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Micaela Ramazzotti: la mia Elena, donna libera, contro l'indifferenza
Oggi 26-01-26, 16:22
Roma, 26 gen. (askanews) - Micaela Ramazzotti porta sullo schermo Elena Di Porto, una donna ebrea ribelle, anticonvenzionale, realmente esistita, che sfidò il regime fascista e l'occupazione nazista. Il film di Stefano Casertano "Elena del ghetto", nei cinema dal 29 gennaio, è ambientato a Roma tra il 1938 e il 1943. Indipendente, libera, vestita sempre in pantaloni, tira di boxe, sfida gli uomini a biliardo, e nel ghetto è conosciuta come "Elena la matta". E' una donna coraggiosa, non teme lo scontro con i fascisti e con l'arrivo dei nazisti entra nella Resistenza. "Difendeva le persone, poi pagava, perché è andata tante volte al confino, è stata internata a Santa Maria della Pietà, quindi lei pagava sempre. - ha spiegato Ramazzotti - Però poi tornava, con il suo ghigno, con la sua aria sempre, comunque, allegra, e con un pizzico anche di ironia che comunque colpiva sempre tutti". Elena di Porto fu una delle prime persone a scoprire i preparativi per il rastrellamento del ghetto del 16 ottobre del 1943. "Lei era così forte, così lungimirante, così attenta agli altri, che era considerata matta, come tutte le persone che escono fuori dagli schemi. - ha detto l'attrice - Elena non era indifferente, in un clima di paura, di guerra, lei non era indifferente a ciò che accadeva. L'indifferenza è una delle cose più brutte che può abitare l'essere umano".
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