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"Chi sale sul treno", l'ultimo viaggio: Palermo-Lourdes, il documentario
Oggi 17-03-26, 18:00
Per l’ultima volta, il “Treno Bianco” è partito da Palermo diretto a Lourdes. È un addio che ha il peso di oltre 120 anni di storia: un viaggio lento, faticoso, che attraversa l’Italia e, insieme, le fragilità e le forze più profonde di chi vi sale. Per generazioni questo convoglio ha trasportato persone malate e pellegrini verso una meta simbolica, trasformandosi da semplice mezzo di trasporto in uno spazio sospeso: una casa in movimento, un corridoio di corpi e di volti, dove l’idea di comunità prende forma concreta in gesti quotidiani di cura, vicinanza e ascolto. “Chi sale sul treno”, documentario di Valerio Filardo, segue questo ultimo viaggio da Palermo a Lourdes e lo trasforma in un’esperienza immersiva. La macchina da presa osserva in silenzio, senza voce narrante ma con la voce dei protagonisti e in sottofondo i suoni del treno, i corridoi stretti, le notti in cuccetta, le mani che aiutano, i silenzi condivisi. È in questi dettagli che emerge la dimensione più autentica del viaggio: la capacità di creare legami in un tempo rallentato, lontano dalla velocità e dalla distrazione del mondo esterno. Nel microcosmo del treno incontriamo Rosella, volontaria instancabile, sempre in movimento tra una carrozza e l’altra; Francesco, giovane con distrofia muscolare, per cui quel convoglio è uno dei pochi luoghi dove la libertà di muoversi, incontrare, parlare è davvero possibile; Francesca, medico attenta e discreta, che unisce competenza e delicatezza e Mimmo, ferroviere e custode silenzioso, che conosce ogni carrozza come fosse casa sua. Attraverso di loro prende forma un racconto corale che parla di solidarietà concreta, di tempo donato, di fatica condivisa. Ma in filigrana emerge anche un cambiamento profondo: la crisi del volontariato, la difficoltà di trovare nuove persone disposte a impegnarsi, soprattutto tra i più giovani. Questo viaggio finale porta alla luce una distanza crescente da un mondo che non offre schermi dietro cui nascondersi, ma solo incontri reali con la malattia, la dipendenza dagli altri, la vulnerabilità. Nel lento avanzare del treno, il dolore non viene nascosto: resta lì, visibile, ma diventa anche occasione di relazione. Ogni assistenza prestata, ogni notte in bianco, ogni sosta alla stazione è un tassello di una comunità che sceglie di resistere all’individualismo e alla fretta, prendendosi il tempo per stare accanto a chi è più fragile. L’ultimo viaggio da Palermo a Lourdes non è soltanto la fine di una tradizione, ma uno sguardo lucido su un mondo che cambia, su ciò che rischiamo di perdere quando il prendersi cura degli altri smette di essere una priorità. “Chi sale sul treno” è il ritratto di un rito forse al termine della sua storia, ma anche un invito a ripensare il valore della condivisione, del contatto umano, dell’esserci l’uno per l’altro. In quel convoglio che parte per l’ultima volta non c’è solo una destinazione geografica, c’è un modo di stare insieme, di affrontare la fragilità senza voltarsi dall’altra parte. Finché qualcuno sarà disposto a “salire su quel treno”, reale o simbolico, l’idea di una comunità che non lascia indietro i più deboli continuerà a vivere. «Chi sale sul treno - racconta il regista Valerio Filardo- entra nel cuore pulsante di un’esperienza unica, seguendo il respiro del treno e delle persone che lo vivono. La cinepresa diventa parte della comunità, catturando la poesia nascosta nei silenzi, negli sguardi, nelle mani che si sfiorano. Il treno è un corpo vivo, lento, carico di memoria, che resiste al tempo moderno restituendo uno spazio sacro di umanità e speranza». Chi sale sul treno ha ricevuto a dicembre 2025 la menzione speciale al Festival de Cine Italiano de Madrid per la sua capacità di narrare una realtà sociale oltre la religiosità, fungendo da metafora della vita e dell'empatia umana.
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