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"Sindrome dell'invasione barbarica", Crepet: cosa c'è dietro i casi di Trento e Messina
Ieri 05-04-25, 16:59
Il 19enne che ha Trento ha accoltellato a morte il padre che maltrattava la madre, e ancora il femminicidio di Messina e quello di Roma. Dalla cronaca arrivano notizie inquietanti sui giovani e sui rapporti che hanno in famiglia e con la società. Cosa sta succedendo? Paolo Crepet ne parla in un'intervista al Corriere del Trentino: "Mi preoccupa in generale questa ondata che attraversa l'Italia; poi le storie singole, le cronache, vanno lasciate a chi indaga e ai criminologi. Quello che mi fa spavento è questa che non so se si possa definire recrudescenza, dal punto di vista statistico, però è impressionante che in quattro giorni il coltello sia 'volato' da Trento a Messina, passando per l'Umbria. Siamo davanti alle nuove 'invasioni barbariche'", osserva lo psichiatra. In che senso siamo alle "nuove invasioni barbariche"? Crepet spiega: "Quando non hai futuro hai solo presente, e il presente può essere drammatico. È il futuro che ti salva, non è certo il presente. Però noi da decenni abbiamo osannato il qui ed ora. E oggi siamo finiti così", è l'amara riflessione dell'esperto. Le tensioni del mondo, dalle guerre all'economia, non aiutano. "Noi viviamo di 'io speriamo che me la cavo'. Questo credo che sia oggi l'inno europeo, non più quello di Beethoven. È una grande metafora, quello che sta accadendo: sembra che riguardi solo il quadro macroeconomico, ma si riflette poi sulle micro realtà familiari". Sul caso di Trento, con protagonista un 19enne, osserva: "È peggio, perché vuol dire che non abbiamo insegnato niente. È evidente. Se i giovani si comportano come i loro trisavoli, per cui le dispute vanno lavate nel sangue, e si ragiona come nel ‘600, ci sarà un motivo, no? Vuol dire che abbiamo fallito. Abbiamo fallito qualsiasi approccio educativo. Il fatto che ci siano giovani che non hanno altri strumenti, se non quello del coltello, mi fa rimanere di sale nel 2025. E non facciamo discorsi di etnie, per favore: Giulia Cecchettin era stra-veneta come il suo assassino", afferma Crepet. In altri termini, "abbiamo perso l'idea dell'amore. Sono stato chiamato troppe volte in questi anni per commentare cose accadute nella vostra terra meravigliosa. Ho parlato di solitudine, perché c'è: tante monadi, persone che vagano per le nostre strade, la ricerca di essere qualcuno. A volte si intravede la possibilità di vendicarsi di un destino uccidendo qualcun altro, metaforicamente o no", afferma lo psichiatra che conclude: "Non sorridiamo più a ciò che verrà, abbiamo paura. Ecco la sindrome dell'invasione barbarica".
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