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Cina, la mano dietro il boom dell'oro: il mondo a rischio-caos
Oggi 19-02-26, 02:00
Arriva da Est la nuova strategia, la nuova frontiera del commercio. La Cina nel 2024 – scrive ItaliaOggi - è il primo produttore mondiale di oro, con circa 380 tonnellate. Ma non le basta. Compra, accumula, rastrella. Perché? Perché il dollaro nell’ultimo anno ha perso il 20% rispetto all’euro e alle altre valute. E a Pechino non sono tipi da restare a guardare. Mario Deaglio, professore emerito di economia internazionale all’Università di Torino, lo dice chiaro: "Siamo dentro un processo di de-dollarizzazione”. I Paesi dei BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (oggi diventati 13) – non vogliono più "usare la moneta di un terzo Paese per gli scambi tra di loro". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46062199]] Tradotto: perché pagare pegno a Washington? Il meccanismo è semplice: niente nuova moneta fisica, ma una moneta di conto per regolare gli scambi. Perché "se si usa il dollaro, infatti, si finisce per passare da New York e gli operatori americani vogliono la loro quota". Sarà molto importante quello che deciderà di fare un paese importante come l’Arabia Saudita, che ha fortissimi investimenti negli Stati Uniti, quindi in dollari. E allora meglio l’oro. Soprattutto se lo produci in casa o lo compri a prezzi strategici.Non è una fiammata improvvisa. "Non si tratta di una tendenza delle ultime settimane, ma di un progetto a lungo termine". I cinesi, grandi detentori di dollari, “hanno cominciato da 2 o 3 anni a toglierli lentamente dalle riserve per inserire l’oro". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46385627]] Messaggio agli Usa: o il dollaro torna competitivo o si cambia musica. Non è "necessariamente una contrapposizione politica o un atto di guerra", chiarisce Deaglio. È, piuttosto, un avvertimento elegante: "Cari americani, se volete che continuiamo a usare il dollaro dovete renderlo conveniente". E sullo sfondo c’è, ovviamente, Donald Trump e la partita delle elezioni di medio termine. Se non vince, forse si ripenseranno i dazi. Anche perché, con un dollaro così debole, rischia di farsi un clamoroso autogoal monetario.
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