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Stati Uniti, la Corte Suprema boccia i dazi. Trump: "Ho un piano B"
Oggi 21-02-26, 00:03
La Corte Suprema ha bocciato i dazi globali imposti dal presidente Donald Trump dichiarando illegittimo il ricorso ai poteri di emergenza. Una decisione che colpisce uno dei pilastri dell'agenda economica della Casa Bianca. La sentenza mette in discussione la legalità delle tariffe doganali annunciate in occasione del Liberation Day nonché dei dazi imposti sulle importazioni dalla Cina, dal Messico e dal Canada. Una decisione che Trump ha definito "una vergogna" avvertendo di aver in mente "un piano di riserva". In serata il presidente ha convocato una conferenza stampa alla Casa Bianca in cui ha affermato di avere a disposizione misure ancora più incisive in materia di dazi commerciali. "Non ho bisogno del via libera del Congresso sulle tariffe", ha detto e ha annunciato una tassa globale extra del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, invocando la Sezione 122 del Trade Act del 1974, una legge commerciale mai utilizzata prima. Una legge che consente al presidente d'imporre dazi per un massimo di 150 giorni per far fronte a "grandi e gravi deficit della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti" e "altre situazioni che presentano "problemi fondamentali nei pagamenti internazionali". Alla domanda di un giornalista se intendesse mantenerle in vigore a tempo indeterminato, Trump ha risposto: "Abbiamo il diritto di fare praticamente quello che vogliamo, ma la applicheremo a partire, di fatto, fra tre giorni, credo". Trump era ricorso a una legge del 1977, l'International Emergency Economic Powers Act che conferisce al presidente ampi poteri sulle transazioni economiche internazionali in caso di emergenza nazionale, per giustificare tali misure. L'afflusso di droga negli Stati Uniti e il deficit commerciale "ampio e persistente" sono stati entrambi utilizzati dal presidente Usa per giustificare il ricorso alle misure di emergenza. Tuttavia, con una decisione di 6 voti contro 3, l'alta corte ha stabilito che l'Ieepa non autorizza Trump a imporre i dazi. "Il presidente rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente tariffe doganali di importo, durata e portata illimitati", ha scritto in un parere a nome della maggioranza, il presidente della Corte Suprema John Roberts. "Alla luce dell'ampiezza, della storia e del contesto costituzionale di tale autorità rivendicata, egli deve identificare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarla", ha osservato. Tuttavia i giudici non hanno specificato cosa ne sarà degli oltre 130 miliardi di dollari di tariffe già riscossi. Al 14 dicembre, secondo i dati dell'Agenzia delle dogane e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti e una recente documentazione presentata dall'agenzia alla Corte internazionale del commercio degli Stati Uniti, il governo federale ha raccolto 134 miliardi di dollari di entrate dai dazi contestati da oltre 301 mila importatori diversi. Il caso è stato il più significativo riguardante l'economia americana ad arrivare alla Corte Suprema negli ultimi anni. I cosiddetti dazi "reciproci" hanno aumentato le tariffe fino al 50% sulle importazioni dai principali partner commerciali, tra cui India e Brasile, e fino al 145% sulla Cina nel 2025. Trump e i funzionari del Dipartimento di Giustizia hanno inquadrato la controversia in termini esistenziali per il Paese, dicendo ai giudici che "con i dazi siamo una nazione ricca", ma che senza di essi "siamo una nazione povera". La sentenza non ha alcun impatto sui dazi settoriali imposti separatamente sulle importazioni di acciaio, alluminio e vari altri beni. Immediata la reazione dell'Ue. "Rimaniamo in stretto contatto con l'amministrazione statunitense per ottenere chiarezza sulle misure che intende adottare in risposta a questa sentenza", ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill. "Le aziende su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Pertanto, continuiamo a sostenere tariffe doganali basse e a impegnarci per ridurle". E lunedì il Parlamento europeo valuterà se e come l'annullamento dei dazi influirà sui termini dell'intesa raggiunta in estate (il cosiddetto 'Patto di Turnberry'), che prevedeva una tariffa media del 15% sulle merci europee. Il dossier era già in una fase delicata dopo che a gennaio il Parlamento aveva sospeso l'iter di ratifica in risposta alle minacce di Trump d'imporre nuovi dazi del 10% legati alla questione della Groenlandia. La riunione sarà dunque decisiva per stabilire se l'Europa procederà con la ratifica dell'intesa o se chiederà una rinegoziazione totale alla luce di quanto decretato dalla sentenza della Corte Suprema. Un portavoce di Downing Street ha detto che la Gran Bretagna "lavorerà con gli Usa" per capire "come la decisione influirà sui dazi nei confronti del Regno Unito e del resto del mondo", sottolineando di aspettarsi che "la posizione commerciale privilegiata nei confronti degli Usa continui". La Federazione delle industrie tedesche Bdi ha accolto la sentenza come un "segnale forte a favore di un ordine commerciale basato su regole piuttosto che di misure unilaterali". Per il ministro canadese responsabile per il commercio con gli Usa, Dominic LeBlanc, la sentenza conferma che le imposte erano "ingiustificate". Tuttavia il ministro ha osservato che le misure che causano maggiori difficoltà in Canada - quelle settoriali che interessano l'industria siderurgica, dell'alluminio e automobilistica - sono rimaste in vigore, e ha garantito che Ottawa collaborerà con Washington per "creare crescita e opportunità su entrambi i lati del confine". I Democratici hanno recentemente chiesto un voto dell'aula alla Camera per bloccare i dazi sul Canada: solo sei Repubblicani hanno appoggiato l'iniziativa. Il deputato del Gop Don Bacon ha dichiarato alla Cnn che decine di altri Repubblicani erano contrari ai dazi, ma hanno scelto di non votare contro il presidente per evitare la reazione di Trump.
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