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Usa, arrestata trafficante di armi iraniana che acquistava bombe dai Pasdaran e le spediva in Sudan
Ieri 20-04-26, 21:59
Il trafficante di armi super ricercato era una donna iraniana che viveva in California e trattava con i Pasdaran l'acquisto di bombe da inviare in Sudan. Shamim Mafi, 44 anni, è stata arrestata all'aeroporto di Los Angeles con l'accusa di traffico di armi per conto di Teheran, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Secondo i magistrati americani la donna "ha fatto da intermediario nella vendita di droni, bombe, spolette e milioni di proiettili fabbricati dall'Iran e venduti al Sudan". Il procuratore statunitense Bill Essayli ha scritto sul social network X che Mafi viveva nel sobborgo di Woodland Hills, a Los Angeles, e "aveva ottenuto la residenza permanente legale negli Stati Uniti nel 2016". L'iraniana ora rischia una pena massima di 20 anni di reclusione in una prigione federale in caso di condanna. Una denuncia penale datata 12 marzo sostiene che Mafi e un complice non identificato gestivano una società in Oman, la Atlas International Business, attraverso la quale venivano trafficate armi e munizioni. La società avrebbe ricevuto pagamenti per oltre 7 milioni di dollari nel 2025. Separatamente, secondo i documenti del tribunale, Mafi e il complice hanno intermediato la vendita di 55.000 spolette per bombe al Ministero della Difesa sudanese. "In relazione alla transazione, Mafi ha presentato una lettera d'intenti al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) per l'acquisto di spolette per bombe destinate al Sudan", si legge nella denuncia. Le Nazioni Unite hanno recentemente avvertito che il Sudan rischia di precipitare in una "carestia su vasta scala e nel collasso" per via della guerra tra l'esercito e le Forze di Supporto Rapido, un gruppo paramilitare. Guerra in corso da ormai quattro anni. Denise Brown, responsabile delle Nazioni Unite in Sudan, ha dichiarato giovedì che il Sudan sta affrontando la più grande crisi umanitaria al mondo e che le armi provenienti dall'estero sono in parte responsabili. L'Onu ha chiesto alle potenze straniere di smettere di alimentare la guerra, ma non hanno accusato alcuno Stato in particolare. Da un lato, l'esercito sudanese è stato sostenuto da Egitto e Arabia Saudita e ha impiegato droni di fabbricazione turca e iraniana. Mentre gli Emirati Arabi Uniti negano di aver fornito armi alle forze paramilitari.
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