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Malan: «Fermo preventivo? Utilizziamo gli strumenti applicati negli stadi contro il terrorismo urbano»
Oggi 04-02-26, 10:00
«Se ai criminali che tentano di togliere la vita una persona non viene contestato il “tentato omicidio” e contemporaneamente un carabiniere che si trova di fronte un delinquente armato lo si accusa di “omicidio volontario”, c'è da restare quantomeno perplessi». A ribadirlo Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato. Ingiustizia è fatta. Si ritrova con l'apertura del Tempo della scorsa mattina? «Spero che tali accuse si riferiscano all'individuo ripreso e non a quelli che gli stavano addosso, a chi l'ha preso a martellate e a calci. Non so neanche se sia stato aperto un fascicolo contro ignoti. Se non è stato fatto neanche questo è gravissimo perché siamo di fronte a chi era chiaramente in pericolo di vita». A Rogoredo, intanto, un agente non riceve lo stesso comportamento da parte dei giudici… «Al limite andava ipotizzato l'eccesso colposo di legittima difesa. Forse siamo di fronte a una strategia precisa. Si alza il livello dell'accusa per, poi, utilizzare strumenti più forti. Detto ciò, credo che chiunque al posto dell'agente, adesso indagato per niente, si sarebbe comportato in questo modo». Sulla sicurezza Meloni apre a una collaborazione con tutte le opposizioni. Sarebbe stato auspicabile rispondere a tale appello? «Abbiamo manifestato disponibilità a tutte le minoranze a discutere su un testo che fosse per loro accettabile. Rispetto alla solidarietà nei confronti delle forze dell'ordine, all'auspicio di una maggiore tutela per l'ordine, al ripristino della legalità per riguarda gli sgomberi in generale, non solo quello di Askatasuna, non dovrebbero neanche essere pensate le divisioni e, invece, ci siamo trovati di fronte a una preclusione totale. Andremo, quindi, al voto sulle risoluzioni che saranno presentate. Noi ne abbiamo una in stato avanzato». Perché non si è arrivati a una convergenza? «Se c'è una preclusione pregiudiziale, è certamente difficile trovare un punto d'incontro. Nessuno voleva il via libera anticipato al decreto sicurezza. Quel tema preferiamo non toccarlo e fare una cosa aperta a chiunque. Ciascuno, in tal caso, si dovrà prendere le proprie responsabilità». Quei sindaci democratici che oggi contestano il governo per una “prevenzione non efficace”, fino a ieri, hanno coccolato i centri sociali. Siamo di fronte all'ennesima “contraddizione sinistra”? «Se gli episodi di violenza di domenica fossero i primi, potevano sostenere di non conoscere certi soggetti. Ma qui parliamo di chi, dal 1999, si contraddistingue per atteggiamenti non certo del tutto pacifici. Basti pensare alle proteste No Tav. Includere, poi, Askatasuna nei beni comuni, dandogli una sorta di immunità, è [ALQUANTO]alquanto inconcepibile. Così vengono penalizzate associazioni benefiche, come la Croce Rossa o i donatori di sangue. Parliamo di chi richiede l'uso dei locali senza l'utilizzo della forza. Sbagliato fare favoritismi, tra l'altro inopportuni». Fa bene, la sinistra a scendere in strada con soggetti dotati di mazze di ferro e catapulte? «Ritengo che tra le migliaia di persone che hanno partecipato al corteo di Torino ci fossero sicuramente “ben intenzionati”, ma evidentemente “sprovveduti” perché avrebbero dovuto sapere quanto è successo in altre manifestazioni di questo genere. Parliamo di gente che era preparata alla guerriglia urbana. Ancora più grave se, poi, a incoraggiare le brave persone a mischiarsi con soggetti pericolosi ci siano parlamentari, ex candidati a sindaco e intellettuali». L'ex pm di Mani Pulite Di Pietro ha parlato di “terrorismo urbano”. Le sembra il termine appropriato? «Le attrezzature, i vari ordigni esplosi e le tattiche utilizzate dimostrano che l'utilizzo di tale parola è più che giustificabile». Occorrono strumenti, quindi, come il fermo preventivo? «È una misura che va studiata. Vanno rispettati i principi costituzionali. Non capisco, però, perché strumenti che abbiano avuto un'efficacia negli eventi sportivi non possano riguardare anche altre manifestazioni. Non possono certamente essere considerati per soggetti che non hanno mai utilizzato violenza, ma nel caso di chi porta spranghe, bombe carte e martelli penso sia il minimo. Chi si è distinto per atteggiamenti discutibili in una partita, per un periodo, a volte anche molto lungo, non può andare allo stadio. Perché non può accadere lo stesso in altri contesti?». Ieri è stata la giornata di Vannacci. Il generale ha davvero lasciato il centrodestra. Vi sentite più deboli come coalizione? «Credo che saranno pochi a seguire questo percorso. Una cosa è certa, in questo modo, si fa il gioco dei nostri avversari».
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