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L'affondo della giudice Giuffrida: “Gratteri non faccia battute che sembrano minacce”
Oggi 12-03-26, 08:01
«Nicola Gratteri riveste una posizione che non gli consente di fare battute del genere». A parlare è Carmen Giuffrida, giudice al Tribunale dei Minori, già pubblico ministero e giudice presso la Corte d'Appello di Catania. Partiamo dall'accusa più grave rivolta alla riforma, ovvero che consentirebbe al governo di controllare la magistratura, o comunque ne mette a rischio autonomia e indipendenza. «Esattamente il contrario. L'articolo 104 della Costituzione, sancendo espressamente il principio dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, sia requirente che giudicante, dà copertura costituzionale di indipendenza e autonomia anche al pubblico ministero che finora non l'aveva. Quindi, non solo non la priva di questo principio, ma lo rafforza. E non c'è modo di scardinarlo perché qualunque legge ordinaria dovesse essere emanata in violazione di tale principio all'indomani sarebbe dichiarata incostituzionale». Sembra piuttosto che questo principio venga pregiudicato con le attuali modalità di elezione del Csm. «Sì, infatti, ad oggi manca sia l'autonomia interna che quella esterna. È in atto una vera e propria occupazione abusiva del Csm da parte delle correnti, organizzazioni private che altro non sono che riproduzione dei partiti di destra, sinistra e centro. Mediante accordi tra consiglieri togati di corrente e consiglieri laici dei partiti di riferimento, la magistratura ha perso qualunque indipendenza interna ed esterna». Secondo la sua esperienza che ruolo giocano le "correnti", come incidono sulla carriera dei magistrati e influenzano il Csm? «Non è possibile far carriera se non si appartiene o, quantomeno, non si è simpatizzanti di corrente. Ma il problema grave non è tanto la legittima aspettativa del singolo magistrato quanto il fatto che, tramite nomine di natura politica, mettendo a capo un magistrato piuttosto che un altro, le correnti possono dare un certo indirizzo "politico"». Un indirizzo di politica giudiziaria, quali inchieste privilegiare, per esempio? «Sì esatto. Non è un caso il fatto che le più accese battaglie all'interno del Csm riguardino le nomine dei procuratori. Tra l'altro, essendo le Procure ormai uffici gerarchizzati, i singoli sostituti procuratori non potranno che seguire le direttive del loro capo. Credo sia facilmente intuibile che, in questo modo, si può decidere anche in che "direzione politica" indagare o non indagare». E il contestato sorteggio del Csm previsto dalla riforma? «Il sorteggio scardina questo sistema in quanto non esisteranno più liste predisposte dalle correnti. Oggi, chi non fa parte di una corrente o non ne ha l'appoggio ha scarsissime possibilità di essere eletto al Csm. E chi deve votare lo fa secondo logiche di corrente. Tutti conoscono il sistema. Altro che voto segreto! Il voto deve essere ben noto perché il consigliere eletto deve ben sapere a chi restituire il favore. Non è un caso che nella chat relative al caso Palamara si registrino ben 700 interlocutori. È prova evidente del fatto che tutti i magistrati siano ben consapevoli del fatto che, per poter ambire ad un posto direttivo o semidirettivo, non sia sufficiente presentare un curriculum ma si debba interloquire con "un santo in paradiso"». Come giudica la campagna referendaria dell'Anm? «Biasimevole. L'Anm ha palesato l'interesse corporativo e ha abusato dell'immagine del magistrato facendo leva sulla fiducia che la gente ripone naturalmente nella magistratura. Noi magistrati per il Sì siamo scesi in campo per trasmettere alla gente un messaggio chiaro: non tutti i magistrati votano no». Anche il procuratore Gratteri ha avuto un'esposizione forse eccessiva. Dopo il referendum «faremo i conti», ha detto a Il Foglio. «Ora Gratteri sostiene che fosse una battuta. Riveste però un ruolo che non gli consente battute del genere in quanto facilmente interpretabili come una minaccia. La gente teme molto il potere dei politici, ma se vincesse il No, avremo un più pericoloso partito dei magistrati, che riunirà in sé il potere della magistratura e quello dei politici».
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