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Attacco Usa alle basi, la minaccia dell'Iran. Perché "l'Isola proibita" è ora il centro della guerra
Oggi 14-03-26, 12:21
Gli Stati Uniti rivendicano il successo dell'operazione della scorsa notte contro l'isola iraniana di Kharg, assicurando di non aver colpito le installazioni petrolifere. In un post su X, il Comando centrale americano (Centcom) scrive: "Ieri sera, le forze statunitensi hanno condotto un attacco di precisione su vasta scala sull'isola di Kharg, in Iran. L'attacco ha distrutto depositi di mine navali, bunker per missili e numerosi altri siti militari. Le forze statunitensi hanno colpito con successo oltre 90 obiettivi militari iraniani sull'isola di Kharg, preservando al contempo le infrastrutture petrolifere". L'attacco era stato annunciato dal presidente Donald Trump che aveva provocato la reazione di Teheran. Ora le forze armate iraniane minacciano, in seguito ai raid Usa a Kharg, di distruggere le infrastrutture dell'energia di proprietà di aziende che cooperano con gli Stati Uniti se saranno attaccati i propri siti. L'annuncio arriva "in risposta a dichiarazioni" formulate da Trump secondo cui le forze Usa avevano "cancellato" obiettivi militari a Kharg, hub del petrolio iraniano. Ma perché Kharg è diventato il fulcro della guerra? "L'isola proibita", così gli iraniani la chiamano, è un centro nodale dal quale transita il 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. Con una superficie di 20 chilometri quadrati Kharg si trova a circa 25 chilometri dalle coste iraniane nella provincia di Bushehr e a oltre 400 chilometri dallo Stretto di Hormuz. L'attacco ordinato nella notte da Donald Trump, solamente sulle infrastrutture militari e non su quelle petrolifere, suona come un monito alle autorità iraniane che stanno bloccando il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz facendo aumentare il prezzo del greggio al barile. I suoi lunghi moli che si protendono in acque piuttosto profonde sono ideali per ospitare 'super petroliere' e - come riporta la Cnn - la Cia già in un documento datato 1984 affermava che le sue infrastrutture sono "le più vitali per il sistema petrolifero iraniano" e il loro funzionamento è "essenziale per il benessere economico dell'Iran". Gli esperti affermano che bombardare o conquistare il sito, punto di arrivo degli oleodotti provenienti dai giacimenti petroliferi iraniani del centro e dell'ovest del paese, da parte delle forze statunitensi causerebbe probabilmente un aumento prolungato dei prezzi del petrolio, già in forte crescita, poiché equivarrebbe a interrompere completamente le esportazioni giornaliere di greggio dell'Iran. Neil Quilliam del think tank Chatham House ha affermato che qualora le infrastrutture petrolifere dell'isola corallina venissero attaccate il prezzo del petrolio al barile potrebbe salire "fino a 150 dollari" in quanto l'area è di importanza strategica "per i mercati energetici globali". Secondo Michael Rubin consigliere senior del Pentagono per l'Iran e l'Iraq durante l'amministrazione di George W. Bush, un attacco a Kharg potrebbe essere un modo per paralizzare economicamente il regime iraniano in quanto "se non riescono a vendere il proprio petrolio, non possono pagare gli stipendi".
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