dalla moglie scopertasi improvvisamente lesbica. Se vi fa ridere tappatevi la bocca, strozzatevi in gola la risata, prima che un carrozzone Lgbt venga a far casino sotto il vostro salotto. Siete fascisti e omofobi! 3) Monica ricorda spesso episodi esilaranti della sua adolescenza da ragazza obesa, presa di mira da amici e compagni. E anche qui non va mica bene eh, non si scherza col corpo della donna, men che meno con quello di chi è sovrappeso, altro che Friends, come si dice dalle nostre parti questi sono "amici, amici... amici un c...", specialmente dei ciccioni. A proposito di amici, sconsigliamo a Netflix - mai lo avessero in mente - di trasmettere Amici miei. Se c'è chi si scandalizza per Friends, per il capolavoro di Tognazzi e soci - tra un "finocchio!" e una evangelica lapidazione - i pretoriani del buonismo brucerebbero loro i server. Altro che sepolti da una risata, questi del politicamente corretto moriranno di noia.
"Nuova Via della Seta? L'incontro fra civiltà è sempre positivo. Ma senza sopraffazioni"
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Ieri 23-03-19, 09:26

"Nuova Via della Seta? L'incontro fra civiltà è sempre positivo. Ma senza sopraffazioni"

Il direttore Riccardo Muti è appena rientrato dagli Stati Uniti. Ieri era a Ravenna per un pit stop. Ma ha già pronte le valigie per Tokyo dove fa debuttare l'Italian Opera Academy. È il master per direttori d'orchestra che tiene ogni luglio a Ravenna con l'Orchestra Cherubini, la "soddisfazione di questi miei anni", confessa. Non conosce sosta Muti, 77 anni, di cui 19 spesi alla Scala, 34 in America fra Chicago e Philadelphia, ospite fisso dei maggiori complessi d'Europa, dai Berliner (torna a dirigerli in aprile) ai Wiener Philharmoniker, in cima al suo portfolio da 49 anni.Parte per l'Oriente in giorni in cui è vivo il dibattito sulla nuova Via della Seta. Cosa pensa dell'apertura al colosso cinese?"Io non sono politico, quindi non entro nel merito. Credo però che l'Oriente sia un mondo che non possiamo ignorare, anzi dovremmo mantenere rapporti profondi. È fondamentale un'intesa culturale che tra l'altro trascina con sé anche altri aspetti, compreso quello economico".Da decenni viaggia in Oriente. Cosa la intriga di questo mondo?"Con la Filarmonica di Chicago sono appena stato in Cina, Giappone, Corea e Taiwan. Sono Paesi all'avanguardia, in fibrillazione, hanno sale da concerto meravigliose che tra l'altro vedo decuplicare. Vogliono conoscere la nostra cultura. Sanno che l'integrazione, termine che preferisco a globalizzazione, è inevitabile: il futuro va in questa direzione".E i cinesi l'hanno capito benissimo..."Sanno che per entrare nel mondo occidentale, per avviare un dialogo, bisogna passare attraverso la nostra cultura".E come l'avvicinano?"Con sapienza e rispetto. Un tempo, il pubblico seguiva i concerti con timore reverenziale. Ora non teme di dimostrare entusiasmo, però è sempre rispettoso".Quindi nessuna paura di sopraffazioni?"Lì si vede un crescendo d'entusiasmo, da noi è come se ci si cullasse sugli allori, c'è una situazione d'abbandono. È questo il pericolo, ed un peccato. Peccato perché noi, Grecia, Egitto siamo considerati in Cina i popoli millenari e per questo affini alla loro civiltà millenaria".Anche il mondo arabo è intrigato dalla vecchia Europa."Il Qatar da anni ha la sua Orchestra sinfonica. Sono stato negli Emirati e in Oman dove c'è un sultano appassionato di organo e che ha voluto un teatro d'opera. Attraverso la musica si raggiungono risultati più felicemente e facilmente che percorrendo vie diplomatiche. La musica è un veicolo formidabile".Quindi come ha letto il "gran rifiuto" della Scala a una collaborazione con l'Arabia Saudita?"Sono appena rientrato da Chicago. Oltre oceano questa notizia non ha avuto rilievo. Cosa che mi dispiace, perché vedo che le questioni dell'Orchestra di Chicago in sciopero appaiono su tutti i giornali del mondo, mentre le nostre no. Un brutto segnale dunque. Un aspetto che mi ferisce".Però tramite testate italiane che idea si è fatto della faccenda?"Il mondo deve comunicare attraverso la cultura. Solo l'incontro delle culture porta alla comprensione e quindi alla pacificazione. Basta che non ci mettiamo nelle condizioni di esserne poi schiavi".La prossima settimana sarà a Tokyo. In un Paese dove ha ricevuto il Premio Imperiale, dove c'è pure una "Camerata Muti"..."... e mi aspettano sempre con una bandiera italiana lunghissima e ogni volta che sono lì mi fanno scrivere l'occasione, più la firma".Insegnerà ai giovani direttori come si dirige il repertorio italiano, nel caso specifico: Giuseppe Verdi."È una questione etica, oltre che artistica. Voglio far capire ai giovani che non devono rispettare solo Mozart o Wagner, ma anche i nostri italiani. Se alteri Mozart è una dissacrazione, mentre nel repertorio italiano ne fanno di tutti colori. La nostra opera non è intrattenimento, ma è opera-pensiero. Di recente, in un importante teatro ho assistito a due spettacoli di opera italiana. Tutte e due le volte me ne sono andato al secondo atto. Era un insulto alla nostra cultura".Il 28 maggio sarà a Firenze, il 25 e 26 a Pavia per il Festival di musica sacra della Scala. Sarà alla testa della Cherubini. Non aveva valutato la possibilità di guidare i complessi scaligeri?"No, ho voluto portare la Cherubini perché questi ragazzi mi danno tante soddisfazioni. Quando ho tempo libero lo dedico a loro. In questa orchestra sono passati 700 ragazzi, e tanti lavorano nelle orchestre di tutto il mondo, alcuni sono prime parti. La Cherubini lavorerà con il Coro della Radio Bavarese, lo stesso che dirigo a Baden Baden con i Berliner. Mi fa piacere che i miei ragazzi possano fare questa esperienza. Mi spiace però per tutti i diplomati dei conservatori italiani che non trovano lavoro. Sento che vi sono blocchi nelle assunzioni: è un errore. Non ha senso formare talenti e poi farne dei disoccupati".Il prossimo Viaggio dell'Amicizia sarà ad Atene con la Nona Sinfonia di Beethoven. Il tutto in un'Europa di sovranismi e scissioni..."La democrazia è nata ad Atene. Il termine Europa è greco. Senza i Greci la cultura occidentale non esisterebbe. Quando appresi della possibilità di un'uscita della Grecia dall'Europa tremai al solo pensiero".
L'autista interrogato: "Sentivo le voci dei bimbi annegati nel mare"
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Ieri 23-03-19, 09:26

L'autista interrogato: "Sentivo le voci dei bimbi annegati nel mare"

Milano - Ha dato chiari segni di squilibrio. No, sta recitando una parte per evitare le conseguenze penali peggiori. Nel giorno dell'interrogatorio di garanzia di Ousseynou Sy il suo legale, l'avvocato Davide Lacchini, insiste sulla necessità di una perizia psichiatrica per l'uomo nato in Senegal con cittadinanza italiana che mercoledì a San Donato ha dirottato un autobus con a bordo 51 ragazzini delle medie. Mentre gli inquirenti pensano che il 46enne sapesse bene cosa faceva. "Non mi è sembrato", risponde il gip Tommaso Perna all'uscita dal carcere di San Vittore a chi gli chiede se Sy abbia davvero manifestato sintomi di uno squilibrio mentale.L'interrogatorio davanti al giudice, fissato per le 15.30, dura poco più di un'ora. L'uomo, arrestato con le accuse di strage, sequestro di persona, incendio e resistenza finalizzati al terrorismo, ha risposto alle domande del capo del pool anti terrorismo della Procura di Milano Alberto Nobili e del pm Luca Poniz. Sy ha spiegato di aver agito dopo aver sentito "le voci dei bambini che stavano morendo nel Mediterraneo" che gli chiedevano di fare "qualcosa di clamoroso affinché questo non accada più". L'indagato è apparso "più o meno tranquillo". Si trova nel reparto protetti del carcere milanese, quello riservato tra gli altri a sex offender e pentiti. È stato trasferito dopo la prima notte in cui gli altri detenuti hanno bersagliato la sua cella con uova e arance. "Ha dato seri segni di squilibrio - ha ribadito il difensore -. Ma non ha perso alcun parente in mare. E non ha mai detto che rifarebbe cento volte ciò che ha fatto. Ha ripetuto che non era sua intenzione fare del male ai ragazzi". Nel rispondere alle domande il 46enne aveva un tono "animoso, non aggressivo". Ha ribadito di aver girato un video di rivendicazione con il telefonino e di averlo inviato ad alcuni amici, ma gli inquirenti non l'hanno trovato.Aggiunge l'avvocato Lacchini: "Voleva che la sua azione avesse il massimo impatto internazionale. Il suo messaggio era che gli africani non devono più venire in Europa. L'elemento nuovo rispetto alle dichiarazioni delle prime ore è che oggi ha lodato il governo italiano per la politica sui migranti. Perché, dice, l'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea che si impegna e spende denaro per salvare vite in mare". Ma allora perché ha colpito qui? "Non posso certo attribuire al mio assistito una linearità di comportamento", risponde il legale. Non ha comunque mai fatto riferimento a motivazioni religiose, ha solo detto di voler reagire allo sfruttamento dell'Africa da parte dell'Europa. Nel chiedere al gip la custodia cautelare in carcere per l'attentatore, i pm hanno sottolineato che Sy potrebbe fare altre azioni simili. C'è in sostanza il pericolo di reiterazione del reato. I pm sono anche convinti che sia stato l'indagato a dare fuoco all'autobus, mentre lui continua a sostenere di aver sparso benzina per scoraggiare l'intervento delle forze dell'ordine e che le fiamme sono divampate accidentalmente. Il senegalese ha di nuovo negato di avere avuto una pistola, che in effetti non è stata ritrovata, e che il coltello usato per minacciare gli ostaggi lo portava sempre con sé sul mezzo per difendersi nel turno di notte. La decisione del gip sulla convalida dell'arresto e sulla custodia cautelare in carcere è attesa nelle prossime ore. L'esito dovrebbe essere scontato, considerato anche che Sy ha ammesso i fatti.
I codici etici senza il buonsenso
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Ieri 23-03-19, 09:23

I codici etici senza il buonsenso

Il fallito attentato di Ousseynou Sy ai danni di 51 bambini ha innescato una lunga serie di polemiche politiche. Solo pochi giorni prima, in Olanda, le autorità, per evitare discussioni, hanno, per lunghissime ore, negato che i tre morti su un tram di Utrecht fossero caduti per colpa di un fondamentalista islamico. Hanno contribuito ad alimentare la fake news che si trattasse di una questione familiare. Insomma, chi più chi meno sa che la materia dell'immigrazione e della religione sta diventando incandescente. Siamo arrivati dunque al ridicolo. Nei Paesi nordici si fa finta di nulla. Da noi ci si aggrappa al certificato di cittadinanza ottenuto grazie al matrimonio e si utilizzano i bambini eroi (di origine non italiana) per chiudere la vicenda migratoria con un "pari e patta".Ma in questa rubrica vogliamo affrontare un'altra ipocrisia. E cioè che a Sy non avrebbero dovuto consegnare quell'autobus anche se fosse stato un ateo albino.Mi spiego meglio. Siamo sommersi da regole e procedure. I bilanci delle nostre società sono compilati da milioni di esperti. Le policy (così si dice) aziendali sono sottoposte al vaglio di decine di enti e certificatori. Abbiamo corsi di aggiornamento anche per i custodi dei condomini per saper usare gli estintori. Firmiamo carte sulla privacy dal dentista. I social media ci conoscono meglio della nostra famiglia. Insomma, siamo in un reticolo diffuso di conoscenza, procedure e controlli talmente fitto che uno si chiede come sia possibile che un signore condannato per molestie sessuali e la cui patente è stata ritirata per ubriachezza possa condurre un autobus di bambini. Poi, certo, il signore era anche un terrorista. Il che rende tutto drammaticamente più grave. Ma viene da chiedersi: come possiamo controllare le infiltrazioni terroristiche, o malavitose, se non ci accorgiamo neanche della fedina penale del nostro dipendente?Voi affidereste vostro figlio a una baby sitter che puzza di alcol? Forse non ne conoscete i precedenti penali, forse ve li ha occultati: ma avete l'occhio. Avete i sensi, l'intuitus personae: in poche parole non siete un algoritmo, ma un essere umano senziente.La norma, la legge ci ha reso tutti stupidi. Ci stiamo "algoritmizzando". In fondo un'azienda con mille dipendenti e una storia secolare come quella che aveva assunto il terrorista senegalese (ops italiano, sì certo) avrà rispettato tutte le procedure, forse tutte le leggi. Ma non ha pensato. Come tutte le imprese, troppo occupate a redigere scartoffie: più preoccupate della compliance (rispetto) di milioni di regole che dell'effettiva bontà di ciò che sta facendo. E, dunque, viene da ridere delle baggianate "politicamente corrette" che ci tocca leggere in tutti i siti delle aziende che si rispettano. Tra codici etici, che sono lì apposta per essere smentiti, e fuffa sulla sostenibilità. Sentite le boiate che scrivono i signori di Autoguidovie, vi regalo solo qualche perla: "Per Autoguidovie la sostenibilità è importante. Rappresenta una leva fondamentale per creare valore nel lungo periodo; rinforzare la nostra cultura d'impresa per mettere al centro la qualità delle relazioni con gli stakeholder; sviluppare i sistemi gestionali e di comunicazione coerenti con le nostre strategie, i bisogni e le aspettative dei nostri interlocutori. Per questo, all'interno della nostra visione e dei nostri progetti, abbiamo deciso di costruire e presentare il nostro Bilancio di Sostenibilità, il report che individua risultati ed effetti delle prestazioni di Autoguidovie, declinati secondo le tre dimensioni della sostenibilità: sociale (clienti e dipendenti), ambientale ed economica... Nell'ambito del proprio impegno alla sostenibilità, al fare sempre meglio il proprio servizio in maniera trasparente, Autoguidovie ha implementato e mantiene sistemi di gestione per la Qualità, Qualità del servizio, Ambiente, Sicurezza e Responsabilità Sociale d'impresa, tutti anche certificati tramite parti terze indipendenti". E bla bla bla. Così fan tutti e nel frattempo mettono un molestatore condannato e ubriacone a guidare un autobus sostenibile, per carità, con 51 bambini a bordo.
La nuova frontiera di Milano un quartiere per cani e gatti
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Ieri 23-03-19, 09:11

La nuova frontiera di Milano un quartiere per cani e gatti

Milano Nell'arcinota canzone di Billy Joel si parla di una "Uptown girl" (ragazza dei quartieri alti), parole e musica che l'artista yankee dedicò alla modella australiana Elle Macpherson, una supertop degli anni '80-'90 che frequentò per un po' a New York. Chissà che a breve a Milano qualcuno non cominci a canticchiare di un certo "uptown dog", in riferimento a uno dei super fortunati abitanti a quattro zampe dell'Uptown Smart District, il primo quartiere cittadino pensato per far convivere al meglio tutti coloro che amano i cani (ma anche i gatti) e desidera vivere un'esistenza serena e vivace in compagnia del proprio cucciolo, ma anche rispettosa degli altriL'area di Uptown non è centrale, si trova in via Pier Paolo Pasolini, a Molino Dorino, periferia Nord Ovest della città, proprio come accade nelle grandi metropoli internazionali dove le realtà più vivibili (ma anche le sedi delle multinazionali più importanti) si sviluppano nei quartieri più periferici, in un'ottica emergente e di sviluppo. E oltre a essere un vero e proprio paradiso per i cani e i loro padroni, a partire da oggi, fino a luglio compreso, una volta al mese, il District dedicherà un giorno al mese a eventi e iniziative speciali, un palinsesto di manifestazioni pensate appositamente per questa nuova dimensione che prevede il binomio "bipede-quadrupede" all'interno della Conference Hall de "La Cascina" Uptown community center. Si parte oggi, dalle 14,30, con un party di primavera che coinvolgerà i presenti in attività per i loro animali domestici come uno show cooking con la "pet chef" Kiki Pelosi per imparare a preparare dolcetti per il proprio amico a quattro zampe e la Spa mobile. Gli incontri con gli educatori e i veterinari si alterneranno, una volta al mese, a partire dal 14 aprile.Forse l'aspetto più attraente di UpTown Smart District però è il parco pubblico di 300mila metri quadrati, accessibile liberamente, dove si può passeggiare con i propri amici pelosi certi d'incontrare sempre qualcuno che condivide le medesime passioni in fatto di animali. In questa grande area verde ci sono tre aree cani (accessibili a Fido ma anche a Micio) ciascuna dedicata a una taglia diversa, dove lasciar libero il proprio animale domestico di giocare e divertirsi in compagnia, oltre a cinque fontanelle e un ruscello. Ma muoversi liberamente senza mai doversi separare dal proprio fedele amico nel District è un concetto tutto tondo che include anche le zone comuni così come bar e negozi.L'impegno di EuroMilano per la creazione di un quartiere pet welcome si sviluppa anche negli appartamenti, pensati proprio in funzione di chi vive con un animale domestico. Le abitazioni comprendono già alcune attrezzature, come ciotole, cucce, tappetino rinfrescante e palline da gioco, consigliate da PetPro, società che offre servizi di educazione cinofila e di accudimento in famiglia, partner di UpTown in questo progetto. Per chi sceglierà gli appartamenti di Uptown Milano è prevista un'offerta commerciale esclusiva ed è inoltre inclusa nel prezzo dell'appartamento una polizza assicurativa sviluppata da Unipol Saiper il primo anno: la C@neG@atto è studiata infatti proprio per gli animali domestici e comprende l'assistenza 24 ore su 24, una convenzione con cliniche veterinarie, il rimborso spese per il veterinario e un geo-localizzatore per il collare per sapere sempre dove si trova il vostro amico. La fedeltà dei cani è proverbiale, ma se al vostro cucciolo potrete offrire tutto questo, siate certi che non vi lascerà più! Oltre a trasformarsi in un vero "uptown dog", naturalmente.
L'Italia buonista esulta: la cittadinanza a Sy non va revocata subito
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Ieri 23-03-19, 09:10

L'Italia buonista esulta: la cittadinanza a Sy non va revocata subito

In un Paese dove prevalesse la logica e non il paradosso, un tizio che ha sequestrato decine di scolari minacciando di dar loro fuoco, deve stare in galera. Cosa che è accaduta: Ousseynou Sy, il dirottatore senegalese di San Donato milanese, si trova infatti a San Vittore. Peccato che la "logica" si esaurisca tutta qui, perché all'autista senegalese - cui con troppa rapidità è stata concessa la cittadinanza italiana - lo status di "italiano" potrà essere revocato solo dopo che la sua (per ora solo ipotetica) condanna passerà in giudicato: cioè quando la Cassazione (e nel frattempo trascorreranno svariati anni) metterà la parola fine a un processo in cui non è escluso che Sy possa perfino cavarsela a buonissimo mercato grazie al riconoscimento della seminfermità mentale (ieri Ousseynou si è già portato avanti, dichiarando di "sentire le voci dei bambini morti nel Mediterraneo" ndr), attenuante che nei nostri tribunali non si nega quasi mai. È quanto prevede la legge; per l'esultanza dell'esercito dei buonisti che esulta confondendo, strumentalmente, garantismo e stato di diritto con le follie legislative. Ricapitolando: nel "pieno rispetto delle norme vigenti" il nostro è un Paese che si precipita a dare la cittadinanza a un senegalese con precedenti penali, lo assume come autista, ma ora deve aspettare la fine di un processo infinito per revocargli (ma solo in caso di condanna) la cittadinanza, nonostante questo signore abbia provato, lucidamente, a compiere una strage di bambini: circostanza sotto gli occhi di tutti, senza bisogno del verdetto di un giudice. Come sia stato possibile che a un criminale che in passato aveva molestato una bambina e con la patente sospesa per uso di alcol e stupefacenti sia stato consentito di guidare uno scuolabus zeppo di bambini, resta uno degli aspetti più sconcertanti di una vicenda che solo la bravura dei carabinieri e la prontezza dei ragazzi non ha trasformato in una sciagura terrificante.Intanto il "dibattito politico" va avanti, con Di Maio giustamente d'accordo sul dare la cittadinanza italiana a Rami, il ragazzo egiziano nato a Milano che ha salvato i compagni del bus dirottato. Ma il vicepremier tiene a precisare come lo ius soli (la legge sulla cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia) "non è nel contratto né nell'agenda di governo, perché questi temi vanno affrontati a livello di cittadinanza europea". E visto che in Italia le cose serie finiscono puntualmente a braccetto con quelle ridicole, ecco spuntare anche il parroco di Di Maio che raccomanda a "Luigi" di non allinearsi alla "linea Salvini" e di riconsiderare l'opportunità di "aprire" allo ius soli, "estendendolo ulteriormente". Amen. Peccato sia una bestemmia.La procedura per la cittadinanza italiana a Rami è stata avviata ieri dalla prefettura di Cremona, che ha chiesto al Comune di Crema il certificato di nascita del ragazzo, come spiegato dal sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, che ha però posto l'accento su come sia stato "corale" il comportamento degli alunni: "C'era chi distraeva l'attentatore, chi contribuiva a nasconde i telefoni". Non a caso anche la mamma straniero dell'altro "bambino eroe" presente sul pullman ora reclama per il figlio Adam lo stesso "trattamento premiale" concesso a Rami.Va bene tutto, ma la guerra delle baby-cittadinanze potremmo anche risparmiarcela.
Si smonta il giallo su Fadil. Pure il legale fa dietrofront
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Ieri 23-03-19, 09:09

Si smonta il giallo su Fadil. Pure il legale fa dietrofront

E adesso anche l'avvocato dei Fadil si tira indietro. A ventidue giorni dalla morte della supertestimone del caso Ruby, a teorizzare la morte per avvelenamento - più o meno radioattivo - sono rimasti praticamente da soli i familiari della ragazza, che però ora dovranno trovarsi un altro avocato, perché Paolo Sevesi, il legale che difendeva Imane nei processi per le cene di Arcore, spiega ieri che "non è il momento per fare la caccia alle streghe e non ce ne sono neanche i presupposti". D'altronde, aggiunge, "non ci sono moventi possibili" per pensare che la povera Imane sia stata ammazzata.Ieri Sevesi si reca in Procura per annunciare la sua decisione a Tiziana Siciliano, il procuratore aggiunto che coordina le indagini. Uscendo spiega la svolta parlando di linee inconciliabili: da una parte la sua, che dubita fortemente di una morte per avvelenamento; dall'altra quella che l'avvocato indica sinteticamente come "la linea del Fatto", ovvero la tesi di un possibile omicidio. Pista che un cognato di Imane aveva indicato esplicitamente in un'intervista al quotidiano diretto da Marco Travaglio, e che il giornale aveva in parte fatto propria. Su questa linea, spiega Sevesi, insistono ancora i fratelli e la madre di Imane, nonché l'uomo che viveva con lei, e che si era costituito anch'egli come parte offesa.A un delitto, l'avvocato Sevesi dice di non aver creduto neanche prima che i "carotaggi" sul corpo della modella escludessero la presenza di campi radioattivi. Non c'erano moventi per ucciderla, dice il legale: e lei stessa non aveva preoccupazioni di sorta. "Se avesse avuto dei timori me li avrebbe sicuramente manifestati - aggiunge Sevesi - perché mi diceva sempre tutto, mi chiamava anche se sull'autobus qualcuno la guardava in un modo strano".Imane stava male, questo sì: e lo disse al suo avvocato prima ancora dell'udienza in cui venne respinta la sua costituzione di parte civile contro Silvio Berlusconi. "L'11 gennaio Imane mi scrisse sulla nostra chat dicendo di non stare bene. Il 14 ci vedemmo in tribunale per l'udienza e mi raccontò che non aveva dormito e aveva sudato tantissimo". Quindici giorni dopo, la modella marocchina venne ricoverata nell'ospedale da cui non sarebbe più uscita.Se la pista dell'avvelenamento sta progressivamente svanendo, resta la necessità di capire cosa abbia stroncato così rapidamente una giovane donna che fino all'inizio dell'anno appariva nel pieno delle sue forze. L'autopsia che doveva essere effettuata oggi è slittata all'inizio della prossima settimana, in attesa della controprova sull'assenza di radioattività nei resti affidata all'Enea. Certo, rimane da chiedersi come mai la procedura decisa nei giorni scorsi - test radioattivo precauzionale, poi esame medico legale classico - non sia stata messa in atto già a partire dall'1 marzo, subito dopo la morte di Imane, comunicata in diretta dall'ospedale alla Procura.La sensazione è che in tutta questa vicenda vi sia un "non detto" che prima o poi andrà chiarito, e che magari spiegherà come l'ipotesi di un assassinio a raggi X sia stata portata alla ribalta planetaria e poi affossata. Di certo c'è quando il caso è divenuto di dominio pubblico, su iniziativa del procuratore Francesco Greco, l'ospedale e i magistrati si sono scontrati frontalmente: Greco parlava apertamente di "anomalie" della cartella clinica, l'ospedale accusava la Procura di avere saputo che Imane diceva di essere stata avvelenata e di non essersi mossa per interrogarla. Poi, con il primo interrogatorio formale del direttore generale dell'Humanitas, pm e ospedale hanno raggiunto una linea comune, e i dissensi sono stati messi da parte. Le conseguenze si sono viste: le fonti della Procura che fino a poco prima parlavano di morte da "colpa medica" adesso parlano di "morte per cause naturali", che non è esattamente la stessa cosa.In questo pasticcio clinico-mediatico-giudiziario prima o poi un bandolo andrà trovato.
"Occhio alle elezioni Ue: può uscire il cigno nero"
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Ieri 23-03-19, 09:05

"Occhio alle elezioni Ue: può uscire il cigno nero"

A Lugano Paradiso, sede della Swan Asset Management, hanno preso a prestito il mantra del capo della Fed, Jerome Powell: "prudenza, prudenza, prudenza". A dispetto di indici di Borsa in ascesa e di spread sostanzialmente silenti, Alessandro Parravicini, strategic advisor della società di gestione svizzera, è sul chi vive. Subito, una premessa che equivale a un caveat: "Ci troviamo in una situazione più pericolosa rispetto a fine 2018: le Borse sono salite del 15% dai minimi pur in un contesto economico ancora perturbato".Il motivo di questa discrasia?"Le banche centrali. Il rimbalzo dei mercati da inizio anno è la controreazione alle paure scatenate lo scorso autunno da due fattori: dal rallentamento globale superiore alle attese e dalla Fed e Bce in modalità restrittiva".Mentre poi Powell e Draghi sono andati in direzione esattamente opposta."Certo. La Fed ha deciso di non alzare i tassi per tutto il 2019, dopo essersi spaventata davanti a un crollo del 15% dell'indice SP 500. Powell si è arreso a Trump e a Wall Street. E Francoforte, di fronte al deterioramento della congiuntura nell'eurozona, non aumenterà il costo del denaro prima del 2020".Eppure, non vi fidate. Perché?"Perché il rimbalzo dell'equity non è stato accompagnato da un comportamento coerente dell'obbligazionario. Al contrario assistiamo ancora a un appiattimento della curva fra tassi a breve e tassi a lungo".E un'inversione è in genere preludio a una recessione. C'è questo rischio, magari a causa della guerra commerciale Usa-Cina o di una hard Brexit?"I dazi sono una componente una tantum, ma un accordo alla fine si troverà. E anche il divorzio fra Londra e Bruxelles sembra che non sarà traumatico. Piuttosto, mi preoccupa altro".Cigno nero in arrivo?"Il cigno nero è per sua natura imprevedibile, ma il voto europeo potrebbe esserne l'innesco".In che modo?"Se dalle urne esce un parlamento europeo frazionato, più allineato al sentire della gente su questioni come per esempio i migranti ma meno accondiscendente sulle politiche fiscali. Un giro di vite sulla gestione delle finanze pubbliche sarebbe indigeribile per l'Italia, costretta a quel punto a varare una manovra correttiva, magari insufficiente a evitare la tagliola delle clausole di salvaguardia, tra spread e debito alle stelle. Non vorrei dover rimpiangere Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble".Mario Draghi potrebbe venire in soccorso dell'Italia, magari facendo ripartire la giostra del quantitative easing?"Difficile. La Bce ha appena rivisto al ribasso le stime di crescita, e in base al suo modus operandi servirebbe un ulteriore peggioramento. Non credo che si verifichi prima dell'estate. Inoltre, Draghi è quasi a fine mandato e si congederà senza poter dichiarare missione compiuta col rialzo dei tassi".Swan come è esposta verso l'Italia?"Siamo sottopesati. Preferiamo titoli poco sensibili al ciclo economico, oppure espressione di aziende che generano i ricavi soprattutto oltre confine e quindi non esposti alla congiuntura locale. Non abbiamo esposizione verso il debito pubblico italiano".
Se "Topolino" è troppo colto per i nostri politici
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Ieri 23-03-19, 08:54

Se "Topolino" è troppo colto per i nostri politici

Sono tutti i giorni in televisione a discutere per slogan banali come se fossero usciti dal Grande Fratello, e se la prendono con Topolino. Come se i fumetti fossero una cosa da deficienti, il simbolo dell'ignoranza. Tipo Massimo Cacciari, dall'alto della sua cattedra: "Se la gente avesse letto qualche libro in più oltre a Topolino". Poi Nicola Zingaretti, che parla della flat tax come "una bufala da Paperon de' Paperoni". Poi Carlo Calenda per insinuare che forse Matteo Salvini ha letto solo Topolino. E anche Matteo Salvini, per sentenziare che "i numeri dei giornali hanno l'attendibilità di Topolino".Ma cosa gli ha fatto di male Topolino? Sono stati stuprati da piccoli dalla banda Bassotti? Anzitutto su Topolino si sono formate generazioni e generazioni, e Walt Disney ha creato un immaginario che i suddetti se lo sognano. Non per altro un semiologo come Umberto Eco nel lontano 1964 analizzò il fumetto come una forma d'arte.Tanto per dire, già nel 1936 Topolino includeva personaggi come il professor Enigm, ispirato a Albert Einstein, e uno poteva imparare un po' di teoria della relatività. In un racconto del 1949 di Arthur C. Clarck dei venusiani arrivano sulla Terra e trovano pochi resti della civiltà umana, tra cui una scatola di latta della "Walt Disney Production". Se accadesse davvero, degli alieni potrebbero dedurre che siamo stati una specie intelligente, mentre dubito arriverebbero alle stesse conclusioni se trovassero la trascrizione di un dibattito tra i nostri politici.Inoltre Topolino spopola ancora tra i nostri figli, e anche tra gli adulti, soprattutto quelli con una certa cultura. Come d'altra parte tutto il mondo dei fumetti. Ci sono fumetti di Frank Miller, grande disegnatore e sceneggiatore di Batman, per esempio, molto più complessi dei libri di Massimo Cacciari; Dario Bressanini, un chimico e tra i nostri più brillanti divulgatori scientifici, ha la casa piena di fumetti; e Stan Lee, recentemente scomparso, è acclamato come un genio. La fumetteria è anche il negozio più frequentato dagli scienziati protagonisti di una delle serie tv più intelligenti e erudite degli ultimi anni, The Big Bang Theory. Insomma, chi denigra Topolino, dubito abbia sul comodino l'Ulisse di Joyce o la Recherche di Proust. E dovrebbero proprio loro ricominciare a studiare, ma Topolino è già troppo difficile, consiglierei al massimo Peppa Pig, dove in ogni caso si usano i congiuntivi meglio di quanto faccia Di Maio.
Basilicata domani al voto. Sprint finale per Bardi
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Ieri 23-03-19, 08:53

Basilicata domani al voto. Sprint finale per Bardi

Roma - "Vinceremo, ne sono sicuro. Credo che ormai la scelta in Basilicata sia solo all'interno dei partiti del centrodestra. E Forza Italia, all'interno del centrodestra, è il partito della democrazia liberale e della tradizione cristiana, il partito della libertà e delle soluzioni concrete per risolvere i problemi".La convalescenza non frena il desiderio di Silvio Berlusconi di far sentire la propria voce e di partecipare alla chiusura della campagna elettorale per le Regionali in Basilicata. All'inizio della prossima settimana, il Cavaliere sarà dimesso dall'ospedale San Raffaele di Milano, dove è ricoverato da martedì per un intervento chirurgico di ernia incarcerata in regime di urgenza. Berlusconi trascorre la convalescenza, tra visite e telefonate, spesso di lavoro, in vista del suo ritorno a Roma (forse tra martedì e mercoledì). Nella Capitale pianificherà con i suoi dirigenti la campagna per le Europee e i dettagli dell'Assemblea nazionale azzurra, in programma il 30 marzo al palazzo dei Congressi dell'Eur, per festeggiare i 25 anni di storia del partito. Ma per il momento la sua attenzione si concentra sullo sprint finale verso il voto in una regione dove il centrodestra punta a conquistare un altro spicchio di Italia dopo i successi in Friuli, Molise, Trento e Bolzano (qui però a livello di alleanze c'è stata l'alleanza Svp-Lega), Abruzzo e Sardegna. Secondo previsioni e sondaggi Bardi è in testa, ma il distacco non è blindato, anche se non va dimenticato che stiamo sempre parlando di quella che spesso è risultata essere la regione più rossa d'Italia.In serata Berlusconi interviene telefonicamente a un evento elettorale dove sono presenti anche Antonio Tajani e Anna Maria Bernini. Quest'ultima impegnata in un tour della regione definisce la Basilicata "una terra straordinaria e straordinariamente capace di sprigionare potenzialità ma non sufficientemente interconnessa". E Berlusconi promette al suo candidato che non farà mancare impegno e presenza."Ho assicurato a Bardi la mia vicinanza da uomo di impresa e di Stato per tutto ciò che sarà necessario per risolvere i problemi della Basilicata" assicura Berlusconi. "Ora la parola passa a voi lucani. Domenica prossima dovete andare a votare. Solo così sarete sicuri di migliorare la vostra Regione. La Basilicata è pronta a ripartire! Il centrodestra vincerà, ne sono assolutamente sicuro".Lo sguardo si volge poi verso il futuro e si intreccia con la speranza che lo schema politico locale possa cambiare anche a Roma. "Dopo la Basilicata, credo che anche l'Italia possa avere il governo di centrodestra che si merita. I Cinquestelle ormai hanno fatto vedere di essere assolutamente incompetenti e di aver gridato onestà, onestà come slogan elettorale ma di essere invece peggio degli altri".
"Io, psicanalista, offeso e processato per aver difeso la mamma e il papà"
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Ieri 23-03-19, 08:52

"Io, psicanalista, offeso e processato per aver difeso la mamma e il papà"

Il padre è la madre di tutti i problemi dei figli, pensava Sigmund Freud, padre a sua volta della psicanalisi moderna che ha partorito il "complesso di Edipo". La trama è nota: il padre da uomo saggio e modello perfetto per un figlio via via diventa un nemico, da cui distaccarsi per crescere, un ostacolo che si frappone tra il figlio e la madre . A furia di considerarlo un "nemico", il padre oggi è praticamente sparito, ucciso a colpi di '68 e di femminismo . Una volta i figli si sforzavano di essere come i padri, oggi no. I genitori moderni anziché farsi "odiare" dai figli li accontentano. Sono loro a sforzarsi di essere come li vogliono i figli. E si vede.Il problema è che di padre e madre non si può più parlare. Nemmeno in tv. E nemmeno tra gli psicoanalisti. Chi lo fa rischia di essere radiato. È la "maledizione" che da qualche anno colpisce Giancarlo Ricci, 50 anni di studi alle spalle e tre libri sul tema (Il tempo della postlibertà, Il padre dov'era, Sessualità e politica, Sugarco editore), finito alla sbarra davanti all'Ordine per aver detto su Rete4 tre anni fa una frase evidentemente gravissima: "La funzione del padre e della madre è essenziale e costitutiva del percorso di crescita". Come? Avete capito bene. "Sono stato in ballo per tre anni - dice Ricci al Giornale - è assurdo dover dimostrare che per educare un figlio serve un padre e una madre ". Anche la psicanalisi si deve piegare al politicamente corretto? Evidentemente sì, visto che secondo gli accusatori di Ricci l'affermazione sarebbe "discriminatoria nei confronti delle famiglie arcobaleno " e di chi ha perso la mamma o il papà. D'altronde quando è stata pronunciata, nel gennaio del 2016, si era in pieno delirio da legge Cirinnà sulle unioni civili ("È stato un fatto gravissimo mettere il voto di fiducia su un tema etico", sottolinea lo psicologo), e quindi è stato facile per l'Ordine mettere Ricci sotto processo. Ci sono voluti tre anni, perché d'altronde il tema era veramente complesso, Freud mica ci ha messo poco a inventare la psicanalisi, ma alla fine Ricci è stato assolto per "insufficienza di prove": 7 a 7 e favor rei. Con una serie di voli pindarici il consiglio dell'Ordine ha stabilito infatti che a essere processato non era tanto cosa aveva detto ma "come". Duecento secondi di parlato in una segmento da 40 minuti. Nel dispositivo infatti si legge: "Le sue affermazioni non erano riferibili a un proprio orientamento ma erano riportate in maniera da poter essere intese come la rappresentazione di un sapere condiviso all'interno della comunità professionale". "Servono mamma e papà ? Questo lo dice lei..." . detto in non psicanalese.Nei tre anni di istruttoria non sono mancati i colpi di scena, due consiglieri sono stati ricusati (inutilmente) perché considerati i fautori della linea che vuole sostenere il pensiero Lgbt, un teste d'accusa più o meno "reticente", una camera di consiglio durata due mesi, dal 17 gennaio al 20 marzo, quando è stato comunicato l'esito a Ricci. "Tenere sospeso il giudizio per due mesi è sadismo, sapevo che c'era stata una sentenza...", è lo sfogo dello psicanalista finito dal lettino alla graticola. E ancora non è finita: "È il terzo procedimento disciplinare dopo quello del 2009 e del 2012, e ne ho altri tre. È una specie di stalking", dice con la voce rotta, poi respira e cita uno dei suoi aforismi preferiti di Karl Kraus, amico di Freud: "La libertà di pensiero l'abbiamo conquistata. Adesso ci manca il pensiero". E pure il papà.