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Ranucci attacca il Tempo e il nostro editore. Ecco perché a smentirlo è lo stesso Bellavia
Oggi 11-01-26, 07:48
Per Sigfrido Ranucci Il Tempo e Il Giornale avrebbero messo in piedi «un asse» con Maurizio Gasparri al fine di colpire Report. I dossier su alcuni personaggi noti dello spettacolo e della politica del caso Bellavia sarebbero solo una «macchina del fango» orchestrata ad arte. Non solo. Ranucci punta il dito in particolare contro il nostro quotidiano - lo fa con un post su Facebook - sostenendo che il leader di Italia Viva Matteo Renzi avrebbe «abboccato ignaro» ad una domanda «mal posta» nell'intervista pubblicata ieri su queste pagine. L'accusa che ci viene rivolta è di aver travisato le parole dei legali di Gian Gaetano Bellavia, il commercialista che rivestiva il ruolo di doppio consulente, sia per Report che per diverse procure italiane. Come vedremo, niente di più lontano dalla realtà. Vediamo cosa sostiene Ranucci. «Ecco come si costruisce la macchina del fango contro Report attraverso asse giornali Angelucci-Gasparri - scrive il conduttore della trasmissione di Rai3 - Questa è la prova della malafede o ignoranza alla base degli attacchi a Report. Questa allegata è l'ennesima denuncia di Gasparri di poche ore fa si basa su una frase che secondo lui sarebbe stata riportata dagli avvocati. "Tra l'altro, da quello che hanno raccontato lo stesso Bellavia ed i suoi avvocati, Report ha chiesto più volte notizie a Bellavia e non sappiamo se poi Bellavia abbia usato i materiali che gli hanno affidato le Procure per gli incarichi ottenuti", scrive Gasparri. Ma nel comunicato originale dei legali questa circostanza è smentita. Allora da dove prende l'informazione Gasparri, da una domanda posta male di un giornalista del Tempo a Renzi che ignaro abbocca». La domanda in questione rivolta a Renzi, che secondo Ranucci sarebbe sbagliata, è la seguente: «I legali di Bellavia hanno ammesso che erano i giornalisti di Report a fornirgli alcuni nomi per ottenere informazioni. C'è un cortocircuito tra la magistratura e un certo modo di fare informazione?». Per Ranucci i legali del commercialista non avrebbero mai detto ciò. Eppure, il comunicato diffuso l'8 gennaio scorso dall'avvocato di Bellavia, è abbastanza chiaro: «È accaduto piuttosto che fra i dati sottratti dalla collaboratrice infedele vi fossero i file forniti al Dr. Bellavia dai giornalisti di Report per la disamina di alcune posizioni successivamente oggetto di approfondimenti giornalistici, affinché potesse esprimere il proprio parere professionale e rilasciare le relative interviste». Si nota facilmente come la domanda posta a Renzi ricalchi quanto sostenuto dal legale. Non solo. È la ricostruzione che fornisce anche lo stesso Bellavia in un'intervista concessa ieri al Giornale: «Non passavo nessuna carta a Report, al contrario ricevevo le carte da loro». Il commercialista aggiunge anche che le informazioni che forniva non sono mai state «riservate». Adesso il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, vuole capire «se poi Bellavia abbia usato i materiali che gli hanno affidato le Procure per gli incarichi ottenuti». Al fine di appurarlo, il senatore ha deciso di presentare una denuncia alla procura di Milano insieme «al celebre testo di 36 pagine redatto dallo stesso Bellavia e pubblicato da numerosi giornali in seguito circolato online in maniera ampia in questi giorni». Quel testo in cui appunto appare l'elenco di «una serie di personalità su cui lui avrebbe fatto delle verifiche», nonostante «molte di queste non siano indagate». I file da cui sarebbero stati estratti questi nomi sono quelli, tra gli altri, «di Luca Barbareschi, Flavio Briatore, Manfredi Catella, Alberto De Rubba, Giuseppe Graviano, Danilo Iervolino, Claudio Lotito e Massimo Ponzellini», come scrive sempre il legale di Bellavia. Nomi su cui Bellavia non avrebbe mai condotto approfondimenti per conto delle procure», ma erano «oggetto di inchieste giornalistiche» trasmessi al consulente da parte di Report.
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