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La sinistra italiana è rimasta da sola a sostenere Pedro
Oggi 09-08-26, 05:51
Davvero qualcuno può pensare che, dopo le immagini di Ceuta e la maxi sanatoria per clandestini, qualcuno si fidi ancora di Pedro Sánchez? La sinistra italiana e i suoi giornali non ce la fanno proprio a scaricare il loro beniamino Pedro Sánchez, nemmeno dopo che ha deciso, soltanto per ritorsione, di adottare gli stessi controlli alle frontiere che ha adottato l'Italia nei confronti di chi (non spagnolo) proviene dalla Spagna. Infatti a seguito dell'incapacità dimostrata da Madrid nel gestire la crisi di Ceuta e, soprattutto, a seguito della regolarizzazione di 600.000 irregolari effettuata nei mesi scorsi si è trattato di una misura doverosa. I compagni però fanno fatica ad ammettere che il loro modello politico di riferimento è fallito, che i compagni iberici non sanno gestire l'immigrazione, che il leader socialista verrebbe doppiato alle urne da una coalizione di destra-centrodestra (Vox+PP) e che ha raggiunto il minimo storico di gradimento nel Paese. Li possiamo capire, perché avevano sperato tanto che Pedro restasse il loro portabandiera, ma oggi persino la maggior parte dei Paesi Ue lo critica per le sue scelte e la sua incapacità, allineandosi a Giorgia Meloni, come ha fatto la Commissione Ue. Loro no: parlano di «propaganda» e di «strumentalizzazione politica» da parte di Palazzo Chigi. La realtà, però, è che non solo il Governo ha avuto ragione nel disporre i controlli: infatti, non sono giusti solo sul piano simbolico, ma anche sotto il profilo sostanziale. In appena 4 giorni di verifiche «a campione» hanno cercato di fare ingresso in Italia dalla Spagna ben 15 irregolari (la maggioranza marocchini), respinti alle frontiere aeroportuali. Chi sono? E se fossero terroristi? Quanti morti potrebbero causare 15 terroristi? La sicurezza nazionale, però, sembra non interessare affatto alla sinistra nostrana, perché la priorità resta criticare il Governo, anche quando le precauzioni adottate sono sensate e a tutela di tutti. Il Corriere di ieri, più equilibrato tra i giornaloni, ci ricorda che in Spagna vivono due milioni di stranieri in più che in Italia, nonostante il Paese sia abitato da 20 milioni di persone in meno rispetto all'Italia. Il delirio più imbarazzante, però, è quello di Massimo Giannini, che con il suo editoriale su Repubblica si guadagna il primo posto: parla del «virus nazionalista che infetta l'Europa» e accusa Giorgia Meloni di essere influenzata dal trumpismo, di fomentare la paura per attrarre consensi e di riesumare il concetto di «nazione», come se fosse una novità e una colpa grave. Il secondo posto lo guadagna invece Alessandro De Angelis, che dalla prima de La Stampa parla della «propaganda che mette a rischio l'Europa»: stessi concetti, ma meno indulgenza verso Sánchez. Si sofferma sul fatto che questa crisi sia dovuta alla contrapposizione destra-sinistra e non a Ceuta. Ovviamente, nemmeno una parola sull'incapacità di Sánchez e sulle sue politiche scellerate, ma soltanto veleno per accusare le destre europee di condurre l'Europa verso la disgregazione. C'è da chiedersi dove vivano, ma soprattutto c'è da avere più paura di loro che degli immigrati irregolari, visto che la sinistra, a partire dai suoi intellettuali fino ai suoi dirigenti politici, nega l'esistenza dei problemi. Questa storia finirà politicamente male per loro. Come è accaduto con la maggior parte delle comunità LGBT d'Europa, che ora, secondo i sondaggi, votano a destra preoccupate perla minaccia islamista, anche gli immigrati regolari e perbene vireranno a destra, visto che sono i primi a voler vedere garantita la propria sicurezza.
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