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Famiglia nel bosco, "adozione": rumors sulla mossa estrema delle toghe
Oggi 10-03-26, 02:57
Due scenari, uno indicibile e uno un po’ meno. Il secondo ha il suo perno in papà Nathan Trevallion perché sì, anche a lui, a fine novembre, il tribunale dei minori ha sospeso la potestà genitoriale, però adesso i servizi sociali abruzzesi lo giudicano positivamente, anzi dicono che i colloqui coi suoi figli sono da implementare dato che, a differenza di Catherine Birmingham, è conciliante e ragionevole: e allora, forse, nel mezzo ci potrebbe essere l’ipotesi di un affidamento esclusivo nei suoi confronti. Non che questa via sia priva d’intoppi: primo, Nathan e Catherine condividono tutto quanto, tanto per cominciare gli spazi abitativi (sarebbe un po’ ridicolo pensare che i tre bimbi di otto e sette anni possano stare con lui senza che stiano anche con lei); secondo, a queste condizioni dad Nat potrebbe pensare di trasferirsi altrove, cioè lontano dall’Italia (ma anche questa strada è poco percorribile: non ha mai paventato l’idea); terzo, ora, per come la situazione è in stallo e non accenna a sbloccarsi, senza che si intervenga in un modo o nell’altro, questo spostamento all’estero non è fattibile (considerato che i figli sono ospiti di una struttura protetta). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46699961]] Vero è che Nathan ha da tempo ammesso di volersi uniformare ai dettami della legge italiana, ha dato mandato a uno studio di architettura per il rifacimento del casolare di Palmoli e si sta mostrando incline a trovare una mediazione. L’altro quadro è invece assai più preoccupante.«Con questa ordinanza shock, abbiamo imboccato a mio parere una strada sbagliata. Non è un caso che l’indignazione e lo sconcerto siano pressochè unanimi. Dobbiamo allora avere il coraggio di dirlo: procedure così dure hanno il senso di imboccare la strada dell’adozione». A dire la parola che nessuno voleva pronunciare è il perito di parte dei Birmingham-Trevallion, lo psichiatra Tonino Cantelmi: «Il buon senso avrebbe fatto pensare che questa famiglia dovesse essere riunificata e sottoposta a un monitoraggio di un’équipe sociosanitaria della Asl, affidata a professionisti competenti», spiega, invece «viene emanato un provvedimento che caccia anche la madre dalla vita dei bambini sostenendo che sia pericolosa. Questo è sconvolgente perché non sono genitori maltrattanti o abusanti. La scena della cacciata di Catherine dalla comunità di Vasto che sarà scolpita come trauma indelebile nella mente di questi bimbi è il punto più basso». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46709616]]
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