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Pippo Baudo e la lettera al Festival: “Rito collettivo, rifletti gioie e dolori della società”
10-02-2025, 11:27
«Tu sei molto più di un semplice Festival, ti ho sempre considerato un rito collettivo. Davanti al tuo sipario che si spalanca l'Italia si ferma, ascolta e si ritrova. Sei specchio della nostra società, ne rifletti gioie e dolori, in tutte le sue declinazioni ed evoluzioni». In una lunga lettera pubblicata su La Stampa, Pippo Baudo scrive al Festival di Sanremo, ripercorrendo il suo eterno rapporto con la kermesse: dall'esordio sul palco dell'Ariston nel 1968, alle 13 edizioni condotte, ricordando artisti, ospiti e, soprattutto, le canzoni che hanno segnato la sua carriera. Baudo racconta il suo primo incontro con Sanremo nel 1958, attraverso lo schermo di un televisore appena acquistato: «Ricordo come fosse ieri la sera di quel primo febbraio. Fu in quel frangente che il Festival cambiò faccia, quando un giovane cantautore di nome Domenico Modugno spalancò le braccia al cielo e, con la sua ‘Nel blu dipinto di blu', non solo vinse, ma fece decollare anche i sogni di un'intera nazione». «Poi ci siamo incrociati, più volte, in tutto per 13 indimenticabili edizioni», ricorda Baudo che descrive poi il suo debutto come presentatore, nel 1968, l'anno dopo della tragedia di Luigi Tenco: «Con la sfrontatezza e il coraggio della gioventù, mi gettai tra le tue braccia e tra quelle del pubblico. Andò bene, anche perché c'erano canzoni e artisti straordinari, come non citare Louis Armstrong, che allontanai bonariamente dal palco per esigenze di scaletta. Lui non aveva compreso di essere a tutti gli effetti in gara, così improvvisò una jam session con i musicisti una volta terminata l'esecuzione della sua canzone». E poi sono arrivate altre 12 edizioni: «Sono davvero tanti i talenti che, con la tua benedizione, ho avuto la fortuna di scoprire, cito per brevità Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Andrea Bocelli e Giorgia, ma la lista sarebbe davvero lunghissima. E non è solo una questione di intuito o di fortuna», ma anche di coraggio di puntare su proposte innovative, «come mi è capitato ad esempio nel 2007 con Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi. Ecco perché, caro Sanremo, sono convinto che il cuore pulsante della tua sto ria siano le canzoni. Senza di esse, anche tu, con tutto il tuo splendore, rischieresti di spegnerti». «Ma finché ci saranno canzoni capaci di toccare l'anima, il tuo futuro sarà luminoso», scrive Baudo che elogia il lavoro di Carlo Conti, Claudio Baglioni e Amadeus, che negli ultimi anni hanno saputo rispettare l'essenza della manifestazione contribuendo al rilancio del festival. Infine, il conduttore ricorda i grandi ospiti internazionali come Whitney Houston, Madonna e Bruce Springsteen e conclude: «Ti auguro di continuare a splendere, nel segno della bellezza, fino a raggiungere e superare il secolo di vita».
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