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Covid, l'inquietante "no" della Cina: ecco che cosa ci stanno nascondendo
Oggi 28-02-26, 03:15
Sei anni fa, di questi tempi, il mondo conosceva il Covid-19. Uffici, scuole, esercizi commerciali e strade vuote: i tempi dei lockdown e della prima conta di ammalati e deceduti. La vita sociale stravolta e tutte le ripercussioni – anche economiche – che questo comportava. L’Italia si apprestava a diventare un’intera zona rossa, che gli abitanti di Codogno e dintorni e di Vo’ Euganeo stavano già sperimentando dal 20 febbraio, con i primi casi di positività al virus SARS-CoV-2 non legati a contatti con persone provenienti dalla Cina, dove tutto ha avuto inizio ufficialmente nel dicembre 2019, con quelle polmoniti anomale che si diffondevano nella metropoli di Wuhan. Tra i dibattiti su quali fossero le più efficaci misure di prevenzione da adottare, l’affermarsi dei nuovi volti noti della televisione – i virologi –, le indicazioni del Comitato tecnico-scientifico che si trasformavano nei decreti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e le critiche di razzismo a Donald Trump perché definiva senza fronzoli il virus «cinese», si diffondeva il dubbio sulla vera origine del Covid, complice la sistematica condivisione di contenuti sui social che raccontavano del famoso laboratorio dell’Istituto di virologia di Wuhan. Storie indicate spesso come bufale, ma rimaste vive nell’immaginario. Una fuga, un rilascio calcolato per scatenare una nuova forma di guerra. Quel che bastava per occupare la mente nei lunghi mesi di chiusura forzata e per provare a dare una risposta alla paura che avanzava. Sei anni dopo, dalle pagine della prestigiosa rivista scientifica Nature, che in quel periodo era più che mai tra le fonti accreditate come valide e sicure sul tema, la risposta al dubbio non è del tutto scartata. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46551610]] «Le origini del Covid: cosa sappiamo e cosa no» è il titolo del saggio pubblicato nel numero del 26 febbraio e firmato da 23 dei 27 membri originari del Scientific Advisory Group for the Origins of Novel Pathogens (SAGO), l’organismo consultivo permanente istituito dall’Organizzazione mondiale della sanità nel luglio 2021 per esaminare le malattie infettive emergenti, incluso il Covid-19. L’articolo è solo una parte del primo bilancio di tre anni e mezzo di lavoro indipendente sull’origine del SARS-CoV-2, racchiuso in un rapporto di 78 pagine consegnato all’Oms nel giugno scorso. Tra le firme compaiono quelle di Marietjie Venter, virologa sudafricana esperta in virus emergenti, Jean-Claude Manuguerra, specialista francese dei rischi infettivi, Stuart D. Blacksell, esperto britannico di malattie infettive, e Christian Drosten, direttore dell’Istituto di virologia della Charité di Berlino. Profili di spessore che precisano come le loro opinioni rappresentino una valutazione scientifica indipendente e non la posizione ufficiale dell’Oms, la cui imparzialità rispetto alle pressioni politiche è stata oggetto di critiche nel corso della pandemia e del ruolo di Pechino al suo interno. Il report, per mettere le cose in chiaro, ritiene che l’ipotesi più probabile di diffusione del virus rimanga quella dello spillover zoonotico – la trasmissione dagli animali all’uomo – e che «il mercato ittico di Huanan a Wuhan ha avuto un ruolo significativo». Il 60% dei primi casi accertati era connesso a frequentatori del mercato, campioni ambientali positivi sono stati ritrovati nei banchi e nelle acque di scarico e la presenza di alcune specie animali come cani procioni, civette delle palme e ratti del bambù avvalora lo scenario. D’altra parte, «resta poco chiaro se il virus abbia infettato per la prima volta gli esseri umani a Huanan oppure se l’evento di spillover sia avvenuto in precedenza». Anche perché nessun animale infetto è stato ufficialmente identificato in Cina dalle autorità interne, per quanto sia ritenuto improbabile che non ve ne siano stati. Viene invece esclusa l’idea che la trasmissione sia stata favorita dalle merci importate: una versione promossa dalla narrazione ufficiale dello Stato cinese, secondo cui il virus sarebbe stato introdotto dai prodotti alimentari surgelati importati, addossandone la responsabilità ad altre nazioni. «Le evidenze scientifiche non supportano questa ipotesi», concludono gli autori dell’articolo in modo chiaro e indiscutibile, che diventa però più sfumato quando approfondiscono un terzo scenario: l’incidente di laboratorio. Torna così centrale l’Istituto di virologia di Wuhan, il primo nella storia cinese con un livello 4 di biosicurezza, fondamentale per lavorare con agenti pericolosi ed esotici che presentano un elevato rischio di trasmissione pervia aerea. Gli autori affermano che, in riferimento a rapporti di intelligence redatti da diversi Stati, come Stati Uniti e Germania, «nessuno fornisce prove concrete di una violazione» delle procedure e che il SARS-CoV-2 abbia iniziato a circolare per un errore di laboratorio, ma resta un velo di perplessità di fronte all’ostruzionismo delle autorità di Pechino. «Gran parte delle informazioni necessarie per valutare questa ipotesi non è stata messa a disposizione dell’Oms o del SAGO», si legge nell’articolo. Le richieste inevase comprendono la visione delle cartelle cliniche del personale, approfondimenti sui controlli di biosicurezza e la possibilità di condurre verifiche sistematiche per controllare se attività e procedure fossero conformi agli standard previsti. Davanti a questo muro di chiusura istituzionale, «non abbiamo trovato evidenze che suggeriscano che un SARS-CoV-2 derivante da manipolazione sperimentale fosse uno scenario più probabile rispetto alla sua emersione attraverso mutazioni naturali o eventi di ricombinazione». Non esistono dunque nemmeno prove di manipolazione deliberata, perché non sono disponibili elementi concreti che la dimostrino. Una questione di probabilità: elevata se si considera il mercato di Wuhan, grazie ai tanti dati raccolti; scarsa o nulla se ci si avvicina all’Istituto di virologia, perché vere informazioni su cui ragionare non sono reperibili. E più il tempo passa, avvertono gli autori, più sarà difficile stabilire come tutto abbia avuto inizio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46552493]]
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