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La doppia faccia di Schlein: fa votare il Pd per le armi, poi scende in piazza con Conte
Oggi 05-04-25, 07:36
Lo strano caso del dottor Elly e di Miss Schlein, «guerrafondaia» mercoledì a Strasburgo, ed oggi «pacifista» nella Capitale, alla manifestazione del M5S. Insomma il Pd della doppia verità: una da tener chiusa sotto chiave, «è colpa dei riformisti», l'altra da sbandierare per tenere il passo di Giuseppe Conte. Così il Nazareno oggi sfilerà con una sua delegazione ad altissimo livello al corteo dei pentastellati, a guidarla saranno la coordinatrice della segreteria Marta Bonafoni ed il fedelissimo Igor Taruffi. «Le nostre posizioni non sono le stesse su tutto, ma condividiamo una forte critica alla corsa al riarmo dei 27 Stati europei», ha sentenziato Elly Schlein dal seminario a porte chiuse dei suoi deputati al Museo Cervi. E poco dopo con una telefonata all'ex presidente del Consiglio per annunciargli la decisione. La segretaria è ancora indecisa sul da farsi, alla fine potrebbe optare per un rapido saluto al «quasi» amico, all'inizio della sfilata, che partirà dall'Esquilino per arrivare alle 15 ai Fori Imperiali. In tempo per un abbraccio in favore delle telecamere, e magari anche per sfuggire ad eventuali fischi dei manifestanti. Con lo slogan di sempre: «Testardamente unitari». A costo di perdere per strada mezzo partito, a cominciare dagli eurodeputati riformisti guidati da Pina Picierno, fino ai padri nobili che contestano la linea ufficiale, da Paolo Gentiloni a Luigi Zanda. L'obiettivo è quello di non aumentare le distanze dai Cinque stelle, in pratica sdraiarsi sulle loro posizioni, contro la presidente Ursula von der Leyen (nonostante facciano parte della maggioranza) e contro il piano di riarmo, votato al Parlamento Europeo. La manifestazione dei Fori Imperiali («ce la paghiamo da soli, Gualtieri non scuce un euro», la puntura di spillo di via del Campo Marzio) praticamente distribuisce i pesi: l'avvocato di Volturara Appula scrive le linee guida, il Pd si adegua. D'altra parte, l'iniziativa di oggi segna l'apoteosi della ostinazione di Giuseppe Conte. Che lungo il serpentone che attraverserà le strade di Roma, potrà mostrare un bel pezzo del «modernariato» caro alla sinistra: Acli, Arci, Anpi, Rete per il disarmo. E la «regina» di RocMarco Travaglio Il direttore del Fatto caraso, l'influencer Rita De Crescenzo, «le hanno chiesto di collaborare lavorativamente», specifica la «press agent» Maria Rosaria Boccia. Ed una sfilza di «maître à penser»: lo storico Alessandro Barbero, il rettore Tomaso Montanari, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, padre Alex Zanotelli, Barbara Spinelli, il geologo Mario Tozzi, l'attore Massimo Wertmuller. Dal palco sono previsti gli interventi dei capigruppo, Riccardo Ricciardi, Stefano Patuanelli e Pasquale Tridico, e dei vicepresidenti Chiara Appendino, Michele Gubitosa e Mario Turco. Gran finale per l'ex Presidente del Consiglio, che si aspetta il bagno di folla, con 100 pullman in arrivo soprattutto dal Sud, ed oltre 500 persone attese in treno dal Nord e peri voli Rita De Crescenzo Tiktoker napoletana dalla Sardegna, che porteranno anch'essi il loro carico di manifestanti. In prima fila segnalata la presenza di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, oltre a quella del segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. Impossibile per la segretaria del Pd non esserci. Anche perché domani la attende una nuova piazza «pacifista», quella organizzata a Bologna dai suoi sindaci, Matteo Lepore e Sara Funaro. Sempre con la verità «ufficiale», «siamo contrarissimi al riarmo», e quella sostanziale, «a Bruxelles alla fine siamo stati costretti ad assecondare i socialisti favorevoli al riarmo». Insomma lo stress di essere un giorno per le «armi» ed il giorno dopo «mettete dei fiori nei vostri cannoni».
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