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A 107 anni s’iscrive a Fdi. Storia di Erminia, sorella d’Italia
Oggi 18-07-26, 08:25
Robert Musil sosteneva che la passione è di breve durata e che, soprattutto, lascia con sé un retrogusto amaro. Siamo sicuri? Perché la storia di Erminia Digianantonio pare mostrare l’esatto opposto di quanto sostenuto dallo scrittore austriaco. Nata il 1° novembre 1919 ha trovato il tempo all’alba dei 107 anni di presentare la richiesta di tesseramento, per la prima volta nella sua vita, a un partito. Quale? Fratelli d’Italia. La campagna di Fdi recita «un impegno preso di fronte alla storia» e chi meglio della signora Digianantonio, nata nel 1919, può incarnare questo slogan. Il racconto arriva sulle scrivanie di Libero dall’Associazione Italia. Erminia venuta alla luce un anno dopo la fine della Prima guerra mondiale ha attraversato il ’900. Quando nacque era presidente del Consiglio dei ministri Francesco Saverio Nitti e oggi è giunta fino alla prima donna premier Giorgia Meloni. Sembra passato un secolo, anzi è volato via. Da un paio d’anni ha problemi d’udito, ma è ancora decisamente presente tanto che nella casa di riposo che la ospita ha chiesto di far installare un seggio per votare. E ogni volta, fino alle scorse elezioni, la commissione è dovuta intervenire per permetterle di esprimere il suo suffragio. UN SECOLO (E OLTRE) A raccontarci la vicenda è il figlio, Paolo Cucurachi. «Siamo due fratelli nati il 1° agosto 1945, nella culla abbiamo assistito ai bombardamenti atomici in Giappone». Ma ci racconti di sua madre. «È originaria della Carnia, precisamente di Trasaghis in provincia di Udine. Ha vissuto tra Trieste, Gorizia, Lecce e dopo la morte di mio padre nel 1988 è venuta a vivere con me in Toscana vicino a Pisa». Un interesse recente o di lunga data quello per la politica? «Mio padre era finanziere quindi non ha mai fatto tessere di partito e così mia madre si è adeguata. Eppure ha sempre mostrato interesse verso quell’indirizzo politico». La destra? «Lei ha un idolo ovvero Almirante. Pensi che quando parlava in televisione si incollava davanti allo schermo ed era impossibile distoglierla. Ora segue con attenzione le orme della Meloni». Ma la tessera le è arrivata? «L’ha fatta nei giorni scorsi, ci hanno detto che ce la dovrebbero consegnare telematicamente a breve. Ora non ci sente più, comunichiamo per iscritto eppure legge ancora senza occhiali. È una grandissima chiacchierona, parla di tutto». Si ricorderà del Ventennio. «Dice che all’epoca non c’era delinquenza e che i giovani erano più dritti. Mussolini lo chiama, ancora, Sua Eccellenza, ma lo ha criticato dicendo che ha fatto anche cose non belle. E si ricorda dei partigiani». Aneddoti? «Quando era fidanzata con mio padre, nel 1944, i titini in Friuli volevano tagliarle i capelli, ma lei li ha fatti correre. Sarebbe stata disposta a farsi ammazzare pur di non farsi rapare a zero. Poi ha visto sgozzare, quando viveva in caserma a fine guerra, due finanzieri. Avevano solo 19 anni...». Una donna di coraggio. «Pensi che per il parto è andata da sola in pronto soccorso a Trieste prendendo il filobus». Desideri ne ha ancora? «Le piacerebbe incontrare la Meloni, certo non ci sente bene, magari ricevere una lettera». Una donna dalle mille risorse. «Una volta a settimana la porto al ristorante e beve ancora. Provo ad allungarle il vino con l’acqua, ma lei non vuole». Centenaria passionaria come la coetanea di Greve in Chianti, in provincia di Firenze, Silvana Pini che ha rinnovato anche quest’anno la tessera del Partito democratico. Il sogno della signora Pini? Come raccontato alle colonne di Repubblica incontrare Elly Schlein. Anzi uno scatto. «Avrei un desiderio: mi piacerebbe tanto farmi una fotografia con lei». Da una parte l’eredità missina dall’altra quella comunista. Vicende nel dedalo dei racconti d’Italia che collimano nell’elezione del 1946, la prima volta in cui le donne poterono esprimere il proprio voto nella storia nazionale. Entrambe scelsero la repubblica.
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