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Beatrice Venezi, follia-M5s: assalto in carcere alla direttrice d'orchestra
Oggi 10-02-26, 04:00
Il maestro Beatrice Venezi, tornata in Italia dopo mesi di tournée e concerti all’estero, prende applausi anche nel nostro Paese: da Pisa a Trieste. Beatrice, insomma, è profeta persino a casa sua. E la sinistra rosica ancora di più. «Perché a Sanremo come co-conduttrice non mandano la Venezi?», ironizzano provocatoriamente dal gruppo M5S in commissione di vigilanza Rai. «Visto che alla Fenice non la vuole nessuno, potrebbe provare a dilettarsi all’Ariston», se la ridono Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato. Ma, come si dice, ride bene chi ride ultimo. La musicista toscana, infatti, questa settimana arriverà finalmente a Venezia. Ed è proprio nella città lagunare che darà ai suoi vari sinistri oppositori un vero schiaffo morale. Mercoledì, infatti, la direttrice designata del Teatro La Fenice non andrà tra i velluti e le quinte dell’ente lirico ma nel carcere femminile della Giudecca a spiegare alle detenute la meraviglia e la forza riabilitante della musica. Praticamente un cortocircuito per sindacati, politici, orchestrali vari che suonano e scrivono solo con la mancina. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46030345]] Il maestro, accusata in questi mesi davvero di tutto: dall’essere misogina e vanitosa per l’utilizzo del maschile nella qualifica professionale, quanto per il vezzo estetico di dirigere coi capelli lunghi, entrerà in città parlando invece decisamente al femminile e rivolgendosi non alle donne dell’alta borghesia ma alle ultime tra le ultime. Roba da doversi inventare un attacco degno di una portaerei, altro che di una gondola. Detto, fatto. La Venezi, stavolta, infatti, viene fatta passare come la pietra dello scandalo per colpa della quale il governo avrebbe iniziato un braccio di ferro non solo con gli orchestrali veneziani ma con tutti gli enti lirici d’Italia. I sindacati lamentano di non essere ascoltati dal ministero e minacciano battaglia. «Al Mic continuano a non riceverci. A questo punto mobilitazioni e manifestazioni saranno inevitabili», fa sapere Sabina Di Marco, segretaria nazionale della Silc-Cgil alla quale fa eco ancora l’esponente pentastellato che per far quadrare il cerchio torna a chiamare in causa proprio la Venezi, la cui nomina contestata, secondo l’ex grillino Gaetano Amato, capogruppo M5S in Commissione Cultura alla Camera, sarebbe la cartina di tornasole del governo che «dopo aver fatto collassare il cinema, ora si accanisce sull’opera e sui teatri lirici, un patrimonio storico trattato come un fastidio». Al centro del contendere entrano non più solo le poltrone mai fondi Fus, ovvero i soldi con i quali vengono finanziati i teatri d’opera. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46012786]] Secondo l’asse sindacati-partiti di sinistra il teorema è il seguente: o dirige l’orchestra chi decidiamo noi, con i fondi pubblici ripartiti come e a chi diciamo noi, oppure salta il banco. E la musica diventa «un esperimento di silenzio». Per cui è chiaro che una volta di più vale la pena seguire il percorso del maestro Venezi, convinta che la forza della musica possa salvare chiunque. Dopo le detenute, a Beatrice non resterà che spiegarlo ai suoi futuri tromboni della Fenice con mani e piedi legati ai sindacati più che a strumenti e pentagramma.
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