s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Censurano CasaPound ma alla Camera accoglievano Hannoun con i tappeti rossi
Oggi 31-01-26, 07:28
Laura Boldrini e Nicola Fratoianni ieri erano in prima fila per cacciare gli sgraditi «fascisti» dalla Camera dei deputati. «Con noi non si entra», il grido di battaglia per impedire l'ingresso nella sala stampa di Montecitorio ai rappresentanti del comitato "Remigrazione e riconquista", tra i quali il portavoce di CasaPound. Eppure, Boldrini e Fratoianni sono gli stessi parlamentari che in passato hanno accolto Mohammad Hannoun con tutti gli onori nel parlamento italiano. Nelle scorso settimane, quando qualcuno gliene ha chiesto conto, si sono quasi indignati. «Ora basta», è sbottata l'ex presidente della Camera oggi deputata del Pd, «ho incontrato Hannoun solo una volta, per pochi minuti, nel 2022: mi ha parlato dei rischi che i giornalisti corrono lavorando in Palestina». Il leader di Avs è sembrato cadere dalle nuvole: «Non è amico mio. L'ho incrociato una sola volta, diverso tempo fa, a una conferenza stampa in cui c'erano moltissime persone». La loro difesa è la seguente: non sapevamo chi fosse, non c'erano campanelli d'allarme sul fatto che fosse pericoloso. È vero che la Digos lo ha arrestato solo il 27 dicembre scorso con un'accusa pesante: secondo la procura di Genova sarebbe il capo della «cellula» italiana di Hamas. Le sue posizioni radicali, però, erano già ampiamente note. I suoi elogi al 7 ottobre erano pubblici, come le sue dichiarate «simpatie» per la «resistenza» in Palestina. Non erano un mistero neppure le sanzioni del Dipartimento del Tesoro Usa e i segnali di allarme arrivati ripetutamente dall'intelligence israeliana. Le due figure di spicco della sinistra italiana però erano all'oscuro di tutto. Nessuno aveva spiegato a Fratoianni chi fosse. «Il fatto che si sia trovato nello stesso posto in cui c'ero anch'io non significa nulla», ha detto recentemente. Piccolo particolare: la conferenza era organizzata proprio da lui. E in sala c'era anche Matteo Orfini. Lo stesso Orfini che ieri ha frapposto il suo corpo all'ingresso dei «remigrazionisti» alla Camera. I tappeti rossi ad Hannoun negli anni sono stati stesi anche da altri partiti. Nello specifico, il Movimento 5 Stelle, con la sua deputata Stefania Ascari, che nel 2023 lo ospitò in conferenza per fargli presentare un rapporto della sua associazione. Lei, almeno, ha avuto il buon senso di non trincerarsi dietro i «non ricordo». Anche perché non avrebbe potuto. I due si conoscono bene, visto che hanno organizzato assieme delle missioni umanitarie in Medio Oriente. Insomma, CasaPound non può entrare a Montecitorio, Hannoun sì. Serve un'altra prova di questo doppio metro di giudizio? Il 22 gennaio presso la sala Berlinguer della Camera, il Pd ha organizzato un evento in cui si commemorava il 61° anniversario di Al Fatah con il volto dello storico leader Yasser Arafat sul manifesto, e in cui si chiedeva la liberazione di Marwan Barghouthi. Chi c'era in prima fila ad ascoltare? Ahmad Mohammad Suleiman Mousa, meglio conosciuto come Abu Omar. È una delle figure più vicine ad Hannoun, il suo referente romano. Ed è indagato nella stessa inchiesta Domino sui finanziamenti ad Hamas.
CONTINUA A LEGGERE
4
0
0
