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L'ammucchiata opportunista della sinistra anti Meloni
Oggi 07-03-26, 10:39
All'opposizione in Italia piace l'ammucchiata. No, non c'è bisogno di scomodare i doppi sensi. L'ammucchiata è solo politica, perché all'opposizione piace tutto ciò che non sta bene al governo, indipendentemente da ogni coerenza, ogni senso politico, ogni concreta utilità per la nazione. Pensateci: all'opposizione piace Sanchez e piace Macron, che tra loro stanno in luoghi politici diversi. Uno è un socialista spagnolo che governa con i separatisti, l'altro un centrista francese che flirta con l'Europa liberale. All'opposizione piace criticare Trump a prescindere, non importa se questo finisce per agevolare quelli come Maduro. Trump, con i suoi difetti, ha isolato il regime venezuelano, imponendo sanzioni che hanno colpito il cuore del chavismo. Ma no, per l'opposizione italiana Trump è il male assoluto, e così facendo si allineano con i dittatori sudamericani che opprimono i popoli. Coerenza zero, solo odio ideologico. All'opposizione piace criticare Israele sempre e comunque, non importa se finisce per diventare un vantaggio per Hamas o l'Iran. Israele combatte per la sua sopravvivenza contro terroristi che usano scudi umani, ma per l'opposizione è sempre colpa di Netanyahu. Risultato? È questa la politica estera che vogliamo? Un'Italia che strizza l'occhio ai nemici dell'Occidente? E poi c'è il No al referendum, non importa se in tutte le democrazie c'è la separazione delle carriere. Negli Usa, in Francia, in Germania, pm e giudici hanno percorsi distinti: è il sale della giustizia imparziale. Ma qui, l'opposizione grida al golpe, difendendo un sistema obsoleto che mescola accusa e giudizio. Per cosa? Solo per contrastare il governo, fregandosene dell'efficienza giudiziaria. Ecco che allora il punto centrale diventa uno solo: decidere da che parte stare, su ogni singolo tema, guardando all'interesse nazionale. Basta con l'ammucchiata opportunista! L'Italia non è un'arena per vendette personali o ideologie astratte. Deve scegliere posizioni chiare, basate su ciò che conviene al Paese. Prendiamo la crisi in Medio Oriente. È evidente che la cosa giusta per l'Italia è stare dalla parte di Israele, degli Stati Uniti, delle nazioni del Golfo che stanno appoggiando un'azione militare contro l'Iran. Un'azione che colma, dolorosamente, il vuoto di decenni di diritto internazionale non applicato e di Nazioni Unite totalmente inefficienti. Qui non si tratta di fare per la guerra, infatti l'Italia non partecipa attivamente, ma di capire che l'Iran ha giocato un ruolo nefasto negli ultimi decenni a livello mondiale, sostenendo tutte le peggiori iniziative politiche, militari e terroristiche indirizzate a colpire l'Occidente. Dagli Hezbollah in Libano a Hamas a Gaza, passando per gli Houthi nello Yemen: Teheran è il burattinaio del caos. Stare con Israele significa difendere la stabilità mediterranea, i nostri commerci, la nostra sicurezza energetica. Poi c'è il referendum sulla separazione delle carriere. Anche qui è semplice capire da che parte ha senso stare, guardando l'interesse nazionale: una sana separazione significa non ledere l'autonomia della magistratura, ma distinguere i percorsi tra chi indaga e chi giudica, esattamente come avviene in tutte le democrazie rispettabili del pianeta. In Inghilterra, il Crown Prosecution Service è separato dai tribunali; in Spagna, fiscales e jueces hanno carriere distinte. Perché noi dovremmo rimanere ancorati a un modello che genera conflitti e ritardi? Il Sì al referendum è un passo verso una giustizia più veloce, più equa, più europea. Il No dell'opposizione è solo un riflesso pavloviano: opporsi per opporsi, senza pensare al bene comune. In fondo, l'opposizione italiana soffre di una sindrome cronica: l'anti-governismo patologico. Ma l'Italia merita di più.
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