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500 ex calciatori a caccia di risposte. La replica al presidente Grosso: “Trasparenza proclamata ma negata”
Oggi 07-03-26, 09:09
Sono cresciuti e adesso sono oltre 500 gli ex tesserati che cercano risposte dal Fondo di Fine Carriera: si è esteso il fronte dei calciatori e allenatori che il 13 febbraio scorso ha chiesto lumi sulla gestione dei loro contributi. Non hanno intenzione di arretrare e in queste ore la società di consulenza che li affianca, la Offside FC, ha replicato - attraverso una lettera a firma dell'amministratore delegato Andrea Ferrato - alle recenti dichiarazioni dell'Avvocato Grosso, presidente del Fondo di accantonamento delle indennità di fine carriera, che nelle settimane scorse aveva a sua volta difeso l'operato del Fondo. Queste le parole integrali di Ferrato: "Egr. Avv. Grosso, ho letto con attenzione la nota diffusa a mezzo ANSA e la ringrazio per la tempestività della sua risposta alle domande sollevate nel corso della conferenza stampa dedicata al Fondo di Fine Carriera che lei presiede. Purtroppo, la nota contiene affermazioni che non posso lasciare senza replica, perché alcune sono giuridicamente errate, altre sono fuorvianti, e almeno una è - mi passi il termine - paradossale. Procedo, pertanto, con ordine. 1 "Il Fondo ha sempre operato nella massima trasparenza” Prendendo atto della vostra apodittica dichiarazione, potrebbe chiarire per quale ragione il Fondo ha opposto un rifiuto formale alla richiesta di Emiliano Viviano di esibire i bilanci approvati ai sensi dell'art. 19 dello Statuto, relativi agli anni della sua attività professionistica? Le rammento che la questione è oggi pendente davanti al Tribunale di Roma proprio perché il Fondo ha negato l'accesso a un proprio iscritto. La trasparenza non è un principio che prende forma attraverso una dichiarazione pubblica. Non si proclama in una nota stampa bensì si realizza consentendo agli associati di consultare la documentazione che li riguarda. Un ente che rivendica trasparenza e al contempo si oppone in giudizio alla sua attuazione consegna all'opinione pubblica una contraddizione in termini che non richiede commenti giuridici particolarmente sofisticati. 2 "È soggetto alla vigilanza di un Collegio sindacale triadico” Il Collegio sindacale è un organo interno, nominato e retribuito dall'ente medesimo. Si tratta di controllo endogeno, non di vigilanza esterna e indipendente. Nessuna autorità di settore - né la COVIP, né la CONSOB, né l'IVASS - esercita funzioni di supervisione sul Fondo. E non le esercita per una ragione precisa, che lei conosce meglio di chiunque altro: il Fondo si è strutturato come associazione non riconosciuta ai sensi dell'art. 36 del Codice Civile, configurazione che lo colloca al di fuori del perimetro regolatorio cui sono assoggettati i fondi previdenziali e i fondi di investimento che gestiscono risorse di lavoratori. Questa è una scelta che definirei “architetturale”, non una casualità. E produce conseguenze dirette sulla tutela degli oltre 60.000 tesserati interessati dal 1975 ad oggi. 3 "Il bilancio è sottoposto, volontariamente, a revisione legale” La parola decisiva, avvocato Grosso, è "volontariamente". Nessuno obbliga il Fondo alla revisione legale perché nessuna norma lo qualifica come soggetto vigilato. La revisione volontaria è un tentativo di “cosmesi istituzionale” che non sostituisce la trasparenza sostanziale verso gli associati, ossia la possibilità per ciascun iscritto di accedere ai bilanci e verificare come vengono gestite le risorse collettive: i rendimenti degli investimenti, gli eventuali avanzi di gestione, la destinazione delle somme non richieste dai calciatori che non erano a conoscenza del meccanismo. Il revisore svolge una funzione tecnica nei confronti dell'ente. L'accesso informativo degli iscritti è un tema distinto. 4 "Tutti gli iscritti possono accedere online alla propria posizione individuale” Questa informazione è superflua e deviante. L'accesso al saldo individuale non equivale, in nessun modo, all'accesso ai bilanci aggregati del Fondo. Sono due ordini di informazione completamente distinti. Sapere quanti soldi ha accumulato un singolo iscritto non chiarisce nulla riguardo a una serie di interrogativi. Come vengono investiti i fondi collettivi? Quali rendimenti producono tali investimenti? Come vengono contabilizzati e distribuiti gli eventuali avanzi? Cosa accade alle somme dei calciatori che non le hanno mai richieste, spesso perché mai informati della loro esistenza? 5 "Nessun iscritto ha mai agito nei confronti dell'ente per la mancata corresponsione delle somme dovute” L'assenza di contenzioso non costituisce, di per sé, prova della piena conoscenza dei diritti da parte degli aventi titolo. Molti calciatori stranieri che hanno militato in Italia anche solo per una stagione non sanno dell'esistenza del Fondo. Molti italiani, a fine carriera, non vengono contattati proattivamente. L'iter per ottenere le somme - che prevede una doppia autenticazione davanti a pubblico ufficiale - è incomprensibilmente complesso. Chi non conosce il sistema semplicemente rinuncia o non agisce mai, né lo fa la propria famiglia dopo la morte dell'avente diritto. Brandire l'assenza di contenzioso come dimostrazione di buona gestione, quando quella stessa assenza è il prodotto diretto di un deficit strutturale di informazione, è un argomento che chiedo gentilmente all'avvocato Grosso di poter rettificare in sede giudiziaria. 6 "Tentativi strumentali, di natura esplorativa e privi di concreti elementi giustificativi” Definire "strumentale" la richiesta di un iscritto di accedere ai bilanci del proprio fondo è un esercizio retorico che non trova copertura giuridica. Il diritto di controllo degli associati è sancito dall'art. 20 del Codice Civile. La nozione di "concreti elementi giustificativi" che lei evoca non figura nello Statuto del Fondo, né in alcuna norma che disciplini il diritto di informazione degli iscritti a un ente che gestisce risorse prelevate coattivamente dalle loro retribuzioni. Un calciatore che chiede di vedere i bilanci del fondo al quale versa obbligatoriamente il 7,5% della propria retribuzione non deve giustificare la propria curiosità. È il Fondo che deve giustificare il proprio diniego. Evidentemente sarà il Tribunale di Roma a stabilire chi ha ragione. Conclusione Non siamo qui per fare la guerra a nessuno e non ci sarà MAI alcuna volontà conflittuale da parte nostra. Siamo qui perché oltre 500 tra ex calciatori e allenatori - professionisti che per anni hanno alimentato questo sistema - da noi rappresentati chiedono risposte che ogni associato ha il diritto di ricevere. Siamo qui perché esistono, potenzialmente, decine di milioni di euro di somme non riscosse da calciatori che non sono stati informati rispetto ai loro diritti. Siamo qui perché il modello attuale - iscrizione coattiva, gestione discutibile, erogazione su richiesta, assenza di vigilanza esterna - non è degno di un sistema calcistico che si definisce tra i più avanzati d'Europa. Se la gestione è corretta - come auspichiamo - la piena apertura documentale verso gli associati non potrà che rafforzarne la credibilità. È quanto lo Statuto prevede. È quanto la legge tutela. Ed è quanto attendiamo che il Tribunale di Roma imponga".
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