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Sinner-Alcaraz, le clamorose indiscrezioni prima della finale a Montecarlo
Oggi 12-04-26, 11:20
E alla fine è arrivata. La prima finale tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, quella che tutti aspettavano, trova il suo palcoscenico naturale al Country Club di Monte Carlo, sotto gli occhi del Principe Alberto, in una cornice che ha già qualcosa di nobile prima ancora di cominciare. In palio c’è il primo titolo Masters 1000 sulla terra della stagione, ma soprattutto la vetta del ranking mondiale: il presente e il futuro che si incontrano, il reggente e l’aspirante tale, una rivalità che ha già il sapore delle grandi storie, una sorta di Guerra delle due Rose, se non fosse che si tratta di tennis. Quella di oggi sarà quindi il primo scontro diretto del 2026 (il match avrà inizio alle ore 15 e sarà visibile su Sky e in chiaro su TV8) tra i due giocatori che stanno monopolizzando le gerarchie del circuito, è la verifica più attesa dopo mesi di dominio alternato, è la risposta che tutti cercano su una superficie che può cambiare equilibri e prospettive soprattutto in vista di ciò che è e di ciò che sarà ovvero Roma e Parigi. «È importante per me avere un primo feedback con Carlos giocando su questa superficie», ha detto Sinner, come a chiarire, qualora ci fosse realmente bisogno, l’importanza del match. Il percorso dell’azzurro verso l’ultimo atto è stato ancora una volta lineare, quasi disarmante. La semifinale con Alexander Zverev è durata un’ora e 22 minuti e ha raccontato una superiorità netta, costruita fin dall’avvio e mai realmente messa in discussione. L’8-0 nei confronti diretti e la quarta semifinale consecutiva vinta con il tedesco a livello Masters 1000, da Parigi a Monte Carlo, con in mezzo Indian Wells e Miami, sono numeri che spiegano molto, ma non tutto. Perché dentro quel 6-1 6-4 c’è soprattutto la capacità di Sinner di imporre ritmo e direzione, di togliere tempo all’avversario, di rendere semplice ciò che semplice non è. «Prima dei match non sai mai cosa aspettarti, ma ho iniziato molto bene e questo cambia tutto», ha spiegato. E poi ancora: «Ho seguito il piano tattico, ho giocato come volevo». Dietro questa versione sempre più completa c’è un lavoro continuo, che lo ha portato a migliorare colpi che prima non gli appartenevano, come le smorzate e ammette: «Sì, ogni tanto guardo anche i video di Carlos...». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47230677]] Monte Carlo, poi, è casa: «Dormo nel mio letto, faccio colazione a casa mia», dettagli sì, ma che fanno la differenza. Dall’altra parte ci sarà però un Alcaraz altrettanto consapevole. Lo spagnolo sa di muoversi su un terreno che gli appartiene di più, ma senza rifugiarsi nell’etichetta: «Sulla terra mi sento più naturale, più a mio agio, per il mio stile di gioco», ha ammesso, salvo poi mettere subito in chiaro il punto: «Questo non significa che lui giochi male qui, anzi il livello che sta esprimendo è altissimo». Non c’è spazio per favoriti, almeno nella sua lettura: «Con di lui non c’è mai un favorito, dipende da chi gioca meglio quel giorno». È rispetto, ma anche consapevolezza di una rivalità che alza tutto: «Ogni volta che giochiamo l’uno contro l’altro alziamo il livello al massimo». E ancora, uno sguardo più ampio su un dominio che si divide in due: «La nostra continuità è incredibile, ma non siamo supereroi. E ogni sconfitta ci serve per tornare migliori». Così tutto torna a quel punto: uno di fronte all’altro, con un titolo e un trono in palio. Si sfideranno per la 18esima volta, 11-6 i testa a testa in favore dello spagnolo con Monte Carlo che si prepara, il mare sullo sfondo e quella sensazione da grande evento che qui si respira. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47229487]]
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