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Elly Schlein, la minoranza Pd la avverte: "M5s? Non beviamoci tutto"
Oggi 06-04-26, 04:43
I riformisti del Pd si fanno sentire. Dopo Lia Quartapelle, che con Libero aveva criticato l’incontro di Giuseppe Conte con Paolo Zampolli, inviato speciale di Donald Trump, ieri anche Filippo Sensi, senatore del Pd, è tornato sulla vicenda, non risparmiando critiche all’alleato. «Non mi sorprende che Conte incontri un emissario di Trump, c’era una chimica già nel governo gialloverde», ha detto il senatore dem in una intervista a Radio Cusano. «Io credo che il M5S respinga di essere un movimento di sinistra, non penso sia credibile un movimento nato con il Vaffa come movimento di centro, quindi non resta che un’altra opzione. Che sia un movimento che ha flirtato con un sovranismo di natura populista, non lo dico io, credo che venga rivendicato dal M5S». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47132380]] I PALETTI Non che questo impedisca un’alleanza. Nessuno la mette in dubbio o la ostacola. Per battere il centrodestra, bisogna unire tutte le forze che stanno all’opposizione. Il punto, però, è come ci stai in questa alleanza. Se concedendo tutto o no. E concedendo cosa. Ancora Sensi: «Sicuramente all’opposizione si deve costruire un’alternativa al governo di destra e si costruirà anche con loro, ma nella chiarezza e non bevendoci tutto». E non basta invocare, come spesso si è sentito in questi giorni, la stesura del programma, come fosse la panacea. «Il programma», ha detto Sensi, «spesso è un librone in cui non si capisce nulla. Il profilo dell’opposizione deve invece essere chiaro su alcuni punti come estero, economia o ambiente. Il compito che abbiamo di fronte è costruire tra forze molto diverse da sinistra a destra una grande coalizione con quadro chiaro. Se poi uno parla con Trump o con il suo emissario, parla con Trump», ha proseguito il senatore. Arrivando, poi, al tema dibattuto in questi giorni, le primarie, ha detto che «sono sicuramente una strada, come è sempre stato nel Pd, ma ora ci sono altri problemi. Dobbiamo fare una proposta agli italiani su come risolvere i tanti problemi che ci sono. Credo sia improbabile che si vada ad elezioni anticipate, penso che Meloni voglia chiudere la legislatura, a meno che non collassi tutto». Le parole di Sensi danno voce a un ragionamento che, a microfoni spenti, in tanti fanno nel Pd. Trasversalmente alle correnti. E che suona suppergiù così: va bene allearsi con il M5S, è giusto e necessario, e ha fatto bene Elly Schlein a farne un obiettivo fondante della sua segreteria, ma non si può farlo cedendo su tutto, dal programma alla leadership. La ricerca “testarda” dell’unità non deve trasformarsi in sudditanza. Tanto più se si è il principale partito della coalizione, mentre l’alleato in questione ha meno della metà dei tuoi consensi. «L’errore è stato non mettere le cose in chiaro all’indomani delle elezioni europee», dice un alto dirigente del Pd, «quando noi avevamo preso il 24% e il M5S meno della metà, il 10%. BiPRESSING Intanto continua, da altri ambienti del Pd, il pressing per evitare le primarie. «Il nostro obiettivo», ha detto Nicola Zingaretti in una intervista al Domani, «è chiaro. L’Italia, con la vittoria del No, ha difeso la Costituzione, e non era scontato. Ora noi abbiamo il dovere di attuarla perché in troppe parti non è realizzata, e questo produce spesso disincanto e delusione. La nostra missione è dare vita a una nuova alleanza, indicare politiche per attuare i principi e valori nei quali gli italiani credono. Occorre una «ricostituzione italiana» per ricreare speranza. A noi sta il compito di chiamare l’Italia a capire come realizzarla, e vincere». Quanto alle primarie ha sostenuto l’ex segretario democratico, ora capo delegazione del Pd al Parlamento europeo, «può andare un'alleanza che condivide un obiettivo e una proposta di governo». Ma quest'alleanza «ancora non c’è, ora occorre un salto di qualità, riscoprire l’empatia e la solidarietà delle opposizioni, che devono unirsi non solo “contro” la destra ma per un’alternativa. Lo spazio c’è ed è immenso. Vogliamo che gli italiani stiano bene, vivano sicuri e abbiano un futuro. La destra lo ha promesso ma ha fallito. Ora tocca a noi avanzare una proposta», ha concluso Zingaretti.
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