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Cultura e Spettacolo
Addio a Vittorio Messori, cercò una fede fondata su storia e ragione
Ieri 05-04-26, 11:45
«Sapete perché ho messo un’immagine di Bernadette Soubirous in biblioteca? Non solo perché sono suo grande devoto, ma anche per ricordarmi che tutta la sapienza del mondo non basta a salvarci, lo fanno l’umiltà e la fede», spiegava agli ospiti, mentre Rosanna, la moglie, annuiva sorridendo. Non esattamente quello che ci si sarebbe aspettato da Vittorio Messori, scrittore, giornalista, apologeta, grande uomo di fede e di amicizia. Perché lui appariva distaccato e sicuro di sé, determinato nei giudizi, a volte tagliente. A conoscerlo meglio, si scopriva come fosse anche pronto alla battuta, ironico, capace di scoprire i lati curiosi e bizzarri della vita e di scherzarci sopra. Se n’è andato, Vittorio Messori, nella sua casa di Desenzano, nella notte del Venerdì Santo; i funerali si celebreranno proprio a Maguzzano, alla presenza del vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili. Forse, nell’ultimo pensiero ci sarà stata l’immagine dell’abbazia di Maguzzano, non lontana da casa sua, il suo rifugio, il luogo dell’anima, tra gli ulivi e gli alberi di pesco, affacciata dal IX secolo sul lago di Garda, con le due stanzette lasciate a lui e invase da migliaia di libri...E il volto di Rosanna, l’amata moglie, che è scomparsa il Sabato Santo del 2022. È stato uno dei pochissimi autori capaci di trasformare un libro come Ipotesi su Gesù in un best seller internazionale da milioni di copie e a tutt’oggi riedito con successo. A questo proposito, bisogna sottolineare l’impegno della casa editrice Ares che sta riproponendo le sue opere. Ipotesi su Gesù è un libro che, nel 1976, ha consentito di avere una nuova prospettiva di fede, una fede viva, concreta, sorprendente, non una «cosa da sacrestie», traboccante di vecchiume moralistico. Una fede che non è irrazionale e che si radica in una storia millenaria – quella del cristianesimo – poco conosciuta dagli stessi credenti. Non è un caso, dunque, che Messori abbia avuto un forte legame con Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI. A partire dal 1985, quando esce un altro testo fondamentale e diventato un altro best seller, Rapporto sulla fede. Per la prima volta un prefetto dell’ex-Sant'Uffizio parla “a cuore aperto”, con lucido e coraggioso realismo, affidando le sue riflessioni sulla fede a un giornalista. Bisogna tornare agli anni Sessanta. Messori, originario di Sassuolo, in provincia di Modena, cresce a Torino, in una famiglia modesta, dimostrando presto doti brillanti nello studio. Frequenta l’università, nessuna attitudine verso la fede, molto razionalismo. «Ero l’allievo prediletto di Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone e Luigi Firpo, la trimurti del laicismo. Non avevo alcuna intenzione di diventare cristiano, meno che mai cattolico», racconterà poi lui stesso. Il momento cruciale giunge nella caldissima estate del 1964, con i genitori “entrambi mangiapreti” in vacanza. Apre il Vangelo per controllare una citazione: «Non so che mi accadde. Cercai di resistere, ma non vi fu niente da fare. Quando scoprì la conversione, mia madre voleva farmi visitare da uno psichiatra. Galante Garrone mi diseredò moralmente». Lui non desiste e si iscrive a all’Istituto di Cristologia della Pro Civitate Christiana di Assisi, dove trascorre un anno a studiare. Dopo aver fatto ritorno a Torino, inizia a lavorare alla Società Editrice Internazionale e inizia a collaborare con diversi giornali e riviste. Intanto, proprio ad Assisi, avviene l’incontro più importante: quello con Rosanna Brichetti, studiosa e autrice. Una storia d’amore e di fede convissuta che è durata per tutta la vita, tra traversie, difficoltà, ostacoli, fughe e ritorni. Si sono sposati nel 1996. Nel 1976 esce il primo saggio, Ipotesi su Gesù, frutto di 12 annidi studio. Si susseguono titoli tradotti in molte lingue, da Scommessa sulla morte a Inchiesta sul cristianesimo” e Patì sotto Ponzio Pilato... Nel 1994 gli viene proposto di intervistare Giovanni Paolo II: ne nasce il libro-evento Varcare le soglie della speranza. Accanto ai titoli più noti la vasta bibliografia di Messori si distingue anche il gusto per l’indagine originale e per il recupero di vicende e personaggi dimenticati o controversi. Anche negli anni della vecchiaia, della malattia, della morte della compagna di sempre, c’è sempre stata la fede, l’orizzonte che non scivola via. E che, può darsi, assomiglia un poco ai giardini di Maguzzano, alla sua “chiesa a cielo aperto”.
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