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Duello Calenda-Bonelli sul referendum: “Irrispettoso verso la Costituzione"
Oggi 12-03-26, 09:33
Il dibattito sul referendum giustizia è stato al centro della puntata dell'11 marzo di "Realpolitik", trasmissione di Mediaset condotta da Tommaso Labate. In studio, a confrontarsi sulle modifiche costituzionali e sul ruolo della magistratura, erano presenti Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra e Carlo Calenda di Azione. Il confronto su Rete4 si è acceso a partire dalle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha attaccato i giudici in Aula. Bonelli ha commentato duramente: "Dovrebbe smetterla di attaccare i magistrati, anche perché qualcuno dovrebbe chiedere loro scusa se pensiamo a quello che è accaduto a Rogoredo". Il leader di AVS ha denunciato lo strumentale uso politico di vicende giudiziarie delicate, ricordando come "il capogruppo di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami, abbia fatto un indecente post dicendo ‘votiamo sì perché così difendiamo il poliziotto', salvo poi scoprire che quel poliziotto aveva disonorato le divise di tantissimi altri poliziotti". Sul referendum, Bonelli ha ribadito la sua posizione chiara: "È un referendum sulla Costituzione, non su Meloni, dobbiamo informarci sul merito, tenendo la testa pulita dalla faziosità". Secondo Bonelli, la riforma proposta metterebbe a rischio l'indipendenza dei magistrati, compromettendo il rapporto tra giudici e pubblici ministeri e indebolendo un presidio liberale essenziale. Calenda, dal canto suo, ha sostenuto il "Sì" e ha invitato a guardare al referendum con un approccio pragmatico: "Io credo che la separazione delle carriere sia un presidio liberale, in tutti i Paesi liberali. Non penso che se vincerà il 'No' o il 'Sì' ci saranno le cavallette piuttosto che l'apocalisse". Secondo il leader di Azione, è necessario valutare le riforme sul merito e superare la logica del voto di pancia: "Diventa un esercizio irrispettoso nei confronti della Costituzione se votiamo sempre contro qualcuno, senza capire il contenuto del quesito". Il dibattito ha toccato anche la possibilità che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rimanga in carica in caso di sconfessione popolare della riforma. Bonelli ha chiarito che "assolutamente sarà così, del resto la presidente del Consiglio ha detto che non si dimetterà", ma ha sottolineato che il risultato del referendum rappresenterebbe "una grande sconfitta politica per il governo". Calenda ha invece evidenziato come il "Sì" possa favorire cambiamenti già previsti dalla riforma Cartabia, che permette una rotazione tra giudici e pubblici ministeri, anche se limitata: "Nel 2024 su 9 mila magistrati solo 42 hanno fatto questo cambio". Per Calenda, la riforma costituzionale è un passo importante per rendere il sistema giudiziario più efficiente e moderno, senza comprometterne l'autonomia. Non sono mancati i riferimenti alla politica internazionale, con Calenda che ha criticato l'ipocrisia e gli interventi unilaterali in Medio Oriente: "L'Italia non prende parte e non intende prendere parte. Gli interventi militari fuori dal diritto internazionale determinano instabilità, povertà e morte". Bonelli ha condiviso la necessità di una posizione equilibrata, sottolineando l'importanza della diplomazia e del rispetto del diritto internazionale. Il confronto tra Bonelli e Calenda ha così messo in luce due visioni nette: Bonelli invita a votare "No" per tutelare, secondo lui, l'autonomia della magistratura; Calenda, fautore del "Sì", punta a un approccio pragmatico e riformista, esortando gli elettori a valutare il contenuto della riforma con responsabilità, al di là dei facili toni di scontro politico.
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