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Patrimoniale, tutti gli arabeschi linguistici di Elly per nascondere le nuove tasse
Oggi 13-06-26, 10:01
Il fantastico mondo di «Elly», scritto da lei medesima. Idee, percorso e progetti di una trentasettenne impegnata nei movimenti, che vedeva il seme della rivolta «nelle proteste dei braccianti e degli invisibili accanto ad Aboubakar Soumahoro». È il febbraio del 2022 quando l'allora vicepresidente dell'Emilia-Romagna, con delega alla transizione ecologica, pubblica il suo manifesto politico: «La nostra parte», edito da Mondadori. Esattamente dodici mesi prima dell'imprevista vittoria alle primarie, e ironia della sorte, proprio ai danni del suo presidente, il governatore – e oggi preziosissimo alleato – Stefano Bonaccini. A distanza di quattro anni, il pamphlet diventa così la lente d'ingrandimento che spiega quello che ha in testa la segretaria del PD e che in parte ha tentato di realizzare una volta insediata al Nazareno. A partire dalla «patrimoniale», il cavallo di battaglia che ha recentemente rilanciato in compagnia del leader della Cgil Maurizio Landini. Un «vorrei, non vorrei, ma se vuoi»: la tassa è fondamentale quando parla alle assemblee del sindacato rosso, molto meno quando è impegnata alle convention dei giovani imprenditori a Rapallo. Uno sprint, ma in punta di piedi. Il pensiero autentico, però, è scritto nero su bianco nel libro del 2022: «Le proposte che talvolta si affacciano coraggiosamente in Parlamento ipotizzano un prelievo di qualche decimale o di qualche punto percentuale solo sui grandi patrimoni superiori a 500.000 o 1 milione di euro (al netto delle passività)». Per la pasionaria dell'armocromia, però, «un contributo minimo da quel 5 per cento più ricco del Paese, che detiene la stessa ricchezza del 90 per cento meno ricco, non è certo una tagliola che ricade sulla classe media». Da rivedere anche la tassa sulle successioni. Scriveva Schlein: «Bisogna passare a un sistema di aliquote marginali progressive che crescono in base all'entità dell'eredità, prevedendo un'esenzione generale per le eredità fino a 500.000 euro». Prima di addentrarsi nella filosofia della giovane che sognava di fare la regista, merita un approfondimento il linguaggio, naturalmente improntato alla schwa, che usala futura numero uno. La prosopopea è la stessa di oggi, come immutati sono i riferimenti spesso incomprensibili. Una delle parole ricorrenti nel testo è «intersezionalità». Secondo l'autrice, «le disuguaglianze sociali, di genere, etniche e di classe non agiscono separatamente, ma si sovrappongono». Poi un salto verso l'ignoto: «Le discriminazioni discendono da sistemi oppressivi che pure si combinano tra loro e si legittimano reciprocamente». Fu proprio usando questo termine che, una volta eletta segretaria del Pd, si beccò una reprimenda da Lilli Gruber a Otto e Mezzo: «Chi la capisce se parla così?», si infuriò la conduttrice di La7. Altra parola chiave è «patriarcato». Spiegava la vicepresidente dell'Emilia-Romagna: «L'Italia sembra aggrappata con forza alla nicchia dei Paesi europei più arretrati da questo punto di vista». La ricetta: «Proprio per la natura strutturale e trasversale delle disuguaglianze che svantaggiano le donne, le politiche di genere non possono essere considerate un compartimento stagno». La vittoria postuma di Ennio Flaiano: «La linea più breve tra due punti è l'arabesco». Oltre a essere spesso la trama delle sue camicie, è anche lo slang preferito da Elly Schlein. Insomma arabesco, che passione.
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