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Giudice con la moglie a processo fa da tutor al pm titolare del fascicolo. E il Csm lo assolve: irrilevante
Oggi 18-01-26, 07:41
Il referendum ha già raggiunto un obiettivo: farci scoprire una speciale categoria che può tutto o quasi. Parliamo dei giudici. Seppure la stragrande maggioranza dei togati rispetti le regole e svolga la propria professione come una vera e propria “missione”, non mancano quei furbetti che, sfruttando il ruolo, pensano di poter fare quello che a tutti gli altri non è consentito. Ritenevamo che il poter pubblicare liberamente post sessisti sui social o superare il tradizionale posto di blocco post-festività, solo per essere nipote di “...”, potesse essere il colmo, il limite oltre cui non si può andare. E invece no. I “nostri” possono fare di meglio. A sollevare l'ultima anomalia è il solito parlamentare di Forza Italia Enrico Costa. Quest'ultimo, mediante X, porta alla nostra conoscenza un caso che, senza carte alla mano, stenti a credere. Parliamo della sentenza della sezione disciplinare numero 40 del 2024 che assolve per scarsa rilevanza «il magistrato di sorveglianza che invia al Pm, titolare del procedimento a carico di sua moglie, una mail contenente una ricostruzione giuridica del fatto, dandone una propria interpretazione, tesa a ritenere il reato non configurabile». Per dirla in breve, la persona a cui si fa riferimento riferisce al collega l'episodio in cui è coinvolta l'amata come gli conviene. Un trattamento a dir poco privilegiato, considerando che, secondo la denuncia dell'onorevole azzurro, lo stesso marito-giudice di sorveglianza avrebbe, poi, chiesto di partecipare durante l'interrogatorio della consorte. Quasi per dire, «se sbagli, ti vedo». Detto ciò, un comportamento che risulterebbe anomalo in qualunque parte del pianeta e, dunque, da condannare a prescindere, in Italia viene visto come qualcosa di normalissimo. Tant'è che il Csm addirittura assolve l'autore di tale condotta perché «priva di sostanziale offensività, tenuto conto delle modalità in cui si è estrinsecata, nonché del carattere meramente occasionale dell'episodio e dell'assenza di clamore in ordine al caso». Si arriva, pertanto, alla sentenza che non ti dovresti aspettare e, invece, a cui in Italia siamo abituati: assoluzione per scarsa rilevanza del fatto. La stessa che era toccata alla nipote del magistrato che aveva rifiutato di farsi controllare dagli agenti della Polstrada perché parente di ..., emulando l'indimenticabile Checco Zalone in “Che Bella Giornata” che, per essere discendente di Capobianco, poteva superare qualsiasi paletta. Peccato, però, che qui non parliamo di racconti di fantasia o di sacrosanta satira, ma della realtà. Quel Consiglio Superiore della Magistratura, che secondo le ricostruzioni degli ultimi giorni sarebbe il «più rigoroso d'Europa», analizzando i numeri, forniti dallo stesso Costa, sembra avere un atteggiamento abbastanza “soft” quando si tratta di prendere provvedimenti nei confronti di chi sbaglia. Peggio ancora, d'altronde, fa il Procuratore Generale della Cassazione. Su 1700 segnalazioni che gli arrivano, ne traduce in azione disciplinare il 3,2%. Per fortuna, le nostre toghe sono ligie al dovere e si distinguono per essere “esemplari”. Altrimenti avremmo visto un universo in cui il simpatico Cetto La Qualunque, che pensava di essere al sopra di ogni cosa solo perché politico, sarebbe stato il quotidiano o peggio un “pivellino”. Una cosa è certa, il Tempo continuerà a mettere in rilievo quei "pochi" che pensano di poter essere perdonati solo perché indossano una toga. Così è a rischio la credibilità di un'istituzione di cui l'Italia non può fare a meno.
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Il Tempo
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