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Referendum, l'Italia al voto per la riforma della giustizia. Urne aperte domenica e lunedì
Ieri 21-03-26, 22:45
Volata finale per il referendum sulla riforma della giustizia. Da domani alle 7 fino alle 23, e poi lunedì, dalle 7 alle 15, i seggi saranno aperti in migliaia di comuni dalle Alpi alla Sicilia chiamando gli elettori a pronunciarsi su una consultazione che ha agitato le ultime settimane della politica nazionale. Con il quorum non richiesto per la validità, l'elemento chiave della consultazione resta l'affluenza alle urne, variabile imprevedibile che alcuni analisti considerano persino più decisiva del giudizio sul merito della riforma stessa. È stata una "campagna piena di polemiche", secondo alcuni esponenti politici, o comunque "non bellissima" come ha confessato ieri la premier Giorgia Meloni. Ricca di colpi di scena e tensioni non ancora del tutto sopite, nonostante la quiete del giorno precedente l'apertura delle urne, quella del silenzio elettorale. Che viene rotto dal ministro delle Infrastrutture e leader della Lega Matteo Salvini con un post sui social in cui appare una sola parola: 'SÌ', in grandi lettere gialle su sfondo blu. Si tratta del quinto referendum costituzionale nella storia del nostro Paese, vincerà chi prenderà un voto in più, il Sì oppure il No. La scheda che verrà consegnata agli elettori è di colore verde e all'interno c'è il seguente quesito: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?». L'elettore dovrà scegliere tra il sì e il no, barrando con una crocetta l'opzione preferita. L'appuntamento si inserisce in una lunga tradizione di quesiti referendari: quello a tema giustizia sarà complessivamente l'84esimo quesito su cui votano gli italiani. Finora ci sono stati 77 referendum abrogativi, 5 costituzionali, uno consultivo e uno istituzionale, quello del 2 giugno 1946 che decretò la trasformazione dell'Italia da monarchia in repubblica. Difficile capire chi vincerà seppure il Fronte del Sì appare in vantaggio in numerosi sondaggi. Perché la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti appare ormai inevitabile in un'Italia che si va modernizzando. In Europa è già realtà da tempo in molti paesi. Guardando al passato i Sì vinsero nel 2001, quando si votò per la riforma del Titolo V, e nel 2020, quando si andò alle urne per la riduzione dei parlamentari. Il no invece ha prevalso nel 2006, in occasione della consultazione sulla cosiddetta devolution, e nel 2016 con la riforma costituzionale per il superamento del bicameralismo paritario. Non servirà il 50% più uno degli aventi diritto per stabilire se la consultazione sarà valida. Il quorum, come detto, non c'è questa volta. Determinante sarà l'affluenza al voto, sollecitata da tutti i partiti dell'arco costituzionale. Il centrodestra si è schierato decisamente a favore della Riforma della giustizia, mentre il centrosinistra ha puntato sul mantenimento dello status quo nonostante la necessità di snellire e velocizzare i procedimenti giudiziari come richiesto dagli italiani. L'impegno profuso negli ultimi giorni di campagna elettorale anche dal governo e dalla stessa presidente del Consiglio per il Sì ha segnato un cambio di strategia. Il voto nelle grandi città è destinato a fare la differenza così come quello in alcune regioni del Nord, e pure del Mezzogiorno, che spesso votano compatte.
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