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La giudice si dimette dall'Anm e i colleghi se ne vanno mentre parla
Oggi 30-03-26, 16:04
Solo chi ha avuto l'occasione, almeno una volta in vita sua, di parlare davanti ad un pubblico può capire cosa deve aver provato la giudice Natalia Ceccarelli durante il suo discorso a cui ha annunciato le proprie dimissioni dal Comitato Direttivo Centrale dell'Anm. Diversamente, è difficile immaginare cosa significa vedere parte del proprio auditorio parlottare, gesticolare, ridacchiare e persino alzarsi e andare via mentre si sta parlando proprio a lui. È qualcosa di irrispettoso, di umiliante, di scortese nel migliore dei casi. Ma, nella circostanza in cui è avvenuto, riveste significati anche più profondi e, per ciò, persino più inquietanti di quelli appena descritti. Ceccarelli, infatti, non stava parlando di cose a caso: stava rassegnando le proprie dimissioni, ne stava raccontando il perché. Un discorso peraltro molto sentito e, immaginiamo, anche doloroso a suo modo (è sempre dura abbandonare qualcosa per cui si è lavorato), nonché pacato e ben argomentato. E comunque mai insolente, aggressivo o pretestuoso. Tutt'altro. Il problema è che la giudice nel suo ragionamento ha affrontato quelle che, a suo dire, sono le criticità del sistema giudiziario italiano, per le quali ha deciso di abbandonare il suo ruolo. Nell'esordio, Ceccarelli ha parlato ad esempio di «un associazione che ha smarrito 1l senso della sua finalità rappresentativa» e del «danno prodotto dalla campagna referendaria» che ritiene «irreversibile». «Nessun cittadino - ha poi aggiunto - si sentirà garantito nelle aule di giustizia» dopo «aver assistito alle scene di giubilo di cui si sono resi protagonisti i magistrati» con «balli e cori da stadio contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato». Una critica dura, certo, che però non meritava quanto è avvenuto da quel momento in poi. Nel video che ha immortalato il triste momento si vedono colleghe e colleghi che si alzano, si girano, si siedono e poi si alzano ancora; qualcuna gesticola con un'altra a distanza; un'altra si gira alle sue spalle e si fa una risata; molti, alla spicciolata, si alzano e vanno via. Il tutto mentre Ceccarelli stava parlando. Ciò che colpisce, qui, è l'intenzione: perché andare via mentre qualcuno parla non è solo irri-spettoso, ma rappresenta anche un messaggio chiaro, che non ha nulla a che fare con una pur legittima differenza di posizione, né con una mancanza di cortesia tra colle-ghi. Dare le spalle a chi parla vuol dire altro: non mi interessa ciò che dici, non voglio neppur ascoltarlo, perché chi la pensa diversamente non merita alcuna attenzione. Il che è sia un modo meno coraggioso di invocare una silenziosa censura verso coloro che, poiché sconfitti, dovrebbero smettere di parlare; sia un modo per dare implicitamente ragione a quanto Ceccarelli stava dicendo.
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