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Le Pen condannata a 4 anni. I giudici le vietano la corsa all'Eliseo: “È regime, sentenza politica”
01-04-2025, 07:35
Quattro anni di reclusione, due dei quali sospesi, con obbligo di braccialetto elettronico, una multa di 100mila euro e cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata. La sentenza emessa dal tribunale di Parigi, che l'ha ritenuta colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici insieme ad altri funzionari del Rassemblement National, con tutta probabilità è la pietra tombale sui sogni di Marine Le Pen di poter arrivare all'Eliseo. Il tribunale ha accolto la tesi dell'accusa, secondo cui il Rassemblement National avrebbe utilizzato tra il 2004 e il 2016 fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti degli eurodeputati per pagare invece il personale che lavorava per il partito. Il tribunale ha stimato in 2,9 milioni di euro i danni causati all'istituzione Ue. Il verdetto ha ritenuto colpevoli, oltre a Le Pen, altri 23 funzionari attuali o ex dell'Rn, tra cui ex europarlamentari e assistenti. Il giudice ha ritenuto che Le Pen fosse al centro di «un sistema» che il suo partito utilizzava per sottrarre fondi al Parlamento europeo. In particolare, Le Pen è stata condannata per appropriazione indebita di fondi pubblici «per un importo di 474mila euro». Le Pen ha lasciato l'aula prima della fine della lettura della sentenza, estremamente contrariata. I suoi legali hanno già annunciato ricorso, ma le possibilità che possa correre alle elezioni presidenziali del 2027 sono molto scarse, anche in caso di assoluzione. L'udienza di appello potrebbe svolgersi tra almeno un anno, e ci vorranno ulteriori tre mesi prima che venga emessa una nuova sentenza, poco prima delle elezioni del 2027. Uno scenario decisamente complesso. Contestualmente il Rassemblement National è stato condannato a una multa di due milioni di euro. Il "delfino" di Le Pen, Jordan Bardella, si è subito schierato in sua difesa: «La democrazia francese è stata giustiziata», ha detto il 29enne, presidente del Rassemblement National. L'Rn ha lanciato una petizione a supporto di Le Pen, chiedendo «una mobilitazione popolare e pacifica». Il Consiglio superiore della magistratura francese si è detto preoccupato per le reazioni, «che potrebbero mettere seriamente in discussione l'indipendenza dell'autorità giudiziaria, fondamento dello stato di diritto», «le minacce rivolte personalmente ai magistrati incaricati del caso, così come le dichiarazioni dei leader politici sul merito dell'accusa o della condanna, in particolare durante le deliberazioni, non possono essere accettate in una società democratica». Parole in sostegno a Le Pen sono arrivate da Eric Zemmour, leader del partito di estrema destra Reconquête, ma anche da Jean-Luc Mélenchon, fondatore di La France insoumise, secondo cui «la decisione di destituire un politico eletto dovrebbe spettare al popolo». Farò appello «il più presto possibile», è «un giorno nefasto» per «tutti coloro che sono legati alla democrazia e allo Stato di diritto» ha tuonato Le Pen. «Farò appello perché sono innocente», ha spiegato. «I giudici di primo grado possono sbagliarsi. Fin dalle prime ore, pensavo che saremmo stati giudicati in modo parziale». Poi ha aggiunto: «Milioni di francesi saranno privati del candidato che oggi è considerato il favorito alle elezioni presidenziali». Le Pen ha definito «una decisione politica» la condanna parlando di decisione tipica dei «regimi autoritari». Poi ha spiegato di aver abbandonato l'udienza durante la lettura della sentenza perché aveva «perfettamente compreso ciò che il presidente stava spiegando» prima di lasciare l'aula. «Il magistrato ha chiaramente dato per scontato che stava attuando l'esecuzione provvisoria dell'ineleggibilità per impedirmi di candidarmi alle elezioni presidenziali. Era tutto ciò di cui avevo bisogno, ho capito», ha affermato Le Pen, «la legge Sapin 2, che comporta l'applicazione automatica dell'esecuzione provvisoria all'ineleggibilità, è stata accantonata dal magistrato, perché questa legge è successiva ai fatti di cui siamo accusati». Per la leader di Rn il giudice ha applicato «lo spirito di una legge successiva e più dura» con l'intento di sbarrarle la via per l'Eliseo. «Lo stato di diritto è stato violato dalla decisione, poiché il magistrato ha impedito un appello», ha concluso.
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