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Prevost prende le distanze da Bergoglio sugli immigrati: "Uno Stato ha il diritto di regolare le frontiere"
Oggi 26-04-26, 10:40
Tra una manciata di giorni, l'8 maggio, ricorrerà il primo anniversario dell'elezione al pontificato di Leone XIV. Da molti cardinali fu votato con il non troppo velato intento di proseguire pedissequamente quanto svolto fino ad allora da Francesco, in una sorta di passaggio di consegne ideale con un mandato ben chiaro: «Indietro non si torna, tutto deve proseguire come impostato da Bergoglio». Tanti altri porporati, viceversa, puntarono su Robert Francis Prevost con l'obiettivo esattamente opposto, rimettere cioè sulla retta via disciplinare, teologica, liturgica e morale la Chiesa cattolica, dilaniata da scontri e divisioni interne causate proprio da Jorge Mario Bergoglio. In questi dodici mesi di regno Leone XIV ha però fatto capire a tutti, con il suo solito garbo ma con fermezza, che il timone della barca di Pietro è nelle sue mani e intende farla navigare secondo propria coscienza, senza lasciarsi tirare la candida talare né dagli uni, né dagli altri. Leone è cosciente di non poter cancellare il pontificato del predecessore e ad essere onesti non ha nemmeno intenzione di farlo, ma in questi mesi ha già fatto capire con atti concreti, discorsi, interviste e dichiarazioni estemporanee che su alcune tematiche la linea fin qui seguita deve essere smussata, se non proprio reimpostata totalmente. L'ultimo argomento in ordine di tempo sul quale il Papa si è soffermato con alcuni ragionamenti decisamente diversi da quelli di Francesco è l'immigrazione. Lo ha fatto giovedì sera, durante il volo che dall'Africa lo stava riportando a Roma dopo undici giorni di un intenso Viaggio Apostolico molto apprezzato e che rimarrà nella storia. A domanda diretta postagli sull'argomento da un giornalista americano, il pontefice ha risposto che «uno Stato ha il diritto di porre regole alle sue frontiere», purtuttavia «sono esseri umani e dobbiamo trattare gli esseri umani in modo umano, non peggio degli animali». Verrebbe da dire, ci mancherebbe altro. Il punto essenziale di questo passaggio del pontefice è però quel pieno riconoscimento al «diritto» che ogni singolo Stato sovrano ha di «porre regole» per l'ingresso nel proprio territorio nazionale da parte di cittadini stranieri.
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