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Conte vuole farsi il nuovo partito. E Silvia Salis manda lo sfratto a Schlein
Oggi 11-04-26, 09:14
Al tavolo del poker siede un giocatore convinto delle sue carte. E del favore degli astri: «Ci riproverò». Con sprezzo del pericolo, ha deciso di caricare il piatto sull'ultima mano. Lo guida una logica ferrea: vincerò le primarie e subito dopo fonderò un nuovo partito. A rigirarsi una combinazione che crede imbattibile è Giuseppe Conte, l'impenetrabile mazziere che punta a sbancare la vicina di sedia, Elly Schlein. Il rilancio al buio è l'ultimo espediente dell'ex premier, con messaggio subliminale: sono il candidato forte, seguitemi. Il “pokerista”, durante l'informativa di Giorgia Meloni a Montecitorio giovedì, ha deciso di abbandonare ogni remora. La causa scatenante, sussurrano fonti pentastellate, è quel duetto, giudicato insopportabile, tra la presidente del Consiglio e l'inquilina del Nazareno. Tanto più che si affaccia la terza pretendente, Silvia Salis che ieri, per la prima volta in chiaro, ammette: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni, lo prenderei in considerazione». La sindaca di Genova ha in mente un piano subdolo: no alle primarie, mi devono portare la “corona” a domicilio. Bisogna fare presto, pensa Conte, via con il progetto di lungo corso: sbanco i gazebo e poi si parte con la rifondazione contiana, addio M5S. Ironia della sorte: un modo per accontentare Beppe Grillo, che proprio in questi giorni ha rivendicato la titolarità del simbolo e del nome della creatura che fondò. L'avvocato di Volturara Appula alza le spalle: senza di me quel movimento non conta più nulla. E a lui ora serve altro, basta con gli orpelli del passato. Così , in via di Campo Marzio, si accarezza l'idea di un partito da lanciare a cavallo tra la fine e l'inizio della nuova legislatura. Con un obiettivo di fondo: trasformare Pd e AVS in satelliti che girino stabilmente attorno al nuovo sole all'orizzonte. I dettagli sono definiti: martedì la presentazione del libro “La nuova primavera”. La copertina è già un programma, a partire dal suo volto affidabile con l'abito da presidente. Il sottotitolo è il succo: «La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l'Italia». La parola chiave è “progressista”, che sarebbe anche la vocazione della formazione in fieri. Non di destra, non di sinistra, ma mobile e popolare, l'orientamento. Le linee di politica internazionale sono quelle disegnate con una testata estera: «Servono rapporti più stretti con la Cina». Conte fa affidamento su gruppi parlamentari e ramificazioni territoriali composti esclusivamente da fedelissimi. Un punto a favore che può essere decisivo rispetto alla polveriera in continua ebollizione che riguarda il Pd. La quasi rissa scoppiata platealmente sui banchi di Palazzo Madama tra i senatori dem Filippo Sensi e Alessandro Alfieri racconta un disagio fortissimo nella doppia componente riformista. Poi Elly Schlein non può dimenticare la spina nel fianco, le quinte colonne interne schierate con il “nemico”. Gli sherpa dell'ex presidente del Consiglio sanno qual è la mossa vincente: costringere i partner a primarie a turno unico. La via più efficace per lasciare la segretaria a bagno maria: non la voteranno neanche i suoi. Insomma altro che la “principessa” di Genova. A seguire la rivoluzione: una nuova avventura a sua immagine e somiglianza. Se non bluffi, non vinci.
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