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In Italia scatta l'allarme: i jihadisti radicalizzati sono sempre più giovani
Oggi 30-08-25, 09:49
Negli ultimi anni l'Italia ha visto crescere un fenomeno preoccupante: la radicalizzazione jihadista di adolescenti. La Polizia di prevenzione segnala come oggi il processo possa compiersi in tempi rapidissimi. Se in passato servivano oltre dodici mesi, ora bastano poche settimane. Il web, i social network e le chat crittografate sono diventati il principale canale di proselitismo, capace di attirare ragazzi giovanissimi, spesso isolati e fragili. Non è solo la Francia, dunque, a fare i conti le percentuale di minori coinvolti nel terrorismo. Nel nostro Paese, infatti, l'allarme è alto e nell'ultima Relazione presentata al Parlamento, i servizi segreti spiegano come siano «in aumento i casi di radicalizzazione di soggetti giovani – anche minorenni – e di piccoli gruppi che sono in costante contatto con utenti di altre nazionalità tramite piattaforme digitali di messaggistica istantanea. Recenti operazioni di polizia hanno fatto emergere come la minaccia stia progressivamente transitando dalla dimensione online a quella offline, evidenziando inoltre diversi casi di contaminazione tra questa forma di estremismo violento e altre matrici terroristiche». «Solo nell'ultimo anno abbiamo eseguito circa 50 perquisizioni legate a questi fenomeni - ha spiegato Lucio Pifferi, direttore centrale della Polizia di prevenzione, in una recente intervista a Il Tempo - Spesso si tratta di ragazzi giovanissimi, con ideologie ibride: jihadismo, suprematismo bianco, neonazismo. Nei loro device si trovano contenuti violenti, gore, simboli intercambiabili. Oggi mettono una bandiera jihadista, domani una neonazista». Nel frattempo il numero di interventi delle forze dell'ordine è cresciuto. Solo a luglio scorso, un'operazione della Polizia di Stato ha portato a 22 perquisizioni in varie province italiane. Al centro, ancora una volta, gli adolescenti. Ragazzi tra i 13 e i 17 anni coinvolti in ambienti di estremismo violento. A Ravenna un diciassettenne aveva effettuato centinaia di accessi a un archivio jihadista online noto come Al-Raud Media Archive e condivideva i contenuti in chat private. A Catanzaro un coetaneo era parte di un gruppo WhatsApp dove circolavano contemporaneamente messaggi di propaganda pro-Isis e materiali neonazisti. Gli investigatori hanno definito questo intreccio «White Jihad», un fenomeno che combina ideologie diverse unite dall'odio verso l'Occidente e gli ebrei. Un caso emblematico risale al maggio 2023, quando un minorenne della provincia di Bergamo è stato arrestato con l'accusa di aver pianificato un attentato incendiario. Cittadino italiano di origine straniera, il ragazzo si era radicalizzato online, diffondeva video di propaganda dello Stato islamico e incitava i coetanei ad azioni violente. L'indagine ha svelato che era parte di una rete internazionale di giovani simpatizzanti del Daesh attivi in diversi Paesi europei e americani. Al momento del fermo custodiva un archivio digitale con manuali e video di addestramento. A dicembre 2024, a Bologna, è stata smantellato la cellula «Da'wa Italia» dove, tra gli indagati, figurava anche un giovane minorenne, radicalizzato dalla sorella maggiore attraverso attività di proselitismo sul web. Il gruppo utilizzava esclusivamente internet per diffondere materiali jihadisti e cercare nuovi adepti. Secondo i dati forniti dagli investigatori, tra il gennaio 2023 e la metà del 2025 in Italia 12 minori sono stati sottoposti a misure cautelari per estremismo violento, mentre altri 107 adolescenti sono stati oggetto di indagini con perquisizioni personali, domiciliari o informatiche.
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