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Meloni e il nodo sul Board per la Pace: "Problemi di costituzionalità. Aperti, ma serve tempo"
Ieri 21-01-26, 21:55
Per un'eventuale adesione dell'Italia al Board of Peace per Gaza "serve più tempo". Ne è convinta Giorgia Meloni. Ospite del salotto di Bruno Vespa, la presidente del Consiglio chiarisce che "la posizione dell'Italia è una posizione d'apertura", ma "c'è per noi un problema costituzionale di compatibilità, perché dalla lettura dello Statuto è emerso che ci sono alcuni elementi che sono incompatibili con la nostra Costituzione e questo non ci consente di firmare sicuramente domani". Una giornata cruciale. Salvo colpi di scena, la premier non sarà a Davos, in Svizzera, al World economic forum. Mentre volerà di sicuro a Bruxelles per il vertice Ue informale straordinario convocato per affrontare dossier caldi come minaccia di dazi partita da Donald Trump verso alcuni Paesi europei con al centro la questione della Groenlandia. Che, secondo l'inquilina di Palazzo Chigi, "è una materia che va trattata nell'ambito" Nato. E proprio su questo punto evidenzia "un'assenza di comunicazione che bisogna ripristinare" fra le due sponde dell'Atlantico, tra Ue e Usa. In ogni caso, tornando all'organismo ideato da Trump per il futuro di Gaza, Meloni sostiene che non c'è il rischio di fare un Onu privato, visto che le "Nazioni Unite sono un organismo troppo consolidato". E nel contempo, alla domanda se possa sedere anche Vladimir Putin, mette a verbale: "In qualsiasi organismo multilaterale, multipolare ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi". La mancata partecipazione dell'Italia al Board of Peace era stata concordata da Meloni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I due, nei contatti avuti nella giornata di ieri, si sono trovati d'accordo - senza alcuno scontro, viene sottolineato - sulle obiezioni di carattere costituzionale all'adesione del nostro Paese all'organismo proposto dal presidente Usa. Certo i toni usati questa sera da Meloni in Tv, nati anche dalla necessità di non aprire fratture troppo profonde con l'alleato americano, sono diversi da quelli adoperati dalla premier con il Capo dello Stato. Ma la firma dell'Italia, in ogni caso, per ora non ci sarà. È quello che avevano chiesto a gran voce anche Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I leader di Pd, M5s e Avs incontrano insieme a Montecitorio il Comitato nazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e sventolano insieme, in piazza, la bandiera palestinese. "Questa proposta del 'Board of Peace' è inaccettabile - attacca Schlein - L'Italia non può partecipare a questo tentativo di Trump di smantellare definitivamente le Nazioni Unite e creare una Onu alternativa a pagamento". "Non ci sono le condizioni per pensare che quello sia un organismo che assicuri il rispetto di tutti i principi, di tutte le regole, di tutte le procedure conformi al diritto internazionale", le fa fatto eco Conte. Fratoianni concorda: "Il tentativo di costruire delle Nazioni unite parallele che vanno però per censo invece che sulla base del diritto internazionale è un gigantesco scandalo", attacca. "Il cosiddetto Board of Peace voluto da Donald Trump è una operazione di speculazione politica ed economica. Trasformare la pace in un affare immobiliare è inaccettabile. L'unica strada è il rispetto del diritto internazionale e il riconoscimento dello Stato di Palestina", conclude Bonelli.
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