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I cartelli turistici rionali ormai sono un rebus
Oggi 29-03-26, 09:00
Nemmeno il Giubileo appena concluso è riuscito a fare il miracolo. Indecifrabili, vandalizzati da scarabocchi, scritte e segni. O proprio occultati, ricoperti da disegni per eludere il degrado. E ancora: vilipesi, in bilico, fatti a pezzi (letteralmente), sfasciati. È la triste fine che, nella Capitale, hanno fatto la maggior parte dei pannelli didattici di vario tipo per i turisti che descrivono perlopiù i luoghi iconici della Città Eterna. Specialmente quelli del progetto Mirabilia, nato del 1999 da un'idea dell'architetto Cristiano Mandich, anche in vista del Giubileo dell'anno Duemila. Un investimento di 5 milioni di euro doveva farli rinascere, questi ultimi. E invece, lo scempio, generale, sotto gli occhi dei romani e dei visitatori dell'Urbe. Ridotti molto peggio di come li avevamo lasciati. Alcuni, già in stato deplorevole, non sono stati rimossi. Sono rimasti così come Il Tempo ne documentò le condizioni in passato, nei servizi del 19 agosto 2022 e, ancora prima, del 14 maggio 2017. E altri – numerosi - se ne sono aggiunti alla nutrita "lista nera" che avevamo stilato. Leggere il testo nei riquadri, in due casi su tre, è impossibile. Spesso si rinuncia a farlo. Solo sintetizzando ciò che abbiamo incrociato nel nostro viaggio in città, ecco il racconto. Se nell'estate del 2022 il cartello didattico indicante il Museo diffuso del rione Testaccio sull'omonimo lungotevere era lurido e pieno di sgorbi che lo rendevano incomprensibile, oggi, a distanza di quasi quattro anni, è interamente coperto: un patchwork di adesivi e pasticci. L'insegna che spiegava la storia di Ponte Sisto è stata ricoperta da una figurazione astratta. Sorte analoga a quella di Lungotevere Aventino. Sul totem ai piedi del Monte dei Cocci, d'obbligo fare lo slalom con lo sguardo tra croci e sigle sparse: i turisti in cerca di notizie, alla prima occhiata veloce perdono la pazienza e scrollano lo smartphone. Più o meno come a Piramide. E la base in ferro battuto – ciò che resta del totem che narrava le gesta di Campo Testaccio - è sempre lì, persa in un angolo del marciapiede, da circa sei anni. Accanto al Parco della Resistenza, il pannello che descrive il rione San Saba non traballa più. In compenso, per decriptarne la mappa serve l'indovino. Le "aggiunte" all'elenco off-limits? Tantissime. Tra le più degne di nota: il cartello della Salita di San Gregorio giace in terra a testa in giù (un pericolo soprattutto per i pedoni). Quello del rione Parione? Un turbinio di tag e adesivi. Similmente a quelli presenti in altri tre rioni: Trastevere, Celio, Monti. È vuoto il pannello a lato della chiesa di San Bernardo alle Terme. Senza contare quelli dedicati ai personaggi della memoria (dalla narrazione cult del film "Ladri di biciclette" sul totem di Lungotevere Ripa a quello in via di S. Elena). E, su un altro fronte, affondano nell'incuria pure la maggior parte dei cartelli del Comune illustrativi dei percorsi ciclopedonali. Ovunque ci si giri in strada, meglio tirare dritto e scomodare una guida.
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