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L'Iran boccia il piano di pace Usa e pone condizioni. Trump: "Accettate o scatenerò l'inferno"
Ieri 25-03-26, 23:26
L'Iran "non intende negoziare" dopo che la Casa Bianca ha avvertito che Donald Trump "scatenerebbe l'inferno" se Teheran non accettasse un accordo per porre fine alla guerra. "Se l'Iran si rifiuta di accettare la realtà attuale, se non capiscono che sono stati sconfitti militarmente, il P Presidente Trump farà in modo che siano colpiti più duramente che mai", ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Ha poi assicurato che le discussioni sono in corso, cosa che l'Iran nega. Teheran "non intende negoziare" ma "continua a resistere", ha dichiarato alla televisione di stato il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi. Da parte degli Stati Uniti, "parlare di negoziati ora é come ammettere la sconfitta", ha sottolineato. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le iniziative diplomatiche per cercare di porre fine a una guerra iniziata quasi un mese fa, che sta infiammando il Medio Oriente e minacciando l'economia mondiale. L'Iran "non ha respinto" completamente piano di pace presentato dagli Stati Uniti per il cessate il fuoco e "i colloqui continuano". Fare la voce grossa, secondo gli esperti, punta ad inserire nel piano di pace anche il Libano, dove Israele ha creato una zona cuscinetto larga 30 chilometri per impedire a Hezbollahdi lanciare missili verso la Galilea. Ma c'è chi, come il ministro delle Finanze Bezalel Smoteich, che vorrebbe ammettere l'intero Libano a Israele. La Casa Bianca smentisce le notizie provenienti dai media di Teheran, secondo cui alti funzionari del regime avrebbero bollato come "eccessive" le richieste avanzate da Washington in una proposta in 15 punti. Gli Ayatollah, chiarendo che "la fine della guerra avverrà quando l'Iran deciderà che dover finire, non quando lo immagina Trump", rilanciano ponendo cinque condizioni agli Usa. Quanto alle indiscrezioni secondo cui il mediatore Pakistan potrebbe ospitare già nei prossimi giorni un primo round di colloqui tra le due parti a Islamabad alla presenza del vicepresidente americano J.D. Vance, che appare sempre più centrale nella gestione della crisi, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha chiarito che "nulla deve essere considerato ufficiale finché non viene ufficialmente annunciato", assicurando al tempo stesso che gli Usa sono "molto vicini a raggiungere gli obiettivi che si sono posti". Washington lascia quindi aperto uno spiraglio alla diplomazia: Trump "preferisce sempre la pace", ma "se l'Iran non comprenderà di essere stato sconfitto militarmente e di continuare a esserlo, il presidente farà in modo che venga colpito più duramente di quanto non lo sia mai stato prima", ha aggiunto Leavitt. In sintesi, Trump è pronto a "scatenare l'inferno". Tra i 15 punti del piano statunitense, citati dai media israeliani, figura la richiesta a Teheran di smantellare le proprie capacità nucleari, di impegnarsi a non sviluppare mai armi atomiche e di rinunciare all'arricchimento dell'uranio. L'Iran dovrebbe inoltre consegnare all'Agenzia internazionale per l'energia atomica 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, smantellare gli impianti di Natanz, Isfahan e Fordow e consentire il pieno accesso dell'Aiea alle strutture. Dovrebbe interrompere le attività per il finanziamento, indirizzo e armamento dei proxy, i gruppi alleati armati nella regione. Un altro punto riguarda lo Stretto di Hormuz, che dovrebbe restare aperto come corridoio marittimo libero. Gli Stati Uniti chiedono poi limiti al programma missilistico, sia per la gittata dei razzi che per la quantità prodotta, consentendone l'uso solo a fini difensivi. In cambio, l'Iran otterrebbe la revoca completa delle sanzioni internazionali, il supporto americano per il programma nucleare civile e l'eliminazione del meccanismo 'snapback' sul ripristino automatico delle sanzioni. Da Teheran è arrivato un rifiuto e la richiesta di cinque condizioni per porre fine al conflitto: lo stop completo delle 'aggressioni', l'istituzione di meccanismi concreti per impedire la ripresa del conflitto, il pagamento dei danni di guerra, la conclusione del conflitto su tutti i fronti e per tutti i gruppi della 'resistenza' coinvolti nella regione. L'Iran chiede inoltre il riconoscimento della sovranità sullo Stretto di Hormuz, mentre avrebbe rinunciato alla chiusura delle basi Usa nel Golfo Persico. In attesa dei possibili sviluppi sul fronte diplomatico, gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare in Medio Oriente. L'esercito americano si prepara a dispiegare almeno mille paracadutisti della 82esima Divisione aviotrasportata, unità schierabile con breve preavviso, con i soldati addestrati ad operare in territori ostili per mettere in sicurezza aree strategiche e aeroporti. Anche Israele mantiene alta la pressione militare: il governo ha autorizzato l'Idf a richiamare fino a 400mila riservisti. The New York Times riferisce inoltre che, nel timore che il conflitto possa avvicinarsi a una conclusione per l'ipotesi di colloqui, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle forze armate di colpire nelle prossime 48 ore il maggior numero possibile di obiettivi.
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