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Claudia Osmetti: l'ultima follia femminista, donne baffute e felici
16-12-2024, 12:55
Titolo: Pelo e contropelo. Sottotitolo: la nuova frontiera femmil-progressista (di cui indubbiamente il globo sentiva l'esigenza) della peluria resistente, ‘sta volta sul volto. Svolgimento (o libera interpretatio di): Donna baffuta compagna (di lotta) piaciuta. Commento: Bah. È che ci lascia un po' così (un po' così perplesse, diciamo) l'ultima crociata dello statunitense New York Times, sempre in prima linea per i diritti di noi donzelle, che ora se la prende coi donnaioli baffetti. Attenzione, non coi baffetti donnaioli: nel senso che nulla quaestio sugli irresistibili latin lover coi mustacchi (che poi, i latin lover, barbigi o meno, oramai, ma che fine hanno fatto?), no, no, per carità; qui il nodo sono semmai quei peli su labbro e mento che possono crescere anche a noi appartenenti al gentil sesso. Non ce li abbiamo tutte, per qualcuna è un dramma per qualcun altra sono solo impercettibili, di certo hanno niente a che vedere con Dalí o Cecco Beppe, epperò, basta, fine, non se no può più, è il 2024, anzi il 2025, liberiamoci dal giogo, sdoganiamo il tabù. Rivoluzione. Ché sono tante, sono milioni, sottolinea (con enfasi) il quotidiano newyorkese, le donne al mondo che vanno di lametta o mini ceretta o laser, dato che sennò rimane quel «senso di vergogna più comune di quanto si pensi» (cit. l'articolo originale) perché è arrivato il momento di ammetterlo, quasi la metà di noi, studi scientifici alla mano, a un certo punto della vita s'è trovata davanti allo specchio e quel pelo superfluo sul mento l'ha vissuto come una dannazione. È questione di pelo. Anche se questo, semmai, di pelo, viene snobbato pure dalle ribelli nuove femministe dell'intransigente movimento del no make up e no depilation: quelle contrarie alla rasatura di ascelle e gambe perché la-coscia-liscia-è-un-retaggio-del-patriarcato (non la mettono proprio in questi termini, ma il concetto c'è: la rasatura la si fa per compiacere il maschio, signore-ribelliamoci). Il punto del New York Times è che perfino loro, le figlie di chi negli anni Sessanta bruciava i reggiseni in piazza, sul baffetto femminile sono colte alla sprovvista. Latitano. Breanna Fahs, che insegna nientepopòdimenoche Studi di genere all'università dell'Arizona e ha pubblicato un saggio che si intitola Unshaved: Resistance and removal in women's body hair politics (Non depilate: resistenza e rimozione nella politica dei peli nel corpo delle donne) sostiene che anche chi la battaglia al rasoio l'ha portata avanti con orgoglio negli ultimi anni, ecco, pure loro, «hanno tirato una linea su fino a che punto si possono ribellare». E quella linea è il baffino sopra al rossetto. Piace a nessuna, insomma. Scandalo. Scandalo planetario, tra l'altro, perché il giornale dall'altra sponda dell'oceano, per suggellare la sua tesi, ha addirittura lanciato un sondaggio tra le sue lettrici dal quale vien fuori che ci siamo: «I peli facciali potrebbero essere la nuova frontiera» del femminismo moderno, considerando poi il lascito storico (secondo Rebecca Rebecca Herzig del Bard College anch'esso di New York, nell'Ottocento, i peli facciali erano additati come condizione di inferiorità perché erano più evidenti sulle donne di origine ispanica o mediorientale, nonché sulle afroamericane, e quindi, col passare del tempo, hanno contribuito a rafforzare il pregiudizio della supremazia bianca: e te pareva che non ci si infilava anche una buona dose di cultura woke). Ora, ragazze. Tra di noi. Sinceramente. Ma fate sul serio? Cioè, son questi i problemi? L'equiparazione del salario, le sorelle afgane e iraniane, niente? Lotta dura senza paura a chi si depila? A parte che, viva la libertà, uno (una) col corpo suo ci fa quel che vuole e se intende riempirlo di crema depilatoria una volta al mese saran fatti suoi (come son fatti suoi se intende che no), dobbiamo davvero tirarci in ballo ogni follicolo e usarlo come pretesa politica? Non c'è rimasto nient'altro per dire che ci siamo anche noi? Dài, per favore.
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