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Maldive, missione dei sub finlandesi per cercare i corpi degli italiani
Oggi 17-05-26, 18:33
Sono arrivati alle Maldive i tre sub provenienti dalla Finlandia specializzati in immersioni fino a 100 metri di profondità. Gli esperti, ingaggiati su richiesta del governo italiano, affiancheranno gli altri sommozzatori già impegnati nelle ricerche dei cinque italiani morti giovedì mattina durante un'immersione nell'atollo di Vaavu. Al momento è stato ritrovato solo il corpo senza vita di Gianluca Benedetti, mentre gli altri quattro risultano ancora dispersi. L'arrivo del team finlandese è stato confermato dal portavoce del governo maldiviano Mohamed Hussian Shareef al giornale locale "Sun". Shareef ha spiegato che le operazioni di ricerca sono state sospese temporaneamente dopo la morte di un sub in forza alla Maldives National Defence Force (MNDF), il sergente Mohammed Mahdi, coinvolto nella missione, ma riprenderanno domani mattina. ''Il team finlandese specializzato in recuperi subacquei è arrivato oggi alle Maldive e una prima immersione è prevista per domattina, meteo permettendo'', spiega l'avvocato Antonello Riccio, che assiste la famiglia di Federico Gualtieri, il trentenne piemontese tra le cinque vittime italiane. ''La giornata di oggi è dedicata alla pianificazione del lavoro, in collaborazione con le autorità locali, che forniranno supporto fino a una certa profondità”, aggiunge il legale spiegando che per la famiglia ''sono momenti di angoscia''. Intanto i 20 italiani che erano a bordo della “Duke of York” insieme agli altri cinque connazionali rientreranno in serata all'aeroporto di Milano Malpensa. Le indagini Le cause della tragedia sono ancora da accertare. Le autorità maldiviane, impegnate nelle indagini sul drammatico incidente, ipotizzano che i cinque sub italiani possano essere scesi oltre il limite di 30 metri consentito per le immersioni nelle acque dell'isola corallina. Secondo quanto riportato dai media locali, il ministero del Turismo delle Maldive ha ribadito che la sicurezza nel settore turistico rappresenta una responsabilità condivisa da tutti gli operatori, richiamando al pieno rispetto delle normative e annunciando nuove misure per rafforzare gli standard di sicurezza. Gli investigatori dovranno inoltre verificare se la spedizione fosse stata organizzata per finalità scientifiche. Il regolamento locale sulle immersioni fissa infatti a 30 metri il limite massimo di profondità, derogabile solo nel caso di attività scientifiche o missioni commerciali autorizzate. In queste circostanze è necessaria un'autorizzazione scritta del ministero del Turismo maldiviano, requisito indispensabile anche per i sub più esperti. L'ambasciatore d'Italia a Colombo, Damiano Francovigh, ha confermato che le autorità stanno interrogando tutte le persone presenti sulla “Duke of York” per chiarire l'effettiva natura dell'immersione. Ieri il legale del tour operator Albatros, che gestisce (senza equipaggio) la “Duke of York” ha chiarito in un'intervista di non aver autorizzato l'immersione: “Scendere oltre i trenta metri costituisce una violazione amministrativa. Per superare quel limite serve un provvedimento specifico dell'autorità marittima maldiviana e questa autorizzazione, almeno da parte nostra, non era stata richiesta”. Le parole dell'esperto Giulio Venditti, esperto speleosubacqueo e paracadutista dell'Esercito, ha spiegato di essere stato contattato dalla Farnesina per dare supporto alle operazioni nelle Maldive. Ha inoltre chiarito che la gestione della vicenda è ora affidata alla Dan Europe, l'ente internazionale che si occupa di assistenza, ricerca e assicurazione per i subacquei, precisando che le vittime erano assicurate con l'organizzazione, che sta collaborando anche con specialisti privati del settore. Come si è detto, le cause della tragedia sono da accertare. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe un possibile problema alle miscele respiratorie o alla ricarica delle bombole, con l'eventuale presenza di monossido di carbonio: “Sono solo ipotesi - ha puntualizzato Venditti - e fino a quando non ci sarà il recupero dei corpi e delle attrezzature restano tali. L'unico fattore che può darci una sicurezza di quello che è successo è il recupero delle attrezzature”. Un altro punto centrale delle indagini riguarda la possibilità che i sub abbiano effettuato una penetrazione in grotta: “Questo ancora non ce lo ha spiegato nessuno. Solo il primo corpo lo hanno trovato adiacente all'ingresso della grotta. Però delle altre persone non si sa, e fino a quando non si troveranno i corpi non si potrà parlare di una penetrazione o un'esplorazione. Fino a quando non si troveranno i corpi non si potrà parlare con certezza di esplorazione in grotta”, ha aggiunto l'esperto. Venditti ha poi evidenziato la grande differenza tra immersione tradizionale e speleosubacquea: “Sono due mondi completamente diversi”, ha detto. Nelle immersioni normali, infatti, il sub può risalire direttamente in superficie, nelle grotte sommerse, invece, l'unica via d'uscita è tornare indietro lungo il percorso effettuato sott'acqua, seguendo un “filo” guida. Secondo l'esperto, le esplorazioni in grotte sommerse inesplorate sono attività riservate a pochissimi specialisti nel mondo. “Parliamo dell'apice della tecnica”, ha spiegato ancora, paragonando questo tipo di immersioni all'alpinismo esplorativo d'alta quota.
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