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Mantovano non fa sconti a Gratteri: “Da lui non semplici opinioni ma minacce”
Oggi 12-03-26, 11:28
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, intervistato da SkyTg24, ha affrontato in rapida successione tre dossier: le dichiarazioni del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri verso un giornalista del Foglio, la riforma della giustizia e la crisi in Medio Oriente. Mantovano non risparmia critiche al magistrato. Le sue, dice, sono "espressioni che certamente quando vengono adoperate da un procuratore della Repubblica non sono semplici opinioni, soprattutto quando hanno un velo neanche tanto sottile di minaccia nei confronti di un giornalista". Il sottosegretario prende poi in prestito, ironicamente, proprio il lessico di Gratteri: "Questa espressione, 'resa dei conti', vorrei prenderla in prestito dal dottor Gratteri, sperando che non mi quereli per questo, perché c'è una fascia significativa e autorevole della sinistra italiana che è favorevole a questa riforma". Un dato che, secondo Mantovano, dimostra come la riforma non abbia "una targa partitica o di maggioranza" ma sia "la conseguenza coerente di un percorso". E rilancia con una previsione sul centrosinistra: "Temo molto che tra le varie rese dei conti annunciate dopo il voto referendario, una riguarderà proprio l'area della sinistra, perché quando si violenta la propria storia, quando si rinnega una parte importante del proprio passato, poi qualcosa succede sempre, non di cruento, perché siamo in una democrazia, ma ho l'impressione che qualcosa accadrà e che il quadro da quelle parti non rimarrà così stabile". Alla domanda se la riforma porterà a un controllo politico della magistratura, Mantovano risponde netto: "È vero esattamente il contrario". E lancia una sfida agli oppositori: "Invito chiunque, in particolare fra i sostenitori del 'no', a trovare un articolo, un comma, una virgola, una parola che vadano nella direzione della subordinazione della magistratura alla politica". Nella Costituzione modificata, sostiene, emergono invece "due parole chiave: autonomia e indipendenza", che devono valere non solo verso gli altri poteri dello Stato "ma anche nei confronti delle correnti". Perché, aggiunge, "l'incidenza delle correnti nella carriera dei magistrati, nella loro valutazione disciplinare ha portato a ledere l'indipendenza e l'autonomia" della magistratura, causando "danni ai cittadini". Le nuove norme "non saranno una bacchetta magica ma gettano le basi per liberare i magistrati dalle correnti". Mantovano prende anche le distanze dalle parole del capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, definendole "certamente infelici" e soprattutto colpevoli di distogliere "dal merito della riforma": affermazioni che, riconosce, "non aiutano assolutamente". Sul fronte internazionale, il sottosegretario descrive uno scenario ad alta tensione per i contingenti italiani all'estero. "La preoccupazione è elevata proprio perché i nostri militari sono esposti nelle zone più a rischio nella ripresa del conflitto tra Hezbollah e Israele oltre che nell'esplosione del conflitto nell'area del Golfo". I soldati, assicura, "sanno bene come comportarsi, hanno delle regole di ingaggio rigorose che seguono alla lettera". Grazie al lavoro congiunto del ministro degli Esteri, dell'intelligence e della Protezione civile, riferisce Mantovano, sono rientrati "praticamente tutti" gli italiani sorpresi nella regione, compresi quelli che dovevano "semplicemente transitare dagli Emirati". Resta alta, tuttavia, la preoccupazione per "le ricadute che tutta la guerra in Iran può avere a medio e lungo termine per le famiglie italiane, per le aziende". La sintesi è in una cifra: "Da uno a dieci la preoccupazione è certamente dieci".
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