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Accessi abusivi e dossier contro il centrodestra: ecco la "gestione tossica" di Cafiero de Raho
Oggi 25-02-26, 08:53
C’è una domanda cui Lorenzo Fontana dovrà rispondere presto: che fare con Federico Cafiero de Raho? Spetta infatti al presidente della Camera scegliere i venticinque deputati che compongono la commissione parlamentare Antimafia. E proprio questo organismo, ieri, ha approvato una relazione che denuncia il comportamento di de Raho, oggi parlamentare del M5S e vicepresidente della stessa commissione, per ciò che ha fatto dal novembre del 2017 al febbraio del 2022, quando era a capo della Direzione nazionale antimafia. Un atto parlamentare che contiene accuse gravissime sul «dossieraggio» svolto in quegli anni dall’ex finanziere Pasquale Striano. De Raho sarebbe stato infatti non inconsapevole o superficiale, bensì «un protagonista (...) pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità gli garantivano». Può restare membro della commissione Antimafia dopo avere ricevuto simili addebiti? Scontro durissimo, dunque. Al quale partecipa anche il Pd, con una relazione di minoranza scritta all’ultimo momento e firmata insieme ad Avs e a quattro parlamentari pentastellati, in cui il testo della maggioranza è definito «un disegno “politico-criminale” degno delle più oscure pagine della storia repubblicana, guarda caso proprio quelle che hanno visto, nei decenni passati, coinvolte entità appartenenti alla galassia neo-fascista, uomini delle istituzioni legati alla Loggia Propaganda 2, organizzazioni mafiose». La relazione della commissione Antimafia come prosecuzione del lavoro della P2, insomma. I Cinque Stelle, autori di una relazione di minoranza distinta da quella del Pd (l’opposizione si è presentata divisa anche stavolta), si mobilitano per il loro deputato. Scende in campo Giuseppe Conte, per dire che quella del centrodestra è «un’opera sistematica di killeraggio» nei confronti di de Raho e di Roberto Scarpinato, ex magistrato e senatore del M5S, intervenuto anche lui in difesa del collega. Le quasi duecento pagine firmate dalla presidente della commissione, la meloniana Chiara Colosimo, sono in realtà un racconto dettagliato di ciò che è emerso dopo le denunce presentate nell’ottobre del 2022 dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. In diversi articoli di stampa che lo riguardavano, quasi tutti usciti su Il Domani (il quotidiano fondato da Carlo De Benedetti), erano state riportate notizie riservate sulla sua posizione fiscale e patrimoniale: informazioni che potevano essere acquisite solo attraverso accessi illegali alle banche dati degli enti pubblici in cui erano custodite. Attività che i carabinieri hanno ricondotto a Striano, allora in servizio nel gruppo “s.o.s.” (segnalazioni di operazioni sospette) della Direzione nazionale antimafia. Ben 57 degli articoli su cui si è concentrata l’indagine, pubblicati su Il Domani e su L’Espresso, contengono «informazioni tratte da s.o.s., tutte consultate da Striano in date precedenti alla pubblicazione dell’articolo». E 25 di questi articoli «riguardano – direttamente o indirettamente – il partito politico Lega Nord». Una ventina ha avuto per oggetto altri esponenti del centrodestra, tra cui Silvio Berlusconi. Attenzioni particolari anche per Matteo Renzi: pure lui aveva presentato denuncia, ed è il motivo per cui le parti della relazione che lo riguardano sono state votate da Italia viva. La conclusione cui giunge il documento è che «il vertice della Direzione nazionale antimafia, disponendo di un sistema informativo senza barriere, poteva imprimere direzioni, sottolineature, tempi e priorità». E questo sistema ha prodotto «effetti prevalentemente orientati verso lo stesso spettro politico (i partiti di centrodestra e la Lega Nord in particolare)», diventati «il principale bersaglio delle attività di Striano e del circuito giornalistico che da lui traeva informazioni». C’è una menzione pure per le procure (prima Perugia, poi Roma) che hanno indagato su de Raho. Secondo la commissione «l’approfondimento investigativo nei suoi confronti è stato sorprendentemente minimo», l’indagine «non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del Procuratore nazionale». Un «deficit istruttorio» che «ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la Direzione nazionale antimafia in quegli anni». Il forzista Pino Bicchielli sottolinea che la relazione approvata ieri «non è un atto politico di parte, ma il risultato di un lavoro istruttorio approfondito, fondato su audizioni, atti e verifiche puntuali». Assieme agli altri azzurri chiede che «il gravissimo scandalo» non resti impunito: «La libertà di informare non vuol dire chiedere a personaggi oscuri notizie tese a denigrare persone nemmeno sottoposte a indagine. Ma questo hanno fatto i giornalisti del giornale fondato da Carlo De Benedetti». Mentre il leghista Gianluca Cantalamessa addita chi, a sinistra, «pur di screditare l’avversario politico, ha sottovalutato un vero attacco alla democrazia». A de Raho, che giudica la relazione «assolutamente inaccettabile dal punto di vista democratico», tutti i componenti della maggioranza chiedono «come facciano a parlare persone che sono state oggetto di indagine e avevano accesso agli archivi secretati». La compatibilità di de Raho con la commissione Antimafia è il grande problema che si pone da oggi.
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