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A Savona il primo alloggio Aisla per persone con Sla e famiglie
Oggi 23-03-26, 17:15
Roma, 23 mar. (Adnkronos Salute) - Sabato 21 marzo, sulla spiaggia di Savona che Silvia amava – il suo mare, il suo orizzonte – è stato posato il primo mattone de 'La casa di Silvia'. Non un gesto simbolico, ma una scelta concreta: trasformare una casa che rischiava di essere perduta in un luogo restituito alla comunità. "Non è un caso che tutto questo sia accaduto nel primo giorno di primavera. Perché questa storia parla esattamente di questo: rinascita". Sono queste le parole con cui Alberto Fontana, delegato del Consiglio direttivo nazionale Aisla e promotore dell'iniziativa, ha richiamato il senso del progetto, chiarendone anche la funzione concreta: 'la casa di Silvia' sarà messa a disposizione delle persone con Sla e delle loro famiglie come luogo accessibile e attrezzato, dove poter trascorrere periodi di vita al mare, durante tutto l'anno. "Non è solo una casa. È una scelta precisa: rendere possibile ciò che troppo spesso non lo è. Restituire tempo, spazio e normalità alle persone e alle famiglie. Aisla si assume questa responsabilità insieme alla famiglia Codispoti, ai volontari, alle istituzioni e a tutti coloro che hanno riconosciuto in questa storia un bene che riguarda tutti". La cerimonia si è svolta sulla spiaggia pubblica dello 'Scaletto senza scalini', luogo simbolo di accessibilità e inclusione della città di Savona. "Diciotto anni fa è iniziato tutto da qui, da uno scaletto semplice. Poi abbiamo capito che non bastava togliere gli scalini fisici: bisognava togliere quelli mentali. È così che questo spazio è diventato un luogo per tutti - racconta Ugo Capello, 'Coop Scaletto senza scalini'-. Oggi questa casa è un sogno che si realizza e un valore per tutta la città". A confermarlo è stato Riccardo Viaggi, assessore alle Politiche sociali del Comune di Savona, che ha portato i saluti dell'Amministrazione comunale, esprimendo piena disponibilità e convinto sostegno al progetto. "Quella di Aisla diventa anche una responsabilità pubblica e costruzione di valore condiviso. 'La casa di Silvia' è esattamente questo: una risposta concreta che nasce da una storia e diventa patrimonio di tutti". La Casa di Silvia prende forma anche così: per stratificazione di gesti, per responsabilità condivise, per fiducia. A breve - riprorta una nota di Aisla - inizieranno i lavori di ristrutturazione dell'immobile, di circa 80 metri quadrati, per renderlo pienamente operativo e metterlo a disposizione delle persone con Sla e delle loro famiglie a partire dalla prossima stagione estiva. Occorreranno nuove risorse, ma un primo tratto di strada è già stato costruito insieme: l'acquisto dell'immobile è stato possibile grazie al contributo delle Sezioni territoriali Aisla – da Savona-Imperia a Brescia, da Asti alla Calabria, da Como al Friuli-Venezia Giulia, da Genova a Varese – e al sostegno di una rete di amici e donatori che hanno scelto di esserci. Tra questi, la Fondazione Vialli e Mauro, la Fiascolata di Dego e la Cooperativa Spazio Aperto. La posa del primo mattone è avvenuta in una cerimonia semplice, essenziale. Sulla spiaggia, le bandiere sventolavano leggere, fissate ai tronchi restituiti dal mare, come segni di una presenza che non invade, ma accompagna. Poi, sulle note di 'Primavera' di Luca Carboni, quel gesto ha preso forma. Non un rito, ma un passaggio. Un inizio. A segnare questo momento - si legge - una lastra di ardesia ligure, incisa con parole che non chiedono spiegazioni: “Qui nasce la casa di Silvia. Un luogo di accoglienza e libertà. 21 marzo 2026. La vita è bellissima". A realizzarla è stata Fazzari Marmi. Un contributo arrivato in silenzio, che Aisla ha scelto di rendere noto: Franco Cavuto, titolare, dopo aver verificato tempi e fattibilità, ha deciso di includere questo lavoro tra le donazioni a sostegno del progetto. Un gesto riservato, che restituisce il senso più autentico di ciò che è accaduto: una comunità che si muove, che partecipa, che aggiunge, ciascuno per la propria parte. E forse è proprio qui il punto. Non nella cerimonia, ma in ciò che ha reso possibile quel momento. Perché questa casa, ancora prima di essere costruita, è già abitata. "Se questa casa oggi esiste, è perché Silvia ci ha insegnato a non arrenderci mai. Per vent'anni - le parole di Pino Codispoti, papà di Silvia - abbiamo vissuto ogni giorno insieme, dentro la malattia, ma senza lasciare che fosse lei a definire tutto. Questa casa non è un ricordo. È il modo che abbiamo trovato per continuare a prenderci cura, anche adesso. Se potrà essere utile anche solo a una persona, allora tutto questo avrà senso. Perché la vita, come ricordava sempre Silvia, nonostante tutto resta una cosa bellissima. E trova sempre il modo di ricominciare".
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