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“Rispetta la sentenza o ti travolgiamo in tribunale”. Ultimatum a Netflix sui rincari illegali
Oggi 07-04-26, 12:29
A pochi giorni dalla sentenza del tribunale di Roma che ha giudicato illegittimi gli aumenti degli abbonamenti Netflix applicati negli ultimi sette anni, il Movimento Consumatori annuncia una vera e propria ondata di contatti: oltre 25mila utenti hanno già chiesto chiarimenti e manifestato interesse a farsi rimborsare. L'associazione, che ha promosso e vinto il primo round in tribunale, ora alza il livello dello scontro con il colosso dello streaming, invitandolo a rinunciare all'appello e a restituire spontaneamente le somme incassate in più. In caso contrario, la strada appare segnata: un contenzioso di massa, collettivo e individuale, destinato a durare anni. Il nodo, per il Movimento Consumatori, è la coerenza tra le dichiarazioni pubbliche di Netflix e il suo comportamento in tribunale. "Da un lato l'azienda sostiene che gli abbonati vengono prima di tutto e che prende molto sul serio i diritti dei consumatori, dall'altro annuncia l'impugnazione della decisione del giudice", si legge in una nota dell'associazione. Il presidente Alessandro Mostaccio lancia un appello che suona come un ultimatum: "Se Netflix vuole davvero mettere al primo posto gli interessi dei propri abbonati, rispetti la sentenza del Tribunale di Roma e proceda ai rimborsi. In questo modo eviterebbe un maxi-contenzioso collettivo e individuale, con un danno di immagine e di fiducia che potrebbe protrarsi per anni". Secondo Mostaccio, il malcontento è già palpabile. "Solo nelle ultime ore si sono rivolti alla nostra associazione oltre 25mila consumatori che evidentemente non si ritengono affatto soddisfatti degli aumenti praticati. E un numero analogo, con ogni probabilità, sta contattando direttamente il servizio clienti di Netflix o altre associazioni dei consumatori". I legali del Movimento, Paolo Fiorio e Corrado Pinna, ricordano che "in Italia e in Europa le prassi di mercato non possono prevalere sulle norme di legge". Ed è proprio questo, affermano, il punto centrale della sentenza: il tribunale ha riconosciuto che Netflix ha violato le regole, applicando incrementi di prezzo privi della necessaria giustificazione prevista dal Codice del Consumo. Sul sito dell'associazione è già disponibile un modulo online con il quale tutti coloro che hanno avuto un abbonamento possono dichiarare il proprio interesse a partecipare a una futura class action. Vengono richieste informazioni su data di attivazione dell'abbonamento, eventuale disdetta, tipo di piano sottoscritto, aumenti subiti negli anni. La decisione del tribunale civile di Roma riguarda le clausole contrattuali con cui Netflix si era riservata, dal 2017 a gennaio 2024, la facoltà di modificare unilateralmente i prezzi degli abbonamenti. Secondo i giudici, queste clausole sono nulle perché prive dell'elemento chiave richiesto dal Codice del Consumo: l'indicazione dei motivi che legittimano gli aumenti. Per il piano premium, gli aumenti ritenuti illegittimi ammontano oggi a circa 8 euro al mese in più rispetto al prezzo iniziale. Un abbonato che abbia mantenuto il piano premium ininterrottamente dal 2017 potrebbe vantare un credito di circa 500 euro. Per il piano standard la forbice si dimezza: gli aumenti contestati valgono circa 4 euro al mese, per un rimborso stimato di circa 250 euro. Il confronto tra i prezzi di allora e quelli di oggi dà la misura dell'evoluzione delle tariffe: il piano premium che nel 2017 costava 11,99 euro è salito a 19,99 euro. Netflix ha già annunciato di voler impugnare la sentenza, sostenendo che le proprie condizioni contrattuali fossero "in linea con la normativa e le prassi italiane". Il Movimento Consumatori punta sulla carta della reputazione: da un lato la prospettiva di un lungo contenzioso con l'arma della class action già evocata, dall'altro la possibilità per l'azienda di chiudere rapidamente la vicenda con un piano di rimborsi.
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