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Emanuele Fiano, la retromarcia: "Addio Pd". E invece no...
Oggi 12-04-26, 09:45
Già venerdì, in un post su Facebook, aveva esternato tutta la sua insofferenza. E poi, anche senza arrivare a una rottura definitiva, Emanuele Fiano aveva ammesso, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, di sentirsi a disagio all’interno del Pd per via della deriva antisionista di cui sembra essere preda il partito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione del Pd di Milano di chiedere la sospensione del gemellaggio della città meneghina con Tel Aviv. Poi, ieri, la retronmarcia, con un intervento a L’Attimo Fuggente, programma condotto da Luca Telese e Giuliano Guida Bardi su Giornale Radio: «Resto nel Partito Democratico. Con sofferenza, ma resto». Di certo, però, l’irritazione rimane, anche dopo il ripensamento. Le ragioni, l’ex parlamentare dem, le ha spiegate al Corriere. «Non sono ancora al punto che non tollero più il livello che si è raggiunto nel Pd, ma sento che oggi c’è una distanza tra me e questo partito che non avevo mai sentito prima» ha detto Fiano, che è di religione ebraica, aggiungendo di voler però prima «vedere come finisce questa storia del gemellaggio con Tel Aviv e come va il voto alla Camera sulla legge sull’antisemitismo, quella che al Senato è stata affossata anche da gran parte del Pd». Alla domanda se i vertici del partito l’abbiano chiamato dopo il post, risponde: «Mi ha scritto solo il segretario del Pd milanese Alessandro Capelli». E ha aggiunto che si aspetta una chiamata di Elly Schlein o Stefano Bonaccini. «La troverei opportuna» ha detto, «sarebbe il modo per confermare che il partito è il luogo della discussione». Alla domanda se non lo sia più, Fiano non ha avuto dubbi: Non direi. Vista la situazione internazionale c’è una grande distanza oggi tra il Pd e le comunità ebraiche». Però l’ex deputato non direbbe che «c’è un problema di antisemitismo» all’interno del partito, eppure «non comprendo come mai non si faccia nulla oltre a non ricucire con le comunità ebraiche, in questi due anni e mezzo non hanno neanche mai portato in Italia nessuno dei partiti israeliani che sono pronti al dialogo e non si sono mai sforzati di farli parlare con qualche esponente dell’Autorità Palestinese». Quanto invece al suo intervento a L’Attimo Fuggente, Fiano ha affrontato anche il tema del conflitto in Medio Oriente, spiegando di non condividere l’uso della parola genocidio per quanto accade a Gaza: «Sono contrario: storicamente viene attribuita dopo sentenze di tribunali internazionali e, inoltre, il genocidio implica un progetto esplicito di eliminazione di un popolo. Per quanto sta accadendo a Gaza, che è spaventoso per numeri e modalità, questa certezza non c’è». «Ho fatto più comunicati io contro la volontà di annientamento dei palestinesi in Cisgiordania che il Pd» ha aggiunto Fiano. «In Israele ci sono ministri reazionari, suprematisti, razzisti, penso a Ben Gvir e Smotrich, che hanno dichiarato di voler mandare via i palestinesi dai territori occupati» ha sottolineato l’ex deputato, aggiungendo di ritenere «che ci siano crimini di guerra e crimini contro l’umanità e, in Cisgiordania, una situazione che si può definire anche di apartheid. Mala realtà è complessa e bisogna lavorare per il dialogo e per la soluzione dei due popoli e due Stati».
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