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Il caso dei dossier Report-Bellavia finisce in Antimafia
Oggi 11-01-26, 07:38
Il caso Report finisce in Antimafia. La Commissione, presieduta da Chiara Colosimo, si riunirà martedì mattina, in sede di ufficio di presidenza, per discutere del sempre attuale caso Striano, per i non esperti quello del finanziere, passato alle cronache per l'accusa di aver sottratto oltre 10 mila file dalle banche dati della Dna. File che, poi, sarebbero serviti a creare fascicoli ad hoc per incastrare il politico o il vip scomodo. La novità dell'ultimissima ora, però, è che, secondo fonti di maggioranza, in conclusione saranno citati anche gli altri scandali “dossieraggi”, avvenuti nell'ultimo periodo. In ordine temporale si dovrebbe approfondire in primis la vicenda Equalize, inerente l'agenzia che avrebbe venduto informazioni, illecitamente acquisite, a scopo estorsivo e ricattatorio e, in secundis, l'attualissimo scandalo Bellavia, ovvero quello sui documenti rubati nello studio del commercialista e super-consulente di numerose procure, che tanto sta facendo discutere l'opinione pubblica. Lo scopo finale, sempre secondo fonti di maggioranza, sarebbe accendere un faro su una vicenda, che qualora fosse confermata, rivelerebbe una pericolosissima pesca a strascico per cui chi la pensa in modo diverso diventa un bersaglio di un “sistema”, nato da un intreccio anomalo tra inchieste giudiziarie e indagini televisive. Si cercherà, dunque, di approfondire quegli interrogativi sollevati dal Tempo, in un editoriale a firma di Daniele Capezzone. Resta, infatti, ancora un mistero se davvero nello studio più nominato degli ultimi giorni ci fosse realmente materiale riservato e di quale natura. Qualora venisse conservato sarebbe, a dir poco preoccupante, se potesse essere stato trafugato per essere messo a disposizione del programma televisivo condotto da Sigfrido Ranucci. Sarebbe confermato, nei fatti, quel mercato delle informazioni su profili politicamente esposti, già venuto fuori tra il 2021 e il 2022, dopo i diversi accessi alle banche date contenenti le Sos senza autorizzazioni. Ecco perché fa bene l'organo parlamentare a parlare di filo conduttore tra i vari episodi verificatisi. Mentre i parlamentari del M5S, infatti, criticano gli organi di informazione che lavorano per far venire a galla la verità, resta ancora un mistero chi avrebbe dato l'ordine a Striano di spiare. In tal senso, pesa e non poco l'incompatibilità, sollevata da più membri della Commissione, per cui il vicepresidente della stessa, Federico De Raho, oggi deputato pentastellato, non potrebbe indagare su fatti che lo riguarderebbero in relazione alla sua precedente professione. Seppure siano state chieste, a più riprese, le sue dimissioni, il pentastellato, pur non avendo partecipato alle ultime audizioni, resta ancora parte integrante della bicamerale che ha il compito di svelare la rete tra giornalisti, magistrati e finanzieri. Un nodo sempre più intricato, considerando che, sull'argomento, è sempre più tutti contro tutti. Non è un caso che i giornalisti del Domani, implicati nella prima "dossieropoli", avrebbero chiesto di essere interrogati per dire la propria su quel verminaio che, per mesi, ha messo in apprensione un intero Paese. Nei prossimi giorni, i cronisti Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia saranno interrogati del procuratore aggiunto capitolino Giuseppe De Falco e dalla pm Giulia Ciccone. Secondo i più recenti approfondimenti giudiziari, sarebbero stati addirittura gli “istigatori” del disegno illegale del luogotenente della Finanza. Qualora tale accusa fosse confermata, non solo la loro posizione si aggraverebbe, ma accerterebbe latesi per cui fosse stata messa in piedi una rete specializzata e trasversale per indebolire il politico o il personaggio noto ritenuto “scomodo”.
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