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Nel brodetto di Nicolino tutta la magia di Termoli, perla del Molise
Oggi 30-08-25, 12:31
A Termoli, perla dell'Adriatico del centro-sud, città di mare dove i colori dell'alba s'infilano tra i vicoli del borgo vecchio e il profumo del pescato guida i passi, c'è un ristorante che non si è mai lasciato portare via dalla corrente del tempo. Si chiama Da Nicolino, ed è uno di quei posti rari dove tutto ha ancora il sapore di casa: le mani che cucinano sono le stesse che accolgono, gli sguardi che servono i piatti raccontano storie, e ogni tavolo ha ascoltato almeno una risata sincera. È la cucina di chi conosce il mare e sa ascoltarlo, la cucina di chi non ha bisogno di stupire perché sa commuovere. E non è solo una questione di famiglia – anche se la famiglia è il cuore, il filo che lega padelle e parole – ma di una squadra variegata e appassionata: cuochi, camerieri, collaboratori che arrivano da angoli diversi del mondo e che ogni giorno portano con sé un pezzo della propria storia, mescolandola con quella molisana. Qui il cibo non è solo nutrimento, è una lingua che tutti parlano, una tavola che unisce senza chiedere passaporto. Il servizio è attento, gentile, senza fronzoli: ti guardano negli occhi e ti fanno sentire a casa anche se non sei mai stato lì prima. Il piatto simbolo, il brodetto alla termolese, è molto più di una ricetta: è memoria collettiva, è mare in forma liquida, è identità servita in un piatto. La sua origine risale ai pescatori che, rientrando dalla fatica della notte, cucinavano a bordo quanto di più fresco avevano trovato nelle reti. Una zuppa semplice ma generosa, fatta con pesci di scoglio, pomodoro fresco, olio extravergine, aglio, prezzemolo e peperoncino. Ogni famiglia, ogni trattoria ha la sua versione, ma il brodetto termolese resta fedele alla sua natura: un piatto povero, nato dalla necessità, divenuto nel tempo un simbolo di orgoglio gastronomico. Nicolino arriva con il bavaglino e con tutta la libertà di godersi ogni goccia: perché qui non si mangia per fare bella figura, si mangia per ricordare chi siamo. E il bavaglino diventa quasi un piccolo gesto rivoluzionario, una carezza che ti dice: qui puoi lasciarti andare, puoi sporcarti, puoi ridere. Ogni piatto è un atto d'amore, ogni ingrediente ha il passo lento della tradizione. Nulla è lasciato al caso, ma nulla è artefatto. Qui si celebra la verità delle cose semplici, la forza delle mani pulite, il valore di chi resta. E così, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, questo ristorante ha attraversato mezzo secolo come una barca che sa dove andare. Non con clamore, ma con fedeltà. Non con vetrine, ma con occhi sinceri. Il primo ottobre sarà una data speciale, certo, ma non ci sarà bisogno di scenografie: basteranno un brodetto, un brindisi e un abbraccio per festeggiare quello che davvero conta. Perché cinquant'anni non si raccontano con le parole: si assaporano, si riconoscono, si sentono nel silenzio pieno di una sala dove tutto è al proprio posto.
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