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Feltri smonta i teoremi: ecco perché è sbagliato indagare il poliziotto di Milano
Oggi 31-01-26, 07:49
Ha ragione Capezzone e hanno torto marcio i magistrati che se la prendono con lui perché scrive quel che il mondo pensa e nessuno ha il coraggio di dire con la medesima forza: il polizotto di Milano, che ha sparato allo spacciatore nordafricano armato di pistola, non andava indagato. E accusarlo di omicidio volontario è stato un errore madornale che purtroppo pagheremo caro perché stiamo togliendo dignità e valore non solo al singolo agente coinvolto nella sparatoria ma all'intero corpo dei difensori dello Stato. La vicenda la conoscete. In una zona di Milano, che chiamano il boschetto di Rogoredo, si spaccia e si crepa tutti i giorni. Una famiglia di marocchini gestisce il flusso della droga, rifilando dosi di eroina e cocaina a poveri disperati in cerca di sballo a prezzi stracciati. È un'organizzazione meticolosa, da clan mafioso: quadri, vedette, persino cavallini da sbattere in giro a seminare morte. Qualche derelitto crepa. Qualche altro esce barcollante. Ma tutti tornano in quel luogo immondo che sembra un girone dantesco. I pendolari dell'eroina. Smunti, allampanati, magri come cenci messi a stendere sui balconi di città e sigillati nella loro fame di roba dannata. Non scherzo. C'è persino un treno dell'alta velocità che arriva in stazione e avanza in quella terra desolata. I binari si allungano sottili nella nebbia e talvolta interrompono le fughe dei pusher africani lesti come lepri. Situazioni estreme, certo. Cancri di periferie metropolitane lasciati imputridire per incapacità della sinistra al governo della città. A due passi c'è persino una delle strutture sportive degli imminenti giochi olimpici (l'Arena Santa Giulia) e un quartiere che dovrebbe essere l'emblema della rigenerazione urbana. La morte nel boschetto e la resurrezione sulla pista del ghiaccio... basta non guardarsi attorno. Non è facile ironia. Non è moralismo da quattro soldi. Lo vivo come un cedimento della legalità e una sconfitta per noi tutti. Ricordo un tempo, in quel luogo, in cui i drogati morivano sulle panchine e beccavano l'assoluzione dei preti davanti ai flash di fotografi a caccia di scoop. Oggi stanno nascosti in piccole tende. O accucciati nei cespugli come corpi rotti, in attesa della dose e di farsi a costo zero. Mi dai la roba, mi faccio una pera e poi vado in giro a spacciare la morte per te. Lì dentro finiscono adulti avvizziti. Ma anche ragazzini di 14 anni con l'acne sulle guance e le mamme che si dannano l'anima per recuperarli e portarli fuori dal guado. Il poliziotto di Milano si è visto spuntare un energumeno da lontano. Gli ha intimato l'alt, gli ha chiesto di fermarsi ma quello ha estratto una pistola dalla tasca e gliel'ha puntata contro. Era a salve? Non poteva saperlo l'agente, nella notte di quella selva urbana, a 30 metri di distanza. E ha colpito la sagoma, per non finire lui o qualcuno dei suoi colleghi stecchito a terra come un uccellino impallinato. Cosa avrebbe dovuto fare scusate? Aspettare il colpo e ringraziare? Mi spiace che sia morto un ragazzo ma leggete il suo curriculum criminale: senza permesso di soggiorno e con precedenti per spaccio, resistenza, rapina e lesioni. Aveva già ferito un carabiniere, lo sapete? Spacciare è un crimine orrendo, e chi commette un crimine sa i rischi che corre. Quel poliziotto ha fatto solo il suo dovere. E andrebbe ringraziato, specie da chi ha perso un figlio, un amico, una moglie, uno zio per via dell'eroina spacciata in certi luoghi. Invece la magistratura ha aperto un fascicolo per omicidio volontario. L'accusa più tremenda per un uomo dello Stato. Vent'anni di onorato servizio disintegrati al cospetto del mondo per aver ucciso un criminale («passa le pene dell'inferno», dicono i colleghi), mentre i parenti del criminale vanno davanti ai microfoni del tg e piangono giustizia (forse arriverà anche la richiesta di risarcimento) come vittime del sistema: «Mio cugino era lì per spacciare, faceva solo il suo lavoro». Incredibile. Mi ricorda tanto le borseggiatrici sorprese dalla polizia nelle nostre stazioni. Anche loro si difendono dicendo che arrestarle è interruzione di servizio (non pubblico per fortuna) e influirà sull'andamento lavorativo e sul bilancio famigliare. Siamo un paese di idioti. Combattiamo i poliziotti. E ci schieriamo con chi delinque. Non mi stupirei che la polizia o i carabinieri smettessero di fare il loro dovere. O rassegnassero in massa le dimissioni per sfinimento, accerchiamento, oltraggio alla professione. Perché vittime di una delegittimazione senza precedenti. L'odio contro lo sbirro è vecchio come il mondo, è vero. Ma negli ultimi mesi ha assunto proporzioni preoccupanti, ancor più quando si ammanta del buonismo inclusivo e viscido di una sinistra melliflua e salottiera. Pensate solo ai cortei dei pro-Pal o dei collettivi, con gli agenti schierati in tenuta antisommossa e coperti di sputacchi da ragazzini scalmanati in cerca di ribalta. O alla vicenda Ramy, con la sinistra a soffiare sul fuoco e a prendersela con i carabinieri che hanno inseguito il ragazzo egiziano. Il risultato è che certe periferie ora sono diventate impenetrabili, fortini di maranza in cui la polizia viene dileggiata sui muri e presa a sassate se tenta un semplice controllo. Leggete anche le statistiche. Nel 2024 gli agenti feriti per l'ordine pubblico sono stati il 200% in più. Trattati come bersagli nelle manifestazioni che loro devono vigilare. O finiti nel tritacarne per aver fatto il loro dovere di poliziotti. Hanno ragione i sindacati a incazzarsi. La normalità ormai è pensare che un poliziotto o un carabiniere debbano subire ogni tipo di sfogo. E non possano reagire se qualcuno gli punta una pistola contro. Mestiere gramo, direi deprimente. Escono alla mattina e non sanno se alla sera torneranno a casa e rivedranno i figli. Non solo hanno l'obbligo di limitare gli sfracelli che combinano i delinquenti e assicurare la tutela dei cittadini, ma devono avere una reazione che non offenda il ladro, l'assassino, lo spacciatore. E che sia moderata, misurata, quasi benevola. Il perdono cristiano ancora prima di assicurare il manigoldo alla giustizia. Il tutto per uno stipendio da fame: 1.550 euro al mese se va bene. È il mondo all'incontrario signori, e io non mi riconosco. Forza polizia e forza carabinieri, dunque. Chi delinque avrà la mia pietà solo da morto o in galera.
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