s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Iran, Araghchi agli Usa: “Non rinunceremo all'arricchimento dell'uranio neppure se ci attaccate"
Oggi 08-02-26, 11:55
L'Iran non intende rinunciare all'arricchimento dell'uranio sul proprio territorio neanche se gli “venisse imposta una guerra”. Lo ha dichiarato Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica islamica e capo negoziatore nella trattativa sul nucleare con gli Stati Uniti, intervenendo a un evento pubblico a Teheran. “Nessuno ha il diritto di dettare le nostre azioni”, ha puntualizzato il capo della diplomazia iraniana che, come riporta l'agenzia Mehr, venerdì sera ha incontrato l'inviato statunitense Steve Witkoff in Oman. “L'asse portante della Costituzione post-rivoluzionaria è l'indipendenza, che non ammette influenze straniere. - ha proseguito - L'Iran ha pagato un prezzo altissimo per il suo programma nucleare "di pace". Nessuno ha il diritto di dirci cosa tenere e cosa non tenere". Araghchi ha lanciato un avvertimento chiaro, rivendicando il “diritto al programma sul nucleare, che è ufficiale” e “vogliamo venga rispettato”. Infine ha chiarito che la Repubblica islamica “non persegue la bomba nucleare” e la forza sta “nel dire no alle grandi potenze”. Sulla stessa linea anche Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il quale ha definito i negoziati con gli Usa, ripresi venerdì sera a Muscat, “un passo avanti”. Tuttavia ha ribadito che l'Iran non intende rinunciare all'arricchimento dell'uranio “per scopi pacifici”, come prevede il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), respingendo quindi le richieste degli Stati Uniti. "Il dialogo è sempre stata la nostra strategia per risolvere pacificamente i problemi", ha scritto Pezeshkian in un post su X. Riguardo a un'eventuale azione militare da parte degli Usa, in caso di mancata sottoscrizione di un accordo, come preannunciato dal presidente americano Donald Trump, Pezeshkian ha sottolineato che “il popolo iraniano risponde sempre al rispetto con rispetto, ma non tollera il linguaggio della forza". Intanto cresce il clima di tensione in Iran. Ieri il noto attivista politico Ghorban Behzadian-Nejad, nonché consigliere di Mir Hossein Mousavi, è stato arrestato per un manifesto critico nei confronti della Repubblica islamica, a seguito delle proteste antigovernative che hanno segnato gli ultimi mesi. Secondo quanto riporta il quotidiano riformista Shargh, l'attivista è stato prelevato dalla sua abitazione a Teheran e portato in carcere. Behzadian-Nejad, uno dei leader del movimento dell'Onda Verde del 2009, che si trova agli arresti domiciliari da 15 anni, è stato uno dei firmatari del documento noto con il nome di "Dichiarazione dei 17". Il manifesto, pubblicato a fine gennaio, chiede la fine della Repubblica islamica, un referendum "libero e trasparente" e la formazione di un'assemblea costituente. La scorsa settimana, le autorità iraniane hanno arrestato altri tre firmatari della dichiarazione, tra cui lo sceneggiatore Mehdi Mahmoudyan, candidato all'Oscar per il film "Un semplice incidente" di Jafar Panahi. Insieme a lui sono stati arrestati altri due attivisti, Vida Rabbani e Abdullah Momeni. Il documento attribuisce alla Guida Suprema, Ali Khamenei, la responsabilità della morte di migliaia di civili che hanno partecipato alle proteste dello scorso dicembre, esplose dopo il crollo della valuta nazionale, il rial. Le contestazioni sono sfociate nel sangue. Le organizzazioni per i diritti umani come Hrana, con sede negli Stati Uniti, hanno accertato l'uccisione di 6.961 persone e l'arresto di almeno altre 51 mila.
CONTINUA A LEGGERE
1
0
0
Guarda anche
Il Tempo
13:52
