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L'Antimafia inchioda De Raho. Reazioni isteriche a sinistra sui dossieraggi
Oggi 25-02-26, 07:34
La Commissione parlamentare d'inchiesta Antimafia approva a maggioranza, con i voti del centrodestra e l'astensione di Italia Viva, la relazione sullo scandalo del dossieraggio. Parliamo del «verminaio» di Striano&Co, come lo definì il procuratore di Perugia Raffaele Cantone, che ha riguardato politici, imprenditori, manager e personaggi noti. Informazioni riservate, che il più delle volte non costituivano reato, che finivano puntualmente sulle prima pagine di alcuni giornali, in primis su quelle del Domani. Il voto di ieri è uno spartiacque, dal momento che la relazione presentata dalla presidente Chiara Colosimo inchioda alle sue responsabilità (politiche, non penali) il deputato 5 Stelle Federico Cafiero De Raho, all'epoca dei fatti procuratore capo della Direzione Nazionale Antimafia, proprio quella Dna dove gli indagati avrebbero commesso gli illeciti contestati prima dalla procura di Perugia e oggi da quella di Roma. La seduta a Palazzo San Macuto, dove si trovano gli uffici della Commissione d'inchiesta, è di fuoco. Tra i primi a prendere la parola è l'ex pm e oggi senatore Roberto Scarpinato, il quale come De Raho milita tra le fila pentastellate. Il M5S, infatti, ha presentato una sua contro-relazione, in cui mette in discussione tutto quanto. Soprattutto, mira a scagionare De Raho. In sostanza, rilancia la tesi per cui si tratterebbe di una montatura creata ad arte. Più tardi, in conferenza stampa accanto a Giuseppe Conte, Scarpinato arriverà ad agitare lo spauracchio del fascismo: «È comprensibile che ora che sono al governo ci debbano far bere l'olio di ricino delle loro relazioni di maggioranza e ci debbano punire». Perché una reazione simile? Il motivo è semplice. Nella relazione votata dal centrodestra, a De Raho non viene solo contestato l'omesso controllo sulle condotte del finanziere Paquale Striano e dell'ex sostituto procuratore Antonio Laudati. Viene messo in luce come fosse pienamente a conoscenza di quanto accadeva negli uffici alle sue dipendenze. Era «informato degli illeciti consumati», si legge. Uno dei passaggi chiave è il seguente: «Emerge invero in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l'immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle s.o.s. , pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità gli garantivano in termini di libertà, elasticità e possibilità di intervento in fatti di forte impatto pubblico ed oltremodo sensibili politicamente». Alla fine, le opposizioni, che inizialmente si erano presentate divise, scelgono di sostenere un'unica relazione. I documenti di minoranza, infatti, erano due. Uno sottoscritto da tutto il gruppo M5S, l'altro firmato dal gruppo del Pd, dalla parlamentare Aurora Floridia (Per le autonomie) e dai componenti del M5s ma non da Scarpinato e De Raho. Di fatto, è il M5S che decide di accodarsi al Pd. Le posizioni, d'altronde, sono molto simili, i Dem evocano il «manganello politico» da parte del centrodestra. I due membri di Italia Viva, Raffaella Paita e Dafne Musolino, invece, scelgono di astenersi. Il motivo? Lo spiega Paita: «È un fatto acclarato che il dossieraggio originario di Striano sia partito con Matteo Renzi». Le opposizioni arrivano pure ad accusare la maggioranza di aver voluto far passare l'idea di un «disegno "politico-criminale" degno delle più oscure pagine della storia repubblicana, guarda caso proprio quelle che hanno visto, nei decenni passati, coinvolte entità appartenenti alla galassia neo-fascista, uomini delle istituzioni legati alla Loggia Propaganda 2, organizzazioni mafiose e che il complesso dell'attività di questa Commissione tende a minimizzare». Insomma, per la sinistra, nessun complotto, è il centrodestra che avrebbe ingigantito tutto. A replicare è il vicepresidente della Commissione Mauro D'Attis di FI: «La libertà di informare non vuol dire chiedere a personaggi oscuri notizie tese a denigrare persone nemmeno sottoposte ad indagine. La Procura Nazionale Antimafia non può essere la sede dove designare persone che poi diventano parlamentari della sinistra. E che forse, anche durante lo svolgimento del loro incarico, pensavano più al futuro politico che ad altro. Lo scandalo dossieraggi non deve restare impunito». Mentre il leghista Gianluca Cantalamessa fa notare come il suo sia stato «il partito più spiato». Adesso la relazione dovrà approdare in Parlamento, dove sarà discussa e votata. E se Giuseppe Conte parla già di «killeraggio», il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami chiarisce che il centrodestra insisterà nella ricerca della verità: «Quello di Conte in difesa di De Raho è un chiaro tentativo di mistificazione». E Colosimo aggiunge: «La relazione mette dei punti fissi, racconta di un attacco alle istituzioni partito dalla Dna, all'epoca guidata da De Raho, per dossierare».
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