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Rapine in barca, allarme maranza anche in mare
Oggi 27-07-26, 10:15
Anche in mare è allarme maranza. Da strade e piazze si passa a coste e barche: in Italia, difatti, i maranza allargano il loro raggio d'azione, individuando nuovi territori da depredare. A certificarlo sono gli ultimi episodi verificatisi quest'estate lungo la costa della Liguria, con imbarcazioni depredate nei porti turistici. In ordine di tempo, l'ultimo fattaccio ha visto protagonista, suo malgrado, il giornalista Alessandro Plateroti, ritrovatosi ad "ospitare" sulla barca due maranza, ovviamente non invitati. Tutto è successo nove giorni fa nella zona di Santa Margherita Ligure: «Ormeggio la mia imbarcazione in rada, cioè non in porto, con l'ancora, a circa cento metri dalla riva. Alle 5 del mattino sento dei passi sulla coperta», racconta, «mi sembra di vivere un sogno. Invece, i rumori aumentano, apro l'oblò e trovo due persone». In quei concitati frangenti, Plateroti riesce a scorgere i lineamenti dei due ragazzi presenti sulla barca, tutti e due minorenni, uno di colore, uno di pelle bianca, i quali, colti di sorpresa, non possono portare a termine il loro blitz e sono costretti a scappar via. Per Plateroti è possibile, a quel punto, tirare un sospiro di sollievo, perché il timore, inutile nasconderlo, è stato non solo di vedere depredata la barca ma soprattutto di subire un'aggressione fisica. Resta, però, ora, una sensazione di angoscia: «Il punto, tengo a chiarirlo, non è che ad agire siano stati ragazzi italiani o ragazzi stranieri. Qui non si parla di politica, di destra e di sinistra, qui il tema è la sicurezza. E su questo fronte ci sono due elementi: da un lato, il sentimento di paura dei cittadini, prima in strada e ora, pare, anche in mare; dall'altro, il senso di impunità dei cosiddetti ‘maranza', che commettono reati e sanno di non rischiare nulla, grazie alla loro giovane età». Il ragionamento di Plateroti è legato però non solo all'episodio verificatosi otto giorni fa sulla sua barca. Lo spiega lui stesso, rammentando altri due fatti che lo hanno visto coinvolto, direttamente e indirettamente: «Un anno e mezzo fa, sempre a Santa Margherita Ligure, in una piazzetta, mio figlio e un suo amico furono aggrediti da un gruppo di maranza. A mio figlio rubarono una catenina e provarono a dare una coltellata, che, grazie a Dio, non arrivò a segno, bucandogli solo la maglietta. Un mese fa, invece, è toccato a me: a Genova ero in giro in monopattino, quando una banda di maranza mi ha aggredito e due di loro mi hanno portato via il monopattino». Cos'è successo dopo è ancora più allarmante, se possibile: «Quei due sono stati subito arrestati dalla Polizia e portati in Questura. Io ho sporto denuncia, ma, dopo due ore e mezza di attesa, mi è stato detto che erano costretti a rimettere in libertà i due maranza perché non avevano trovato un pubblico ministero disposto a convalidare l'arresto», racconta Plateroti. Tre episodi in un anno e mezzo. Due nell'ultimo mese. Sempre più forte la convinzione che i maranza si sentano intoccabili, grazie a una diffusa sensazione di impunità. «Oggi ci sono tantissimi ragazzini che a 14 anni sono pronti a commettere tranquillamente dei reati. Bisogna rendersene conto e intervenire per proteggere le persone normali. Perciò, continuare a sostenere l'impunibilità di soggetti minorenni che compiono reati contro la persona e contro il patrimonio non è più tollerabile», denuncia Plateroti, fotografando una triste realtà.
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