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Sicurezza, Meloni: "Votiamo insieme". No e distinguo: sinistra smascherata
Ieri 02-02-26, 21:56
Trovare la quadra sulle nuove norme in tema di sicurezza da portare sul tavolo del Consiglio dei ministri in agenda mercoledì alle 17, cercando di non incorrere in nuove obiezioni del Colle, e mettere in difficoltà le opposizioni sul dossier tornato di stretta attualità politica in seguito alla manifestazione di sabato per il centro sociale Askatasuna. Dopo aver fatto tappa ieri all'ospedale Le Molinette per incontrare gli agenti feriti negli scontri di Torino, la premier Giorgia Meloni presiede a palazzo Chigi una riunione di governo con i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani (in collegamento), i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Carlo Nordio (Giustizia) e Guido Crosetto (Difesa), i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, per fare il punto sui provvedimenti da adottare a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell'ordine pubblico. Al termine del vertice durato poco più di un'ora il governo fa sapere che "in questa delicata fase, anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria dem Elly Schlein", che ieri aveva sentito l'inquilina di palazzo Chigi perché "preoccupata dalle strumentalizzazioni" sui fatti di Torino, è necessario evitare divisioni. Meloni si appella quindi alle opposizioni chiedendo "una stretta collaborazione istituzionale". Non solo, dall'esecutivo viene dato mandato ai capigruppo di maggioranza di proporre a quelli di minoranza "la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni" in Parlamento di Piantedosi. Risoluzione che per essere presentata avrebbe però bisogno di comunicazioni in aula del titolare del Viminale, il quale invece è previsto domani alla Camera (dove al momento è confermato) e a seguire al Senato - dove però si attende ancora la convocazione ufficiale per informative proprio sugli scontri di Torino, che però non prevedono votazioni. L'ipotesi che sta circolando è che domani, nella capigruppo convocata per le 15 a palazzo Madama, si tenti di 'trasformare' l'informativa in comunicazioni. In attesa di capire come sarà sciolto il nodo, il leader del M5s Giuseppe Conte ha già fatto sapere di essere sì pronto a rispondere all'appello di Meloni ma solo se "adesso, dopo che per mesi ha letteralmente snobbato le nostre proposte, è davvero intenzionata ad ascoltarle". "Se sì - spiega -, noi ci stiamo e siamo pronti a condividere subito una risoluzione che impegni il governo a dare le risposte che fin qui non ci sono state". In primis, ricorda, "maggiori investimenti per sopperire alle carenze di organico nelle forze dell'ordine e più fondi per rendere sicure le città. E poi una norma che renda perseguibili d'ufficio, quindi senza che sia necessaria una querela da parte della vittima, reati odiosi che creano allarme sociale". Un modo questo, viene spiegato in ambienti del Movimento, per rilanciare la palla nel campo della premier. Il Pd invece sembra chiudere all'ipotesi di una risoluzione comune e rinvia tutto al confronto parlamentare nel merito dei provvedimenti sulla sicurezza: "Domani abbiamo in calendario alle Camere un'informativa sulla sicurezza del Ministro Piantedosi, non si vota. In quella sede ribadiremo la netta condanna verso l'aggressione degli agenti a Torino e la solidarietà alle forze dell'ordine, come tutti abbiamo già fatto immediatamente. Il Partito Democratico ha già chiesto attraverso la sua segretaria Elly Schlein di non fare strumentalizzazione politica su questo tema. Ma se il Governo intende approvare già mercoledi nuove misure già annunciate e propagandate in queste settimane, su di esse ci confronteremo nella sede opportuna che è il Parlamento, attraverso l'esame di un provvedimento di legge", spiegano i presidenti dei gruppi parlamentari dem Francesco Boccia e Chiara Braga. Governo che intanto sta cercando di capire come e dove inserire le nuove norme. Sul tavolo ci sono infatti sia un ddl che un dl, da portare già dopodomani in Cdm. Decreto che la Lega vorrebbe il più 'corposo' possibile. Linea che il partito di Salvini mette in chiaro nella riunione tecnica successiva a quella politica andata in scena a Chigi per capire i provvedimenti inseribili nel testo perché rispondenti ai criteri di necessità e urgenza. La volontà del Carroccio è quella di approvare "tutti i provvedimenti possibili". E tra le norme più a cuore, viene chiarito, ci sono la stretta sui coltelli, la riforma delle polizie locali, il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, lo sgombero di tutte le case occupate e non soltanto delle prime, il rafforzamento del teser anche nelle città che non lo hanno, l'incremento dei militari impegnati nell'operazione strade sicure (dagli attuali 6100 a 10mila). Infine Salvini, che domani pomeriggio riunirà a Milano il Federale anche per fare il punto sul dossier sicurezza, insiste per la cauzione da chiedere a chi organizza manifestazioni, secondo il principio 'chi sbaglia paga'. Ovviamente non tutto potrà trovare spazio nel decreto, anche perché FI attraverso il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, presente alla riunione di Chigi in rappresentanza del partito vista l'assenza di Tajani (collegato fino a un certo punto del vertice), mette in chiaro che ad esempio quello del fermo preventivo "è un tema da approfondire", cosa che farà il governo "tenendo conto dei principi giuridici che vigono nel nostro paese". E anche sulla cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni non mancano le perplessità: "Ci sono delle valutazioni perché c'è il tema della responsabilità oggettiva. Perché io posso anche essere l'organizzatore ma magari arriva qualcuno che compie atti violenti in piazza quando io sono già andato via. E' una misura complicata da attuare". Ecco perché alla fine nel dl dovrebbero intanto confluire solo alcune norme, come ad esempio lo stop alla vendita dei coltelli ai minori e lo 'scudo penale' agli agenti che, come spiegato da Salvini, prevede "tutela legale e spese processuali che non possono essere a carico delle forze dell'ordine" e "la non automatica iscrizione nel registro degli indagati".
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